L’incompetenza si manifesta con l’uso di troppe parole

20130519-232022.jpgOsservando quel che sta accadendo in città, sul piano politico, vien proprio da esclamare: E CHE MINCHIA! Bene, ora che i partiti hanno depositato le liste e i nomi degli aspiranti sindaco, degli aspiranti consiglieri comunali e degli aspiranti presidenti di Circoscrizione sono stati portati a conoscenza di tutti noi, quattro righe di commento è proprio il caso di spenderle.

Partiamo da alcune curiose situazioni riguardanti l’area di centrodestra.

Sergio Indelicato e il suo Movimento Autonomisti per Messina: che giudizio si può dare su una persona che lancia, con largo anticipo rispetto a tutti gli altri, la propria campagna elettorale alla carica di sindaco, citando la celebra frase di Ezra Pound: “Se un uomo non è disposto a rischiare nulla per le proprie idee, o non vale niente lui o non valgono niente le sue idee”, salvo poi ritirarsi senza dare adeguate spiegazioni agli elettori? La scelta di Indelicato si può valutare con un’altra frase dello scrittore americano: “L’incompetenza si manifesta con l’uso di troppe parole”. Bocciato.

Un altro protagonista che ha giocato d’anticipo è stato l’ex assessore comunale Pippo Isgrò, il quale dalla candidatura al più alto scranno di Palazza Zanca, senza colpo ferire, è passato a una più mesta candidatura al Consiglio comunale… chiaramente non si è trattato di un passo indietro, come si può minimamente pensare a una cosa del genere? Tutto è stato fatto, ovviamente, per il bene di Messina e dei Messinesi! Lacrime di coccodrillo.

Un’altra stranezza riguarda il candidato ufficiale del Pdl alla carica di sindaco, l’on. Vincenzo Garofalo. L’on. pidiellino è persona seria, onesta e capace che ha sempre ben amministrato gli enti dove ha ricoperto incarichi presidenziali, ma riguardo a tale candidatura il pensiero va a quei tanti elettori che alle ultime elezioni nazionali hanno votato Pdl proprio per avere Garofalo alla Camera e invece rischiano di ritrovarsi un onorevole che a Roma rappresenterà un’altra provincia diversa da quella di Messina. Ma in casa Pdl non avevano candidati altrettanto credibili? Presa in giro.

Passando dal centrodestra al centrosinistra le cose non è che siano tutte rose e fiori.

Partiamo dalle primarie: qualcuno non aveva detto che erano uno strumento inadeguato per selezionare le candidature? Voce nel deserto confermata dagli esiti elettorali. Chi ha usato le primarie come vetrina personale, rimanendo deluso dal dato elettorale non ha trovato niente di meglio da fare che scagliarsi, lancia in resta, contro tutto e tutti. Così i renziani, da propositi di cambiamento, rinnovamento, rottamazione della vecchia politica, sono passati a mendicare favori che potessero garantire loro rendite di posizione. Anche in questo caso: che credibilità può avere chi si candida a sindaco e poi tenta di barattare qualche presidenza di circoscrizione? Autorottamati.

Discorso simile ai renziani riguarda la neonata lista “La Farfalla”. Anche in questo caso la sensazione è che spesso le parole vengano usate senza avere la minima consapevolezza. Non ci si può infatti ritenere democratici a corrente alternata! Democratici o lo si è sempre, anche quando si perde, oppure non lo si è mai: tertium non datur. Il balletto degli ultimi giorni poi, tutto incentrato sul raccattare qualche poltrona assessoriale, è davvero qualcosa di deprimente stucchevolezza. Voi che avete richiamato un così bel soggetto per la vostra lista sappiate che le farfalle volano alto, mentre qui pare che si strisci peggio dei vermi. Farfalloni.

Concludendo è il caso che ognuno di noi si chieda: in tutto questo movimento di continue rivendicazioni ci sarà qualcuno che, alla fine, si occuperà dei problemi di Messina e dei Messinesi i quali si ritrovano stretti nella morsa di un combinato disposto fatto di recessione e dissesto finanziario?

I giovani turchi e la matematica

Ho letto Orfini, ma qualcosa non mi torna. Purtroppo per il giovane turco la matematica non è un’opinione. Infatti supponendo di avere 3 gruppi da 25 e 1 gruppo da 10 e volendo costituire un gruppo da 50, con un gruppo da 25 che non vuole assolutamente raggiungere nessun tipo di accordo, quale operazione bisogna dobbiamo compiere? In terza elementare avrebbero già risolto, mentre per Orfini e per quelli come lui sembra trattarsi di un problema di difficile soluzione!

Il Gianpippo Fini che c’è in Renzi

Allora diciamlo chiaramente: Renzi somiglia molto a Gianpippo Fini, entrambi non sanno tenere a bada l’ambizione per la conquista di un posto al sole. Il primo sta portando al macero un intero partito, il secondo non solo ha distrutto un considerevole pacchetto di voti (quelli di An), addirittura si è autodisintegrato. Ora, Rodotà o Prodi poco cambia per il Pd: nel primo caso soccomberà al M5S, nel secondo la rimonta del Pdl sarà inarrestabile. Con o senza Renzi candidato alla premiership.

Negare tutto per andare contro la realtà

Non si può dire che G. K. Chesterton non avesse ragione quando osservava che “tutto sarà negato. Tutto diventerà un credo. Negare le pietre della strada sarà una posizione ragionevole; diventerà un dogma religioso riaffermarle. Il fiume d’inchiostro sgorgato dalle penne dai professionisti dell’informazione che hanno commentato i risultati delle primarie del centrosinistra messinese dimostra come lo scrittore inglese avesse visto giusto già nel secolo scorso.

Il pensiero unico del giornalista collettivo non ha lasciato spazio a dubbi o incertezze: il risultato delle primarie è da considerarsi figlio dei desideri dell’apparato, lasciando intendere con tale espressione, tanto in voga negli ultimi tempi, il fatto che dietro la vittoria di Felice Calabrò vi sia la solita longa manus del solito e irredimibile Francantonio Genovese. Unica variante al tema, dovuta per forza di cose, è il presunto “comparaggio” di D’Alia. Questa è dunque la verità del giornalista collettivo e guai a permettersi la pur minima obiezione, il credo dev’essere solo uno: negare tutto e andare contro l’evidenza dei fatti. Non importa poi che il post-primarie sia tutto un Continua a leggere →

Ingroia e la rivoluzione (in)civile di Crocetta

In un paese civile e veramente democratico saremmo già dovuti scattare dalle sedie e scendere in piazza a protestare, invece, trovandoci in Italia, continuiamo tranquillamente a scaldare le sedie dei nostri uffici e portiamo avanti la nostra personale rivoluzione a colpi di “Like” su Facebook.

Su giornali e televisioni, ma anche attraverso fiumi d’inchiostro stampato su fogli rilegati in libri dagli sfruculianti titoli, continuamente ci viene detto che bisogna farla finita con la “casta” e con il vecchio modo di fare e concepire la politica; ci viene continuamente ripetuto che oggi, se veramente vogliamo riprenderci dalla crisi e dal declino che ammorba il nostro Paese, c’è bisogno di aria nuova, c’è bisogno di giovani che non vogliono avere più niente a che fare con giochetti di poteri, con le parentopoli, con i trombati della politica che vengono sistemati nelle miriadi di posti di sottogoverno che la politica crea, garantisce e gestisce appositamente per perpetrar se stessa all’infinito. E più tutti costoro seguitano a ripeterci queste belle cose, più siamo pervasi dalla sensazione che, in fin dei conti, ad essi ciò che veramente interessa è soltanto garantirsi un posto all’interno di quel sistema che, a parole, dicono di voler combattere.

Prendiamo il caso di “Sarino Sparaminchiate” Crocetta (mai appellativo fu più azzeccato di quello coniato da Fabio Mazzeo!), il quale Continua a leggere →

Anche i grillini tengono famiglia

Un bell’osso e un buon bicchiere
di vino non si negano a nessuno

Grillo e il M5S dimostrano, giorno dopo giorno, di essere la più grande bufala della storia politica della Repubblica Italiana. Chi, alle ultime elezioni, ha scelto di votare il M5S spesso l’ha fatto inconsapevolmente e sull’onda della protesta anticasta, ma anche la più giusta delle proteste se non viene espressa in modo intelligente e rimane fine a se stessa finisce per produrre più disastri che benefici.

Mettiamo allora da parte per un attimo il “caso Parma” e l’incapacità amministrativa di Pizzarotti, e mettiamo da parte pure l’assoluta inadeguatezza mostrata dai grillini rispetto alle vicende politiche nazionali e concentriamoci su quello che sciaguratamente è stato definito “Modello Sicilia”: di cosa ci rendiamo conto? Continua a leggere →

La crisi cipriota

di Patrizio Ricci

anteprimaCome sempre l’Europa non risolve ma chiede il conto. Ma l’appello del Papa a custodire “l’altro”? Durante la messa d’inizio pontificato Papa Francesco aveva chiesto a “tutti coloro che occupano ruoli di responsabilità in ambito economico, politico o sociale” di svolgere il proprio incarico come “custodi dell’altro” e di concepire il potere come servizio. Ma al di là del generale compiacimento verso il nuovo Pontefice, già l’indomani la circostanza della crisi cipriota ha fatto emergere quale sia la mentalità prevalente di chi tira le sorti europee: la troika europea ha lasciato prima incancrenire la situazione dell’isola e poi è passata a batter cassa, riversando come sempre sul popolo tutte le responsabilità, anche le proprie.

Di conseguenza il dibattito dei giorni seguenti è stato egoistico, teso come sempre a infondere paura per far passare poi con più facilità gli interventi ‘emergenziali’ imposti. Anche i media nazionali si sono concentrati solo sul rischio “contagio” sul resto di Europa, senza fare lo sforzo di una comprensione più approfondita della realtà concreta dell’isola, intrecciata strettamente con la storia greca. Sarebbe bene invece che si rispolverasse un po’ di storia recente: se si parla di Cipro, necessariamente non si può dimenticare che si tratta di un paese in stato di occupazione militare permanente da più di 40 anni. Quando nel 1974 Cipro è stata occupata militarmente dalla Turchia, il suo territorio è stato letteralmente depredato dei suoi patrimoni artistici e religiosi e da allora ha perso la sovranità di metà del suo territorio; la popolazione che abitava a nord dell’isola è stata cacciata di casa e deportata a sud, perdendo così ogni avere.

L’economia ha risentito tantissimo della perdita del 56% delle coste, della maggior parte delle infrastrutture alberghiere e naturalmente dei proventi delle attività commerciali ed agricole. Si tratta di un’occupazione illegale, tant’è che la nuova entità a nord (la Repubblica turca di Cipro) è riconosciuta solo dalla Turchia. Non c’è da stupirsi allora della situazione attuale, amplificata dall’ingresso nell’euro. Da allora il governo di Nicosia è in una situazione di perenne tensione con il governo di Ankara. Aveva sperato che con l’entrata in Europa si aprisse uno spiraglio, che ci fosse una mediazione, ma nulla è stato fatto di concreto finora.

Per assegnare le giuste responsabilità alle parti e dare un giudizio corretto, bisogna essere a conoscenza di un’ulteriore vicenda: 10 mesi orsono Cipro ha chiesto alla BCE un prestito di 4 miliardi di euro che non è stato concesso. Successivamente il ‘problema’ è degenerato e la richiesta è diventata di 17 miliardi di euro: se l’intervento fosse stato attuato prima, non ci si troverebbe nella situazione attuale. Inusitatamente Bruxelles ha posto come condizione alla concessione del credito la copertura immediata e autonoma del debito per ben 10 miliardi di euro. Il sistema? La confisca forzosa del 6-7% sui conti correnti anche per i depositi sotto la soglia dei 100.000 euro (ma oggi giunge la notizia che il prelievo forzoso sarà limitato ai soli depositi superiori ai 100.000 euro) . La richiesta è doppiamente insolita: in primo luogo perché la BCE ha sempre garantito i depositi e in secondo luogo perché il 40% di questi depositi (pari a 20-25 miliardi di euro) è di proprietà di magnati russi, che il governo di Nicosia è riuscito ad attrarre grazie ad un sistema di blandi controlli fiscali e di forti agevolazioni bancarie.

La Russia è un altro attore la cui valenza nella vicenda non è del tutto chiara, ma è palese che ci sia anche un problema politico: i diritti di estrazione dei giacimenti di gas trovati in prossimità delle coste cipriote sono contesi da società europee e russe. E’ innegabile che ci siano interessi contrastanti. E’ certo che allontanare gli interessi russi da Cipro per poi svendere le attività energetiche dell’isola a prezzi stracciati farebbe comodo agli speculatori.

E’ indiscutibile che la vicenda avrà come conseguenza la fuga di ingenti capitali dall’isola e forse il default, ma c’è da scommettere che prima succederà qualcosa e che ciò a cui stiamo assistendo è solo una prova di forza: Bruxelles sapeva che il topolino sarebbe tornato sui suoi passi. Infatti, dopo un primo rifiuto, il 21 marzo il presidente di Cipro Nicos Anastasiades ha presentato in Parlamento un piano che prevede l’intervento dei fondi pensione e della previdenza sociale. In alternativa si ricorrerà a una più equa tassazione sui depositi bancari, articolata su tre differenti scaglioni impositivi e su un’imposta ‘una tantum’. Tradotto, i ciprioti se la dovranno vedere da soli. La Bce, e in primis la Germania, a corto di fiducia politica dai propri lettori (di cui 700.000 cittadini turchi), sono irremovibili: i prestiti non saranno concessi se non ci sarà un voto positivo del Parlamento entro lunedì prossimo.

E’ una questione intricata, ma è evidente che sullo sfondo il problema è politico e non economico: è certo che all’Europa nuocerà più la sua linea intransigente che la concessione totale del prestito; l’intero Pil cipriota rappresenta solo lo 0,2% di quello dell’intera eurozona. Un atteggiamento più amichevole non avrebbe certo fatto danni ai paesi europei. Altrove si è assunto ben altro atteggiamento: la BCE ha prestato finora agli istituti di credito europei (privati) centinaia di miliardi di euro e continua a farlo per cifre ben più alte. La considerazione che possiamo trarre da questa vicenda è quasi ovvia: è mai possibile che per le banche si trovi sempre una soluzione mentre per il bene e la dignità dell’“altro”, della gente, non la si trovi mai? E’ mai possibile che si accetti di mandare la gente comune in rovina, fino a ridurla dall’oggi al domani a non avere più il necessario per vivere, solo per meccanismi decisionali che non funzionano?

Editoriale di SamizdatOnLine

Battiato, Zichichi e il “Modello Sicilia”

Battiato, Crocetta e Zichichi

Le vicende Battiato e Zichichi dimostrano che il “Modello Sicilia” più che un modello reale e concreto sai un modello virtuale e immaginario. E’ probabile che proprio tale caratteristica di aleatorietà spinga Crocetta a evocarlo come modello ogni qualvolta ci sia da evidenziare la possibile convivenza politica tra il Pd e il M5S. Se, però, il buongiorno si vede dal mattino, il “Modello Sicilia” non lascia presagire nulla di buono nel caso in cui, dopo le consultazioni, Bersani dovesse decidere di replicarlo a livello nazionale. In tal senso, infatti, non si può non sottolineare come il rimpasto della giunta di governo siciliana avvenga a poco più di cinque mesi dalle elezioni regionali.

Quello siciliano, dunque, è un modello di governo basato più su annunci e proclami che su provvedimenti che tentino di affrontare e risolvere i problemi della gente. Così, se da un lato con la inutile nomina ad assessori di Battiato e Zichichi si è voluto buttare fumo negli occhi dei siciliani, con provvedimenti tipo la trasformazione delle provincie in consorzi, o il posticipo delle elezioni amministrative a giugno, per consentire l’approvazione della nuova legge elettorale che obbliga alla parità di genere nelle preferenze, il rischio è che si operi una forte riduzione della democrazia a favore di un populismo di stampo demagogico che non vede di buon occhio la libertà dei cittadini.

Battiato qualche tempo fa cantava: “Povera patria! Schiacciata dagli abusi del potere di gente infame, che non sa cos’è il pudore, si credono potenti e gli va bene quello che fanno; e tutto gli appartiene. Tra i governanti, quanti perfetti e inutili buffoni!”: ecco, dopo cinque anni di governo Crocetta, cantando Battiato, vorremmo evitare di dover sostituire al nome di “patria” quello di “Sicilia”.

L’IMPRESENTABILE E NON UMANA EVELINA BLEDANS

Evelina Bledans e il figlio down. "Russi, non lasciate questi bimbi"E’ probabile che Evelina Bledans sia una di quelle che Lucia Annunziata non esiterebbe a considerare “impresentabile” o che tipi come Battiato catalogano tra gli esseri privi d’umanità. Leggendo su Repubblica la notizia che ha per protagonista una bella attrice russa, in tal senso, ogni dubbio è fugato e infatti ecco cosa scrivono: “Pur essendo laureata all’accademia d’arte drammatica sovietica, Evelina Visvalvodna Bledans non è infatti quella che si dice un’attrice impegnata. Per anni ha giocato sul suo corpo perfetto e anche su quel suo cognome di origine lettone che, pronunciato in russo, suona come una parola molto volgare per definire una prostituta. I suoi 41 film, nessuno dei quali memorabili, sono famosi soprattutto per le scene di sesso e di nudo. Le sue trasmissioni televisive, seguitissime soprattutto dal pubblico maschile, si chiamano “Love”, oppure “La rivoluzione sessuale di Evelina”. Insomma, per Repubblica se non sei Luciana Littizzetto o Valeria Golino o Serena Dandini guai a pensare minimamente di definirti attrice, al limite puoi essere alla stregua di una cabarettista dei bassifondi catto-social-fascisti.

Comunque sia, a prescindere dal giudizio di Repubblica, Evelina ha compiuto un gesto che le tre attrici sopracitate, in nome del progresso e dell’autoderminazione delle donne, forse, mai e poi mai avrebbero compiuto. Evelina, infatti, dopo aver scoperto di essere incinta di un figlio down, non solo non ha voluto abortire, addirittura è andata contro la barbara usanza russa secondo la quale i genitori possono affidare senza dare spiegazioni i bambini affetti da menomazioni di qualunque genere alle speciali “Case dei bambini” di Stato, strutture statali che, a detta degli stessi enti governativi che le gestiscono sono dei fetidi, poco attrezzati e fatiscenti luoghi.

Ora, sarà pure che Evelina non è la quintessenza della castità (e scagli la prima pietra chi è senza peccato!), ma ha dato alla luce il suo piccolo e di lui oggi dice: “Semen è una persona. Sente il mio affetto e me lo restituisce. Non solo non mi vergogno di lui ma mi vanto di avere un figlio speciale“. Cara Evelina, forse non sarai quella che può definirsi “presentabile”, ma a noi del “cattiverio sociale” (e “impresentabili” come e più di te!) ci fai tanta tanta simpatia. E quando andrai a Roma a “La locanda dei girasoli” (che in questo momento ha pure bisogno di tanto aiuto) facci un fischio che magari ti raggiungiamo: a noi di essere impresentabili importa poco!

Ecco cosa si sono detti Napolitano e Bersani durante la consultazione

Come promesso, pubblichiamo la discussione tra Bersani e Napolitano resa necessaria dall’obbligo di consultazione di tutti i leaders politici da parte del Presidente.

Marra: Presidente è arrivata la delegazione del Pd.
N.: C’è pure lui?
M.: Ahimè!
N.: C’hanno parlato D’Alema e Grasso?
M.: Sì, sì… ma siamo alle solite.
N.: Capisco, se mi tocca questo amaro calice… per cortesia, prima di farlo entrare mi chiami il giovane turco che l’accompagna?

M.: Presidente, ecco il dott. Speranza.
N.: Speranza, magari ci fosse un barlume di speranza! Prego s’accomodi.
S.: Presidente, buonasera.
N.: Quando c’è di mezzo Pierlu altro che buonasera! (pausa) Mi dica: glielo hanno detto?
S.: Sì.
N.: E come l’ha presa!
S.: Presidente, semplicemente non l’ha presa! Ormai ripete solo poche noiose frasi.
N.: Quindi è ancora convinto d’aver vinto le elezioni?
S.: Praticamente.
N.: Che razza di situazione! Ma mi dica, se lo faccio entrare posso stare tranquillo?
S.: Direi di sì presidente, è sotto sedativi… noi comunque non lo lasciamo solo un attimo. Mi raccomando però non lo contraddica, per carità!!!
N.: Bene, allora fatelo entrare. Mi raccomando Marra lei stia accanto a me, non vorrei che in un momento di… mi capisce, no!?!
M.: Presidente non si preoccupi le starò attaccato al fianco

Chi ha partecipato al colloquio riferisce che nel momento in cui Bersani ha messo piede nell’ufficio presidenziale, Napolitano senza farsi notare, sottovoce, in direzione di Marra, ha detto: “Guardi, guardi… ha il solito ghigno con lo sguardo perso nel vuoto. Mette paura con quella faccia lì!

B.: Oè Giorgio, oggi per noi compagni è grande giorno: finalmente metteremo su un governo che ce lo ricorderemo!
N.: Si… ehm… ehm… come stai?
B.: Come vuoi che stia, sono preso da mille faccende… non posso mica star con le mani in mano: devo dare un governo al Paese io.
N.: Certo, certo… accomodati. (sottovoce) Marra, lei mi stia vicino!
B.: Oè presidente, che smacchiata che gli abbiam dato al giaguaro eh…???
N.: Eccolo che ricomincia!
B.: Come dice presidente?
N.: No, niente… dimmi allora che intenzioni hai per la formazione del governo?
B.: Oè Giorgio, non schersiam… con la smacchiata che abbiam dato al giaguaro… noi non siam mica gente che sta a guardarsi i pollici mentre fuori la gente tira il carretto a quattro ruote!
N.: Marra mi stia accanto non si muova!
B.: Il diavolo farà le pentole, ma fa pure i coperchi e io voglio fare un coperchio. Dentro la pentola ci metto otto ingredienti e poi li copro col coperchio 5 stelle.
N.: Però vedi Pierlu volevo dirti…
B.: Oè non pensarai mica che me ne torno a Bettola a gestire il distributore di famiglia.
N.: No, no, no… non mi permetterei mai… Marra che faccio!… Allora quel è il tuo piano Pierlu?
B.: Vacca ragassi, ma sarem mica qui a fare sali e scendi dalle scale… non ho mica piani B e neanche piani A… sì, dai qualche scala potrei avercela ma siam mica qui a giocare a poker?
N.: Certo, già… è vero non hai mai avuto piani tu!

Napolitano, di sottocchio, chiede conferma al giovane al giovane turco se può troncare il dialogo. Il giovane gli fa cenno di sì.

N.: Bene Pierlu sei stato chiarissimo… più chiaro di così non potevi essere. Ora stai tranquillo, ci penso tutta notte e domani ci risentiamo. Vabbuò?
B.: Oè Giorgio, non facciam mica schersi da preti… eh… perché qui non stiam mica a metterci il perizoma col filo spinato!?
N.: Va bene, va bene… ora vai perché ho da fare. Ci sentiamo domani!!! Statt accuort Pierlu!

Appena Bersani e i suoi sono usciti dall’ufficio presidenziale pare, ma la fonte di cui sopra non conferma, che Napolitano abbia sbottato: Mamma mia, chillu è nu pazz’ veru, ma chi cazz’… cci l’aggia ditt nu sacc e voti: Pierlu, statt’accuort ca politica nun è ruobba pè te… ma chillu nenti. E ora che minchia e minchia mi tuocc dagli l’incarico… che minchia e figura i merd cci facc’io ca Merkèl, Obama, e tutt l’atri?

M.: Presidente, Bersani sta relazionando i giornalisti sulla consultazione. Ha appena risposto a una domanda affermando di non avere né un piano B, né un piano A!
N.: Noooo!!! L’aggia ditt pure in conferenza stampa!?!… e chi cazz’ ci vulim cchiù aspittà i nu pazz commu a chill!?!

Questa l’amara conclusione del presidente Napolitano seguita allo sproloquio di Pierlu.

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