Uscire dal blackout

Non è dato sapere cosa stiano aspettando i siciliani a chiedere l’indipendenza e a rendersi autonomi da Roma. Tuttavia è auspicabile che ciò avvenga al più presto, se veramente si vuole evitare che La Sicilia soccomba definitivamente sotto il peso di una demagogica e assistenzialista politica economica.
Quanto scritto ieri da Giuseppe Sottile, sul Foglio, evidenzia chiaramente come la regione sia ormai in totale blackout.
Non c’è altra via d’uscita: l’indipendenza è l’unica strada da seguire per un riscatto economico e sociale dell’isola.

Palermo. Questo articolo lo sto scrivendo
a mano e lo detto al dimafonista come si faceva
una volta, anzi, come facevano i corrispondenti
di guerra. D’altra parte la Palermo
nella quale mi trovo somiglia proprio a
Baghdad. E’ ricoperta da una coltre di afa e
lo scirocco tocca in questo momento i 43
gradi. Tutt’attorno si levano colonne di fumo.
Gli incendi spontanei alimentati dal
forte vento, di fatto accerchiano la città. Si
sente il rombo di aerei e di elicotteri ma
per fortuna non sparano proiettili. Cercano
di scaricare acqua sulle fiamme. Mi trovo al
quattordicesimo piano di un grattacielo. A
causa di un blackout dell’energia elettrica,
sono senza aria condizionata, senza computer,
senza frigorifero e senza acqua, perché
nel palazzo non funziona l’autoclave. Sono
praticamente prigioniero: non si possono fare
14 piani di scale a piedi. Sono murato vivo:
se apro il balcone o una finestra, la mia
faccia viene immediatamente abbrustolita
da folate di aria rovente. Venendo a Palermo
– i meteorologi mi avevano fatto il cervello
a pastetta – sapevo che avrei incontrato
un forte caldo. Non nascondo che venivo
proprio per questo, per avere la possibilità
di un tuffo al mare. Solo un ufficio, credo
nel mondo, non sa che in Sicilia possono capitare
giornate di caldissimo scirocco. Ed è
l’ufficio dell’Enel, l’ente nazionale dell’energia
elettrica, i cui dirigenti, bravissimi
nel gioco di caccia e preda, nei giochi di
Borsa e nelle scalate finanziarie, nella distribuzione
degli appalti e nella ripartizione
degli utili, hanno probabilmente dimenticato
che tra i loro compiti c’è anche quello
di assicurare alle città e ai cittadini una
normale, normalissima, erogazione di energia
elettrica. I dirigenti Enel di Palermo
hanno talmente gli occhi proiettati nel mondo
che probabilmente hanno scambiato
questa infelice città per Reykjavik o per
Stoccolma, amene località dove lo scirocco
si guarda bene dall’arrivare. E’ successo così
che le prime folate del terribile vento
africano li hanno colti alla sprovvista. Disarmati,
come i bambinelli delle scuole elementari.
Senza che nessuno potesse prevederlo
– a Reykjavik cose del genere non succedono
mai – sono saltate centinaia di centraline
che la manutenzione dell’Enel forse
aveva dimenticato per anni e anni. Ma come
spesso capita quando ai dirigenti locali si
sovrappongono quelli nazionali è successo
pure che è intervenuta la Terna, quella di
Flavio Cattaneo, ex direttore della Rai tv.
La voce dall’alto ha dato ordini di risolvere
l’emergenza distribuendo il blackout “a
macchia di leopardo”. In modo da garantire
ospedali, aeroporti e “strutture primarie”
che per i fatti loro erano già in blackout da
24 ore. Per me e per il mio palazzo una doppia
sfortuna. Perché nel gioco a scacchi dell’energia
elettrica che va e viene io sarò capitato
probabilmente proprio nel musetto
del leopardo dove non c’è nessuna macchia.
Certo, potrei protestare, come si addice a
un cittadino prigioniero da 27 ore. O potrei
chiedere informazioni. Come si addice a un
cittadino che vuole sapere quale sarà la sua
sorte. Ma l’Enel di Palermo, che un tempo
aveva comodi uffici in via marchese di Villa
Bianca con relativi telefoni, ora è praticamente
scomparsa dall’elenco telefonico. Alla
voce Enel, servizio clienti elettricità, esiste
un solo numero, ma è un numero verde:
800900800. Provate a farlo. La voce anonima
vi dirà di premere il tasto 1, poi il tasto 2, poi
il tasto 3 e tutti i tasti vi rimanderanno inesorabilmente
all’ufficio fatture. Disperato,
ho cercato il prefetto di Palermo, Giosuè Marino,
pensando che di fronte a una situazione
così grave potesse almeno lui attivare la
protezione civile. Ma il centralino della prefettura
in via Cavour 6 ha un numero, 091-
311901, dove non c’è il centralinista. Suona,
ma non risponde nessuno. Certamente a
causa del blackout.

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2 Risposte

  1. grande articolo.
    ma senza roma la sicilia affonda.
    saluti

  2. Perchè adesso veleggia in mari sicuri???

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