Garibaldi e i Mille davvero utili al Sud?

di Fortunato Aloi

Spedizione dei MilleCi sono state in Italia, e anche altrove, recentemente, iniziative per ricordare Giuseppe Garibaldi. L’occasione è stata offerta dal bicentenario della nascita dell’Eroe dei due mondi. E si è parlato di Garibaldi da tante «angolazioni»: storiche, culturali e sociali. L’importante, in questi casi, è che l’analisi storica non diventi… folclore. La corsa al culto dei cimeli, degli aneddoti, di episodi, localistici e di recupero di… ricordi a volte discutibili sul piano storico può finire per essere fuorviante rispetto a un tema, che per noi meridionali è centrale: fino a che punto l’impresa dei «Mille» ha giovato al Sud? Fermo restando che l’Unità d’Italia non poteva non compiersi, anzi era nella logica degli avvenimenti storici, era «in re», è certo che le speranze accese dalla presenza di Garibaldi nel Sud avevano dato risposta alle aspettative della gente meridionale?
Ciò purtroppo – è bene dirlo con onestà intellettuale e storica – non è avvenuto! E d’altronde tante forme di nostalgie borboniche costituiscono anche uno degli elementi non trascurabili della grande delusione subentrata all’unificazione del Sud con l’Italia. Ad onor del vero, anche Garibaldi si rese conto di questa realtà, non esimendosi da una onesta autocritica in ordine alla legittima delusione dei meridionali. Una domanda a questo punto s’impone: chi può dubitare della grande passione nazionale patriottica del nizzardo che, con grande disinteresse, lui repubblicano, consegnò il Mezzogiorno a re Vittorio Emanuele perché una parte importante di Italia venisse unita ad altre parti del territorio nel disegno dell’unificazione nazionale? Certo, non erano tempi facili, quelli: altre possibilità storiche di un percorso unificativo non si intravedevano, e Garibaldi di questo si rendeva conto.
È vero che da allora nasce la «Questione meridionale» con i ben noti drammatici problemi ad essa connessi. Con le responsabilità di tante classi «dirigenti», ceto politico in primis, che da allora a oggi si sono succedute. Ma un elemento non può essere trascurato: il Mezzogiorno, oggi più che mai non può crogiolarsi in nostalgismi sterili o, peggio, in frequenti piagnistei ma deve assumere il ruolo che gli compete, mobilitando energie, intelligenze e forze socioculturali idonee a valorizzare risorse e vocazioni di un territorio che, purtroppo, anche per carenza di un’adeguata classe politica, è stato relegato a un livello di colonia, non solo economica, ma anche politica e sociale, di «poteri forti» presenti in altre aree del Paese.
Altro che riemergere – come si sta discutendo in questi giorni – della «Questione settentrionale»! C’è invece da riproporre in termini decisi la «Questione meridionale».

© Gazzetta del Sud, 11 luglio 2007

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: