Sul conflitto d’interessi basta ipocrisie

Ieri la vicenda Telecom si è arricchita di un ulteriore importante tassello. Dopo l’ennesimo cambio di fronte il premier è stato convinto dai suoi stessi alleati a recarsi in Parlamento e a riferire in merito a quanto accaduto in questi giorni. Si tratta, come si può ben comprendere, di un’apertura inattesa che rende bene l’idea di come in seno all’Unione non tiri per niente una buona aria. Una situazione questa che si è ulteriormente aggravata a seguito della sconfitta che sempre ieri la maggioranza ha subito in Senato. Il centrosinistra è in fibrillazione, quindi, ed è inutile negare che la grottesca gestione del potere operata dal presidente del Consiglio e dal suo staff di fedelissimi qualche interrogativo lo pongono. Interrogativi che si fanno più stringenti se si pensa che Romano Prodi e il suo consulente economico dimissionario, Angelo Rovati, oltre ad essere grandi amici nella vita sono anche un’affiatata coppia in affari.

Nell’inchiesta realizzata da Gianluigi Nuzzi, per conto di un quotidiano nazionale, pare che questi affari coinvolgano in modo diretto anche Flavia Franzoni la quale, possedendo la metà di Aquitania S.r.l., una piccola società immobiliare, di fatto fa parte della galassia di S.p.A. ed S.r.l. che fanno capo alla Vantu S.p.A., partecipata proprio da Angelo Rovati e dal figlio di questi. Intendiamoci, così come il marito ha dichiarato di non sapere nulla dello studio artigianale commissionato da uno dei suoi più fedelissimi collaboratori, è probabile che anche la signora Prodi non sappia nulla dell’intreccio societario in cui si trova inserita la Aquitania, il problema però è che tale intreccio dal punto di vista della trasparenza e dell’opportunità qualche dubbio inevitabilmente lo generano. Già perché, se così stanno le cose, risulta difficile comprendere perché mai di conflitto d’interessi se ne parli sempre in riferimento ad una sola persona e si tende ad escludere tutti gli altri. Nessuno, infatti, alla luce di quanto emerso attorno al colosso della telefonia può permettersi il lusso di scagliare la prima pietra senza correre il rischio che questa come un boomerang gli ritorni addosso. Sarebbe opportuno, quindi, adesso che la pessima gestione del caso Telecom ha sollevato quel manto di riservatezza che protegge gli affari di alcuni intoccabili del nostro paese, abbandonare le dannose e inutili ipocrisie che ammantano il dibattito politico e ci si impegnasse a trovare delle soluzioni che consentano di regolamentare in modo serio ed equilibrato tutti i conflitti di interessi.Ciò anche per evitare di danneggiare ulteriormente la credibilità internazionale di un paese già pesantemente compromessa dai 102 e passa dilettanti allo sbaraglio capitanati dal più incapace e pasticcione presidente del Consiglio che l’Italia abbia mai avuto. A tal proposito utile e illuminante sarebbe la lettura dell’odierna intervista che l’ex commissario Ue Mario Monti ha rilasciato a Repubblica.

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