Dopo Napoli c’è Messina da salvare

Laghi di Ganzirri e Capo PeloroLe prime promesse, almeno sul piano formale, Silvio Berlusconi e la sua nuova squadra di governo le hanno mantenute e nel paese, come nota Massimo Franco sul Corriere della Sera, si respira un’aria nuova: un aria di vera e propria rottura con il recente passato.
Avviare questa fase di rupture partendo “da Napoli significa – sempre secondo l’editorialista del Corriere – evocare senza bisogno di parole il disastro amministrativo degli avversari”, mentre la “vergogna della capitale del Sud sfregiata dai rifiuti ha fatto il miracolo di riunire la maggioranza di centrodestra insieme col resto del Paese”. La partenza del Berlusconi IV ha dunque offerto, all’opinione pubblica, un’immagine di coesione piuttosto irrituale che lascia ben sperare per il futuro del nostro paese. La scelta geografica del primo Consiglio dei ministri ha un ulteriore significato simbolico da non sottovalutare: Berlusconi e i suoi uomini hanno chiaro che le emergenze del Sud non sono più da considerare anomalie estranee al resto dell’Italia. In un contesto di crescita economica pari allo zero, hanno capito che per far ripartire l’economia nazionale l’unico rimedio è favorire lo sviluppo del Meridione, come più volte suggerito dal governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi. Perché questo processo si possa innescare, però, è necessaria, oggi più che mai, la collaborazione di tutti i meridionali: è fondamentale che essi prendano coscienza della importante opportunità che si presenta loro dinnanzi e che la favoriscano, assecondandola, per evitare che altre Napoli si verifichino in giro per il Sud.
A tal proposito emblematico è il caso di Messina: una città in totale declino che il fondo l’ha toccato da tempo e adesso si ritrova moribonda su di un letto d’ospedale in attesa che qualcuno le pratichi la dolce morte. Interessata anch’essa dall’emergenza rifiuti, vive situazioni difficili anche per quanto riguarda i servizi sociali, le infrastrutture, i trasporti pubblici, l’occupazione e chi più ne ha più ne metta. Tutti problemi che la giunta uscente di centrosinistra, guidata da Francantonio Genovese, ha incancrenito ancor di più, finendo per trasformare Messina in una nuova Beirut devastata dalla guerra.
Sono due in particolare i problemi che Messina dovrebbe risolvere al più presto: l’attraversamento dello Stretto e la mobilità urbana. Si tratta di due questioni tanto importanti quanto sottovalutate e ciò per un motivo ben preciso: il candidato sindaco del centrosinistra è, assieme al Gruppo Franza, azionista della Caronte S.p.a., la società privata di traghettamento, e quindi ha tutto l’interesse affinché le cose rimangano nel più totale immobilismo.
Quella rappresentata da Genovese è una sinistra che non solo vorrebbe trasformare l’isola in un utopico Eden, in cui spostarsi sarebbe possibile solo grazie a carretti trainati da asinelli, ma ha anche permesso, senza nessuna garanzia, che il governo Prodi defraudasse la città dei fondi ex-Fintecna, destinati alla costruzione del ponte sullo Stretto, fondi che nessuno sa bene che fine abbiano fatto. Nonostante Prodi avesse promesso di utilizzarli per la costruzione di opere ben più necessarie e prioritarie, rispetto a quella che viene definita un’opera faraonica, il risultato che da tale operazione si è ottenuto è che allo stato attuale la Sicilia non ha né le une, né l’altro.
Fortunatamente la storia dà sempre un’altra opportunità e il prossimo 15 e 16 giugno i Messinesi, nel segreto dell’urna, avranno la possibilità di scegliere chi meglio potrà garantire loro un futuro di sviluppo e di benessere. Se anche questo non dovesse bastare, allora non rimane che un ultimo disperato tentativo: chiedere al presidente Silvio Berlusconi, dopo Napoli, di concentrare la propria attenzione sulla città di Messina; chiedergli di soggiornarvi per qualche tempo, almeno fino a quando non sarà avviata quella rivoluzione di cui la città ha un disperato bisogno, e solo dopo, ma non prima d’aver posato la pietra iniziale del ponte sullo Stretto, far ritorno a Roma. Forza Silvio: dopo Napoli c’è Messina da salvare.

Articolo pubblicato su Ragionpolitica.it

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