Finanziaria: al volontariato lo zero per mille

Delle nuove tasse che colpiscono i servizi destinati alla persona erogati dalla Chiesa, contenute nella Finanziaria 2007, è stato scritto ieri. Poiché però c’è ancora qualcuno che si ostina a definire equa e solidale la manovra economica che tra non molto approderà in Parlamento, è utile approfondire cos’è che toglierà ai ricchi e cos’è che, al contrario, darà ai poveri.

La Chiesa non ride, dunque, e il volontariato non è da meno. Anzi quest’ultimo, se in Parlamento non si riuscirà a modificare lo scellerato taglio di tutte le voci relative al finanziamento del non profit avrà pure di che piangere.

Di che si tratta?

Partiamo dal programma di governo presentato dai partiti dell’Unione agli italiani. In esso, a pag. 191, si legge che il mondo del non profit è “un potente fattore di partecipazione cha ha dimostrato al paese di saper dare un contributo nel creare solidarietà, democrazia, risposte ai bisogni della gente, sviluppo economico, incremento occupazionale” e poiché tutto ciò per la sinistra è di fondamentale importanza per la nostra società, non solo in Finanziaria non è stato previsto nulla che possa incentivare e promuovere tale settore, addirittura si sono cancellate tutte quelle norme che in qualche modo per esso rappresentavano un vero è proprio toccasana. Senza nessun motivo apparente, infatti, è stata cancellata pure quella norma voluta da Tremonti, ed inserita dal governo Berlusconi nella Finanziaria 2006, che permetteva al contribuente di destinare una quota pari al 5 per mille dell’imposta sul reddito delle persone fisiche ad associazioni del volontariato non profit legalmente riconosciute. Evidentemente, per un governo come l’attuale, che vuole perseguire a tutti i costi la completa statalizzazione della società, dare al cittadino la possibilità di scegliere in modo responsabile e secondo regole meritocratiche a chi destinare parte delle proprie tasse non è un bene da perseguire, ma un privilegio da annullare.

Intendiamoci, è del tutto legittimo che un governo elimini una norma che ritiene inadeguata per la realizzazione di quello che, sempre a pag. 191 del già citato programma, viene definito un “welfare forte, universalistico, personalizzato e attivo”, quello che non convince è che un governo di sinistra, notoriamente composto tutto da gente “seria” e “capace”, non proponga nulla di alternativo per raggiungere quell’obiettivo di “autonomia economica” ritenuta di primaria importanza per la sussistenza di tutte “le organizzazioni attive nel settore socio-assistenziale le quali adesso dipendono per il 70% dal finanziamento pubblico”(pag. 192).

Dove son finiti i buoni propositi che per il mondo del volontariato prevedevano agevolazioni ed incentivi fiscali quali “donazioni dei cittadini e delle imprese al non profit, così da indirizzare le risorse dei cittadini verso progetti di utilità sociale; destinando l’8 per mille della parte statale a sostegno delle attività del terzo settore; sostenendo infine la domanda di nuovi servizi che proviene dalle famiglie con forme di deducibilità delle spese per i servizi di cura, per l’educazione e la formazione” (pag. 192)?.

Fortunatamente, almeno in questo caso, la decisione di eliminare il 5 x 1000 non è passata inosservata e numerose si sono levate le proteste. Portavoce di tale fronda si è fatto il settimanale Vita, il quale nella copertina dell’ultimo numero ha ritenuto opportuno mettere in copertina una foto di Prodi accompagnata da un eloquente titolo che è tutto un programma: “Lo zero per mille”, mentre collegandosi al sito http://www.5xmilleinfinanziaria.com è possibile sottoscrivere la raccolta firme con la quale si chiede la reintroduzione della norma in Finanziaria.

Viste le numerose proteste, che tale indebita cancellazione hanno provocato, il Governo è decisamente corso ai ripari e per voce del ministro della Solidarietà Paolo Ferrero si è affrettato a dichiarare che sono «giuste le proteste delle associazioni per la mancata conferma della norma a favore del “terzo settore” e delle attività di ricerca. Ma non si è trattato in alcun modo di una scelta politica, bensì di un errore tecnico», errore che quotidiani, certamente non di destra, come il Riformista e La Stampa hanno rispettivamente definito «La brutta figura» e «La grande gaffe del 5 x 1000».

Insomma, scrivere che in questa Finanziaria di equo e solidale c’è ben poco e che i ricchi, a differenza dei poveri, continueranno a ridere non è per niente un’ingiustizia.

Il fatto è che essa è un unico grande «errore tecnico», proprio come Prodi a Palazzo Chigi. Solo un «errore tecnico».

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: