Una storia strana e misteriosa

Per gentile concessione di «Atlantide», trimestrale della Fondazione per la Sussidiarietà, pubblichiamo ampi stralci del saggio di John Waters sul miracolo irlandese.

di John Waters*

AtlantideLa scorsa estate, alcuni giorni dopo la morte dell’ex primo ministro irlandese, Charles Haughey, la rete televisiva nazionale irlandese Rte ha trasmesso, per pura coincidenza, un episodio di una serie in onda da molto tempo chiamata Reeling in the Years (letteralmente "sbobinando negli anni"). Ogni episodio del programma presenta un anno di calendario, mostrando clip di repertorio su importanti eventi di cronaca del tempo, senza commento, ma associati alla musica pop dell’epoca.
L’anno illustrato in quell’episodio era il 1987, probabilmente l’anno in cui l’economia irlandese ha toccato il fondo. La maggior parte delle notizie erano negative: elevato tasso di disoccupazione, emigrazione e debito nazionale in pessimo stato, ma un’immagine mostrava il neoeletto Charles Haughey nel bel mezzo di ciò che sembrava un campo fangoso, mentre annunciava che il luogo in cui si trovava sarebbe diventato il fulcro di una nuova Irlanda.
Oggi, quasi vent’anni dopo il terreno fangoso nel quale si trovava è diventato oggi il Dublin’s International Financial Services Centre (Centro dei servizi finanziari internazionali di Dublino), e l’Irlanda che lo circonda è completamente differente dal Paese che all’epoca aveva accolto l’impulsiva retorica di Haughey con estremo cinismo e pregiudizio. […]
Vorrei ora provare a descrivere l’origine del successo di quella che da un decennio viene definita la Tigre celtica. Occorre qualcosa in più di un’analisi economica per spiegare perché l’economia irlandese, nell’arco di qualche anno soltanto, è passata dall’essere un caso disperato a ciò che la rivista "The Economist" definiva, nel 1997, "una stella europea che brilla di luce propria". È una storia strana e misteriosa, che sotto certi punti di vista sembra un miracolo, un fenomeno che è quasi impossibile analizzare in termini convenzionali, poiché non è possibile separarlo dai sentimenti tribali e moralistici di una cultura politica che resta radicata nella lotta del Paese, durata otto secoli, per liberarsi dalle indesiderate attenzioni del suo vicino.
Alcuni ingredienti fondamentali hanno indubbiamente contribuito, negli anni Novanta, a creare condizioni estremamente favorevoli. Tra questi, il fattore più a lungo termine è rappresentato dai risultati di una serie di politiche in materia di istruzione risalenti agli anni Sessanta, quando un precedente governo Fianna Fail introdusse l’istruzione scolastica di secondo grado e il trasporto scolastico gratuiti. Insieme al boom demografico, che si sviluppò con un po’ di ritardo rispetto al resto dell’Europa, questo fattore ha dato origine a una generazione di giovani con un elevato grado di istruzione proprio nel momento giusto per raccogliere i frutti della prima ondata di una nuova e più radicale forma di globalizzazione.
Questa generazione, che nel corso degli anni Ottanta aveva lasciato in massa il Paese alla ricerca di lavoro negli Stati Uniti o nel Regno Unito, negli anni Novanta ha potuto far ritorno in patria, e oggi l’Irlanda possiede il più alto livello pro capite di immigrazione in Europa, accogliendo centinaia di migliaia di europei dell’Est per soddisfare la domanda costante dell’economia irlandese di lavoratori specializzati e istruiti.
All’improvvisa trasformazione dell’economia nazionale ha contribuito anche l’elevato livello dei finanziamenti dai fondi strutturali e di coesione, di cui l’Irlanda ha potuto disporre soprattutto all’inizio degli anni Novanta, fondamentali nella modernizzazione di un sistema di trasporti e di una rete stradale tra i più antiquati in Europa. Un altro importante elemento del puzzle è stata l’introduzione, alla metà degli anni Novanta, di un’imposta sulle società (12,5%), che rimane tuttora la più bassa in Europa, e che fa dell’economia irlandese un luogo estremamente attraente per le imprese americane transnazionali.
È ovviamente interessante indagare gli elementi concreti dell’economia irlandese alla ricerca di un "segreto" del successo, ma la vera e completa natura della sua ripresa non è spiegabile con la semplice somma dei suoi ingredienti più evidenti. Si potrebbe affermare che siamo in presenza di una sorta di alchimia. La verità è che se l’Irlanda non era stata in grado di essere autosufficiente, e probabilmente non lo è ancora, in un mondo in cui le economie dipendevano dall’iniziativa e dalle risorse locali, si trovava tuttavia nella posizione ideale per trarre vantaggio da un mondo in cui i capitali e l’industria multinazionale si stavano spostando alla ricerca di luoghi ospitali.
L’Irlanda ha scarse risorse naturali, nessuna base industriale e, per di più, otto secoli di incisiva ingerenza da parte dell’Inghilterra hanno fornito scarso nutrimento all’iniziativa e all’imprenditorialità locali. Fino a circa un decennio fa, l’economia irlandese si basava quasi interamente sull’agricoltura e sul turismo, ed entrambi questi settori lottavano per sopravvivere. […].
Lo sviluppo dell’economia globale e la concomitante disponibilità di una generazione di giovani irlandesi con un elevato grado di istruzione hanno fatto sì che, per la prima volta, fosse possibile utilizzare queste qualità nel proprio Paese.
Per un po’ di tempo sono state sollevate critiche a questo tipo di economia, evidenziando i rischi connessi a un così alto grado di dipendenza da attività straniere, che potrebbero lasciare il Paese se si presentassero altrove condizioni più favorevoli. Vi sono però pochi segnali effettivi che questo stia accadendo. L’Irlanda non dipende da un’economia a basso costo: i costi, compresi quelli di manodopera, sono tra i più alti in Europa. Il boom dell’edilizia dello scorso decennio ha per esempio visto il prezzo di un’abitazione media aumentare di circa il 500%. Le tipologie di settori che l’economia della Tigre celtica ha attratto – soprattutto elettronica, industria farmaceutica e servizi finanziari – tendono a essere quelle in cui il costo della manodopera rappresenta un fattore marginale. Questo ha garantito all’economia irlandese una notevole protezione dalle pressioni della concorrenza dell’Europa orientale e di altri Paesi.
L’economia è sostanzialmente una questione di fiducia, e questo è forse il cambiamento più importante avvenuto in Irlanda.

*editorialista dell’Irish Times

© La Sicilia, 8 luglio 2007

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: