Silvio imiti Sharon

In questi giorni stiamo assistendo ad un interessante dibattito attorno al futuro di Forza Italia e del suo leader. E’ indubbio che la CDL stia vivendo una fase di stallo politico dalla quale, per il bene del Paese, è meglio che ne esca al più presto come lo stesso Sergio Romano ha riconosciuto dalle colonne del Corriere della Sera recentemente. Da elettore di centrodestra mi sento chiamato in causa e nell’articolo allegato ho ritenuto opportuno dare un contributo al dibattito facendo anche delle proposte che sottopongo all’attenzione dei lettori.

Domenica scorsa, in un articolo dedicato allo stallo politico dello schieramento di centrodestra, Paolo Guzzanti ha scritto che “il presidente di Forza Italia deve rendersi conto che ha inventato il partito, ha inventato il nome e il logo, le bandiere e l’inno, ha inventato uno stile vincente (quando vince), ma non ha inventato il suo elettorato che, come notava Baget Bozzo, non è di centro e non è di destra e dunque non è di centrodestra. Le riflessioni di Guzzanti hanno avviato una sorta di dibattito circa il futuro della CDL, e di Forza Italia in particolare, che muove da una semplice constatazione: a differenza di aprile quando “in casa CDL si era tutt’altro che disperati” nonostante la sconfitta,  oggi, qualche mese dopo quella fatidica data che segnò il passaggio al governo dell’Unione con un misero scarto di voti, negli elettori del centrodestra si registra lo stesso malumore che ha indotto il senatore Guzzanti a scrivere sul Giornale l’articolo su Silvio Berlusconi, Forza Italia e su come vorrebbe che fosse il partito nell’immediato futuro. La sensazione è che il patrimonio di voti che gli italiani hanno orientato verso la CDL si stia progressivamente disperdendo; tra gli elettori moderati sembra regnare sovrano lo sconforto, la rassegnazione, la confusione e il peggio è che all’orizzonte non si intravede nemmeno un segnale, che sia uno, che lasci presagire ad un’inversione di tendenza. I leaders della CDL, impegnati come sono sul fronte della ridefinizione della leadership (ma veramente credono che questo sia il problema che più assilla gli italiani?), sembrano non accorgersi che giorno dopo giorno la nostra libertà e il nostro benessere vengono scientemente minacciati e ridotti da un governo che, pur essendo diviso su tutte le questioni che gli competono, si presenta estremamente determinato nel mantenere il potere ad ogni costo. Così mentre da un lato, quello sinistro, siamo in presenza di professionisti che la politica sanno cos’è e sanno come gestirla, sul lato destro siamo in presenza di un affollamento di teorici della leadership che si arrovellano nell’amletico dilemma del “come vorrei che fosse lo schieramento politico in cui milito ed ecco invece com’è”.

Le cause che hanno condotto a così tanto sfacelo sono numerose e non è il caso di elencarle una per una. E’ innegabile però che il centrodestra la più cocente sconfitta l’abbia registrata sul piano culturale, muovendo da questa osservazione forse è possibile una seria e costruttiva analisi, considerato anche che “il liberalismo del governo di centrodestra si è fermato alla prima fase. Non volendo utilizzare metodi ampiamente sperimentati nella storia d’Italia di cooptazione e coercizione culturale, e neppure applicando un serio spoil system, il centrodestra ha finito per premiare uomini della vecchia nomenklatura: i soliti scrittori, i soliti registi, i soliti cantanti, i soliti artisti, dimostrandosi molto liberale nella scelta dei dirigenti e degli operatori, ma illiberale nei risultati, perché in definitiva, dopo cinque anni di governo, le politiche culturali sono rimaste saldamente nelle mani della sinistra, con esiti nefasti in termini di libertà e consenso. La delusione deriva da questi risultati: non perché non si è riusciti a sostituire in toto la vecchia classe dirigente, ma perché accanto ad essa non è stato possibile crearne una nuova”.

Emblema di tale fallimento può considerarsi, a tutti gli effetti, il caso Socci e della sua Excalibur. Nel momento in cui andava difeso con forza, e andava fatto non per il blasone ma per lo spazio di autentica libertà che rappresentava all’interno di una Rai drammaticamente militarizzata e lottizzata, è stato mollato a se stesso precludendo di fatto, e forse per sempre, al “cattiverio” di poter gestire almeno l’ora esatta. Dinnanzi a tale disfacimento, che fare allora? La formuletta magica nessuno ce l’ha a portata di mano, ma qualche idea si può tentare di abbozzarla. Innanzitutto è necessario un ritorno alla politica, quella seria. Magari con l’aiuto della piazza come auspica Guzzanti, ma ritornare a proporre un’alternativa politica seria e credibile a questo governo è il minimo che la CDL ha il dovere di fare, a meno che non ci si voglia condannare ad un ventennio d’opposizione. Successivamente seguendo l’esempio dello sfortunato Sharon in Israele, il cavaliere dovrebbe azzerare i vertici del partito, dichiarare conclusa l’esperienza di Forza Italia e subito dopo dar vita ad un nuovo soggetto politico in grado di tradurre in azione politica le istanze di libertà, di democrazia e di progresso che provengono dal popolo dei moderati in tutte le sue sfaccettature. Un nuovo partito, dunque, con una nuova classe dirigente eletta democraticamente dai congressi e del quale Berlusconi rivestirebbe il ruolo di padre spirituale, secondo anche quanto auspicato da Giuliano Ferrara nel fondo del Foglio di lunedì scorso.

I mezzi e le persone per compiere una simile operazione ci sono, basta solo un po’ di voglia e un po’ di buona volontà.

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