Emigrazione dal Sud al Nord come negli anni Sessanta

Il rapporto sull’economia del Mezzogiorno 2006 presentato dalla Svimez. Nella crescita complessiva fanalini di coda Calabria (+1,3%) e Sicilia (+1,2%). Il Pil delle regioni meridionali è aumentato dell’1,5%, ma ancora non basta per un pieno rilancio.

di Teresa Munari

Rapporto Svimez 2007Un Mezzogiorno in ripresa all’interno di un Paese che cresce, ma senza riforme strutturali, il processo di sviluppo rimane a rischio. È la sintesi di ciò che emerge dal Rapporto sull’economia del Mezzogiorno 2006 presentato, come è tradizione, dalla Svimez a ridosso delle scelte programmatiche che ogni anno si impongono al Governo con il Documento di Programmazione Economica.
L’emigrazione dal Sud al Nord è tornata quasi ai livelli degli anni Sessanta. Nel 2004, sulla base degli ultimi dati disponibili, sono stati circa 270 mila i meridionali trasferitisi al Settentrione, dei quali 120 mila in via «stabile» (ovvero con il cambiamento della residenza) e 170 mila in via «temporanea». La maggior parte degli emigranti parte dalla Campania (38 mila persone), seguita dalla Sicilia (28,6 mila), dalla Puglia (21,5 mila) e dalla Calabria (17,8 mila).
E così nelle prossime settimane si discuterà di un insieme di dati dai quali appare chiaramente che in Italia si cresce meno che in tutta Europa, mentre cala la produzione agricola e le infrastrutture sono una chimera come gli investimenti esteri, che non arrivano. In questo quadro generale la sorpresa interessa le percentuali positive sul Prodotto interno lordo: rispetto al 2005 il Pil del Sud è cresciuto dell’1,5%, quadruplicando lo standard rimasto stabile fra il 2002 e il 2005, ma la dinamica positiva ha comunque lasciato il Sud, per il quarto anno consecutivo, indietro rispetto alle migliori performances conseguite dal Centro nord. Nella crescita complessiva fanalini di coda Calabria (+1,3%) e Sicilia (+1,2%), anche se la ripresa è comunque evidente e si concentra nella nuova occupazione che si è creata nei servizi (2,1%), agricoltura (4,5%), e in misura minore nel credito, turismo e trasporti. In Calabria gli occupati sono 654.400 (+0,7% rispetto al 2005); in Sicilia 1.544.600 ( +1,4% rispetto al 2005). Diminuito il tasso di disoccupazione che in Calabria scende di ben due punti ( dal 14,4% del 2005 al 12,9% del 2006); in Sicilia passa dal 16,2 del 2005 al 13,5% del 2006). La verità è che nel Mezzogiorno sono cresciuti soprattutto gli atipici (75mila unità), con percentuali superiori di 9 volte ai contratti a tempo indeterminato, concentrati soprattutto nella componente giovanile. In crescita anche il part-timee il lavoro autonomo. Svimez sottolinea anche che nonostante il trend positivo «non tutti i disoccupati hanno trovato un nuovo lavoro», mentre una quota consistente «ha smesso di cercare un’occupazione». Il lavoro sommerso resta quindi «una spina nel fianco», che «colpisce 1 lavoratore su 5 (20,5%)».
Nel 2006 i lavoratori irregolari al Sud sono saliti di 43 mila unità, arrivando a quota 1 milione 391 mila. «Maglia nera alla Calabria – scrive Svimez – che nel 2005 ha registrato una percentuale di lavoratori irregolari 3 su 10 (27% del totale)». In Calabria il pil pro capite è di 13.762,0 euro; in Sicilia 14.040,1. La bilancia dell’export per la Calabria segna 325,7 milioni di Euro, in Sicilia 4.339,3 milioni di Euro.

© Gazzetta del Sud, 11 luglio 2007

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