CONTRA U PONTI…

CONTRA U PONTI…
PER SALVARE LA DEMOCRAZIA

Dialogo sul Ponte tra due vecchi amici in un bar*

di
Nicola Curro’

Due amici, una mattina d’estate, s’incontrano, dopo tanto tempo, in un bar. Uno dei due (che chiameremo R.) è insegnate, l’altro (la cui iniziale del nome è P.) è un tecnico, lavora per una grande azienda di costruzioni e momentaneamente, a causa della crisi, sta godendo di un prolungato periodo di ferie. Il primo è un noto attivista pacifista e ambientalista, l’altro dopo il periodo liceale, durante il quale ha militato in un partito, ha deciso di lasciar perdere la politica e dedicarsi esclusivamente al lavoro. Entrambi sono animati da un forte senso civico.
Dopo i convenevoli di rito – dovuti, quando ci si ritrova a distanza di anni – e dopo aver ordinato una mezza caffè con panna e una brioches a testa, i due decidono di consumare la loro colazione seduti allo stesso tavolo. Ne approfittano per scambiare quattro chiacchiere e magari per ricordare i vecchi tempi quando, non di rado, capitava s’incontrassero a questa o a quella manifestazione. Quella che segue è la loro conversazione.

«Disgrazziatùni chi mi cunti?», dice l’insegnante rivolgendosi all’amico tecnico.
«Niente compare sono sempre in giro per il mondo… sballottato a destra e sinistra. Pensa che sino alla settimana scorsa mi trovavo a Karahnjukar!», risponde con una certa punta d’orgoglio l’amico tecnico.
«A Kara… chi!?»
«A Karahnjukar, in Islanda»
«Michia lo dici come se fosse normale conoscenza sapere dove si trava Karakunkaaaa… sì, vabbè! Però: ni facisti strada!»
«Karahnjukar compare, Karahnjukar… Sì, chilometri ne ho macinati davvero tanti, ma ora mi godo un po’ di riposo… ferie prolungate… sai la crisi…»
«E già, la crisi… ma a Karakacuncà… sì, insomma… in quel posto dove sei stato che ci sei andato a fare?»
«La ditta per la quale lavoro, la I…»
« Pi’ favureddhu non mi muntuari stu nomu!»
«Vabbè, non lo nomino… comunque la mia ditta ha vinto l’appalto per la costruzione di una gigantesca diga in Islanda e così per 5 anni ho lavorato lì. E tu chi mi cunti?»
«Nenti, i soliti cosi cumpari…»
«Uhm!»
«Scuola, manifestazioni, pacifismo…»
«Michia R. sempri a testa o giocu hai!»
«E chi ci voi fari cumpari… chista è a vita. A prepositu u sapisti chi oggi c’è a manifestazioni contra du Ponti? Chi fai veni magara tu a manifestari?»
«Neah…! Non è più roba per me questa compare, ho smesso da tempo»
«Cumpari ma cca si tratta i ‘na cosa seria!»
«Oggi tutto è serio, tranne quel che veramente interessa alla gente»
«No, no cumpari: non schizzamu chi cosi serii. U sai chi voli diri si frabbicànnu u Ponti?»
«Dai R. non mi sembra tutto questo gran problema. In giro per il mondo ci sono opere ben più importanti e non hanno mai fatto male o provocato danni a nessuno»
«Compare qua non si tratta solo di un ponte come un altro, qua c’è in gioco la Democrazia…»
«Ma seeee… un ponte è un’infrastruttura come può essere una strada, un viadotto, un raccordo ferroviario… tutte opere che in un mondo che sempre più riduce le distanze, a discapito del tempo, si rendono necessarie per velocizzare lo scambio di merci e gli spostamenti delle persone. Io, tanto  per dire, che per lavoro mi tocca viaggiare spesso, devo fare i salti mortali per partire e rientrare in città… senza contare l’inutile perdita di tempo!»
«P. ma ti sei rincoglionito? Ma come parli? Mi pari un filosufu! Non è chi nenti nenti magara tu ti ’mborghesisti o divintasti Berlusconianu?»
«Ouh… minchia! Non ci su’ santi je non ci su’ madonni cu vuiaiutri, sempri dda annati a finiri: tra l’essere berlusconiano o meno… sai bene qual è il mio passato politico e non ha nulla a che vedere con l’uomo di Arcore. Non posso, però, non notare come chi decide di esprimere determinati giudizi o ragionamenti, se questi non rispecchiano il pensiero dominante la protesta, inevitabilmente finisce per essere tacciato di fascista. Posso dichiararmi favorevole alla costruzione del Ponte senza per forza passare per un “fascio”?»
«E del fatto che il Ponte sconvolgerebbe le traiettorie migratorie degli uccelli nello Stretto, non t’interessa nulla?»
«Da quando gli uccelli che sorvolano lo Stretto, e solo quelli, soffrono di cecità?»
«E della fauna marina?»
«Questa è davvero bella: hai mai sentito o visto documentari con navi affondate nei mari del mondo che la stessa fauna marina ha trasformato in parte integrante dell’ambiente?»
«Le macchine inquinano e sai quante macchine lo percorrerebbero ogni anno?»
«Forse che le navi che fanno avanti indietro sullo Stretto inquinano di meno?»
«Aaaaahhhh… P., non vuoi proprio capire allora? Il Ponte serve ad arrichire i soliti noti e poi stanno espropriando le case a tanti poveracci…»
«Chiamali poveracci gli abitanti di quelle ville… certo in mezzo ci finirà pure qualche nullatenente, ma l’esproprio non mi pare sia a costo zero e poi negli ultimi cinquant’anni chi ha costruito in quelle zone sapeva che, prima o poi, sarebbero state interessate dalla costruzione del Ponte e ci hanno costruito lo stesso… magari pure in modo abusivo»
«E la mafia… come la mettiamo con la mafia?»
«La mafia cosa?»
«Le infiltrazioni delle aziende mafiose negli appalti»
«A volte mi domando se chi fa certe affermazione sa veramente di cosa sta parlando!»
«Che vuoi dire?»
«Voglio dire che la tua è un’affermazione grave che sottende un concetto pericoloso: ossia che lo Stato non è in grado di garantire da infiltrazioni mafiose la costruzione di un’infrastruttura da esso stesso data in appalto. Se è così, allora dimmi a cosa serve lo Stato? E poi se il tuo ragionamento valesse sino in fondo non bisognerebbe muovere pietra e lasciare tutto così com’è perché la mafia… o meglio, semplificando, il tuo modo di ragionare porterebbe a risolvere il problema nel modo più semplice possibile: per sconfiggere la mafia lasciamo morire di fame tutti i Siciliani»
«Non ho detto questo. Ciò non toglie che il Ponte mette in moto grandi interessi… perché non vuoi capire! La città sarà devasta, l’ambiente è una cosa importante… da difendere!»
«Lo so che ci sono grandi interessi in gioco, ma tutto questo si chiama economia. Riguardo all’ambiente, però, vorrei dire due cose: per quale motivo, voi ambientalisti, non avete mai ritenuto opportuno organizzare qualche sit-in, insomma qualche manifestazione contro le quintalate di fetida spazzatura che invadono ogni angolo di Messina? perché non protestate contro l’edilizia selvaggia che sta distruggendo buona parte del territorio? Ehhhh… perché? Forse perché politicamente non paga allo stesso modo delle manifestazioni contro il Ponte?»
«Mi deludi compare»
«E vabbè, ti deluderò pure… ma basta con questa storia! C’è una città in ginocchio, sul punto di morire e ancora andate in giro a sparlare di “delirio di svincoli, raddoppi, gallerie, varianti e viadotti…” e che saranno mai tutte queste cose! Mamma mia che obbrobrio al giorno d’oggi!»
«Certo per te che sei diventato uomo di mondo si tratterà di bazzecole, ma la città sarà un cantiere a cielo aperto per anni e Messina non può sopportate tutto questo casino»
«Ascoltami bene, prima di lavorare in Islanda sono stato per circa due anni tra la Danimarca e la Norvegia e vuoi sapere perché?»
«Sentiamo, perché?»
«La mia ditta, quella che tu non vuoi nemmeno sentir nominare, ha preso una parte dell’appalto relativo alla costruzione dell’Öresund Bridge, il ponte di 30 Km che unisce la penisola svedese alle isole sulle quali sorge Copenaghen, ebbene anche lì quell’opera è stata contestata dagli isolazionisti così come dagli ecologisti, entrambi sostenevano le stesse tesi che oggi sostieni tu, adesso però tutti sono concordi nell’affermare che quel ponte è stata la salvezza di Malmoe, una città che durante la crisi del ’91-’92 era sull’orlo del baratro. Adesso ti chiedo: qual è il modello di sviluppo che voi proponete alla città?»
«Uno sviluppo sano, fuori dagli schemi mafiosi di chi ci governa, uno sviluppo che salvaguardi l’ambiente e dia posti di lavoro veri e non falsi come quelli promessi da questo governo di fascisti. Dicono che faranno lavorare la manodopera locale, invece faranno venire tutta gente del Nord, se non addirittura dall’estero, e a noi lasceranno solo le briciole»
«Non hai aggiunto nulla di nuovo al dibattito. Ripeto: cosa proponete per velocizzare il movimento delle nostre merci, per attrarre i flussi turistici, per promuovere il nostro patrimonio culturale e monumentale… oltre a paventare un vero e proprio ritorno all’età della pietra?»
«Ma che minchia dici? Noi abbiamo fatto mille proposte e tutte giuste! Il Ponte invece creerebbe solo devastazione e miseria e poi farebbe perdere migliaia di posti di lavoro»
«Addirittura migliaia!»
«Vabbè… centinai»
«Ok, così va già meglio…»
«Sì, centinaia!»
«Mi sa che gli unici posti che si perderebbero con la costruzione del Ponte sarebbero solo quelli dei professionisti della protesta. Prendi uno come te: che minchia di figura ci farebbe il giorno dopo l’inaugurazione del Ponte? Finiresti nell’oblio e come te tanti altri… e poi il business che avete creato, vuoi mettere?»
«Che vuoi dire?»
«Magliette, gadget, adesivi, manifestazioni… insomma tutto un indotto legato alla protesta mica da ridere!»
«Mi stai offendendo»
«E perché mai, è quello che fate!»
«Perché se mai il nostro si può definire un business, e non lo è, è sicuramente un business legato allo scopo che è uno scopo moralmente elevato e utile per tutti»
«Ah, ah, ah,ah,… utile per chi?»
«Per tutti!»
«Mah… io credo che il vostro scopo sia buono e utile solo per chi ha forti interessi nell’attraversamento dello Stretto… soprattutto ora che RFI sembra intenzionata a sbaraccare il tutto»
«Vorresti forse dire che indirettamente stiamo facendo il gioco di qualche furbetto?»
«Quanto indirettamente non lo so, però è fuori di dubbio che sia così»
«Questo è troppo… mi hai stufato!»
«Dai non prendertela, in fondo ci stiamo scambiando solo delle impressioni»
«Vabbè, devo andare adesso. Pago io tutto e… piacere d’averti rivisto»
«No R., non ci pensare nemmeno… vai pure… pago io… ci mancherebbe!»
«Non se ne parla nemmeno, non vorrei passare per quello che approfitta di un amico dopo tanto tempo che non lo vede…»
«Non scherzerai mica, vero R.?»
«E vabbè, se ci tieni tanto!»
«Ciao R., buona manifestazione»
«Grazie P.»
«Speriamo possiate vendere tante magliette oggi, almeno quelle!»
«Lo spero anch’io, non per altro ma per le nostre buone opere»
«Certo, certo… ciao»
«Ciao»

Il corteo si svolse in modo ordinato e senza incidenti. Il giorno dopo P. lesse sul giornale le dichiarazioni dei manifestanti, tra cui quelle di R. secondo il quale al corteo “No Ponte” erano presenti circa 800.000 manifestanti. La verità e la democrazia sono salve, non poté fare a meno di pensare P..

*Ogni riferimento a persone, fatti o cose è puramente
casuale e frutto esclusivo della fantasia dell’autore.

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