Bologna: sempre meno sexy, sempre più choc

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Gli allarmanti dati contenuti nel rapporto ISTAT sulle violenze subite dalle donne, secondo i quali sarebbero dieci milioni le rappresentanti del sesso debole che sono state oggetto di molestie o ricatti sessuali nel corso della vita, sembrano non cogliere di sorpresa i governi locali guidati dalla sinistra che, sul tema, sono notoriamente sensibili. Prendiamo, a esempio, la giunta comunale capeggiata da Sergio Cofferati. Il 13 settembre scorso ha varato le ‘Iniziative coordinate per contrastare la violenza alle donne’. Si tratta, secondo gli ideatori, di un “articolato e complesso piano di interventi, in parte già attuati, in parte nuovi, declinati sia sul fronte della prevenzione che su quello dell’accoglienza, relativi agli stupri, ma anche alla violenza domestica, e basati sulla stretta collaborazione tra istituzioni, associazioni, operatori per e nel rispetto delle diversità dei ruoli e delle competenze”.

In tale “articolato piano”, è stato previsto anche un “finanziamento di 50 mila e 12 mila euro (in aggiunta agli iniziali 30 mila)” destinato all’associazione la Casa delle donne per non subire violenza la quale, pur non occupandosi di prevenzione, ma solo di aiuto psicologico, e pur non essendo, in città, l’unica associazione che si occupa di problematiche relative al disagio femminile, si è vista comunque attribuire per intero il finanziamento. Sin qui niente di strano. Se un’associazione viene ritenuta meritoria, rispetto al servizio che offre, è giusto che sia aiutata e sostenuta, purtroppo il problema è che quest’associazione, che secondo l’ODG approvato dal Consiglio Comunale il 10 ottobre scorso avrebbe dovuto “garantire la libertà e la sicurezza delle cittadine e dei cittadini” e “ sensibilizzare la cittadinanza sull’importanza del rispetto delle differenze, delle relazioni sociali, della solidarietà e della compartecipazione nelle azioni di prevenzione e denuncia degli atti di violenza, specialmente nei confronti delle donne ma non solo”, riporta tra i link del proprio sito internet quello relativo al sito della Rete delle Donne di Bologna, il quale sito a sua volta sponsorizza il Sexy Shock. Cos’è il Sexy Shock? Nella home page del relativo sito internet si legge: “E’ uno spazio di contaminazione”, dove, tra l’incitazione alla pornografia e la sponsorizzazione del sesso libero, è possibile acquistare on-line tanti oggettini “simpatici, goduriosi, che cavalcano l’autonomia sessuale, cavalcano l’incontro divertente con altre donne o con uomini fantasiosi, vibrano e massaggiano, dalla clitoride all’orecchio sinistro.” Dinnanzi a un simile accostamento, il buon senso imporrebbe di considerare quanto meno contraddittorio il comportamento di un’associazione che si prefigge contemporaneamente di assistere le donne che hanno subito una violenza sessuale e di promuovere una sessualità libera e consapevole. Guai, però, a mettere in evidenza una simile contraddizione. La risposta scontata che si ottiene è quella che l’Arcigay di Bologna ha dato a Maria Cristina Marri, de “La Tua Bologna”, e a Valentina Castaldini, di Forza Italia, ossia che solo “una mal celata moralità di stampo cattolico può bollare come ‘improponibile’ e ‘scandalosa’ una sessualità libera e consapevole che esalti il corpo femminile invece di umiliarlo” e a nulla vale osservare che sottoporre a continue sollecitazioni l’istinto sessuale – che, al pari di quello della fame e della sete, è un istinto primario che imperiosamente cerca canali per realizzarsi in concreto – non fa altro che aumentare l’aggressività sessuale.

L’ideologia imperante su tale questione non vuol sentire ragioni e così da un lato impone una virulenta crociata “progressista” anche contro chi magari sfiora le natiche della propria moglie (se in quel momento la vostra consorte è distratta, volete non considerare molestia sessuale la palpatina a cui la sottoponete?) e dall’altro promuove, in nome della lotta contro ogni “medievale censura” e in nome della doverosa liberazione sessuale, libertà totale per i mercanti di pornografia. Come le due cose possano convivere non è chiaro. Anzi, stando a quanto riportato nel già citato rapporto ISTAT e stando al continuo ed inarrestabile aumento degli episodi di violenza sessuale che avvengono nelle nostre città, le due cose non convivono affatto e a nulla valgono leggi sempre più istericamente draconiane.

Articolo pubblicato su IMGPress.it

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