L’accordo sulla legge elettorale? Un “macellum”!

La notizia di ieri è l’accordo raggiunto tra i partiti che sostengono il governo Monti sulla riforma della legge elettorale. Un accordo formale, certo, che dovrà essere messo nero su bianco, ma dal quale si possono già trarre alcune utili indicazioni su quale potrebbe essere il nostro prossimo futuro. Già, perché la legge elettorale non è materia di pochi esperti o che semplicemente riguarda solo i partiti, ma incide pesantemente sulla vita di tutti i cittadini. Quindi nessuno deve, o almeno dovrebbe sentirsi escluso dal dibattito.

Tornando alla legge elettorale, da una prima analisi sulle indicazioni venute fuori ieri dal vertice di maggioranza con Monti, una cosa è certa: se dovesse essere approvata, così come è stata disegnata nella bozza cui stanno lavorando Gaetano Quagliariello, Luciano Violante e Ferdinando Adornato, dal cosiddetto “porcellum” passeremmo al più significativo “macellum”, secondo la definizione data dal vicedirettore di Repubblica che, tra l’altro, pare non essere voce isolata nel criticare l’accordo di ieri.

Cerchiamo allora di capire cosa bolle in pentola.

Le linee guida che ispirano la nuova legge elettorale sono essenzialmente la possibilità da parte degli elettori di scegliere i parlamentari e il premier, i partiti non avranno più l’obbligo di indicare prima del voto la composizione della coalizione, ci saranno una soglia di sbarramento, il diritto di tribuna accordato ai partiti minori e un piccolissimo premio di maggioranza. Nel commentare tutte queste novità messe assieme il più esplicito è stato Claudio Tito su laRepubblica che ha scritto: “ La paura di perdere le prossime elezioni. Sembra questo l’architrave su cui poggia l’accordo trovato ieri dai tre partiti della maggioranza che sostiene il governo “tecnico”. […] E lo dimostra l’idea di tornare a un sistema sostanzialmente proporzionale, cancellando il vincolo di coalizione e assegnando un premio che non determina la maggioranza. Di fronte ad una instabilità, tipica degli ordinamenti e dei sistemi politici transitori, i tre principali partiti si adattano alla “corsa solitaria” e mirano a rimettere tutti ai nastri di partenza nella previsione che nessuno potrà vincere da solo. Proprio come accadde nel 1946 con la legge elettorale per l’Assemblea Costituente e nel 1948 per la prima tornata parlamentare dopo la caduta del fascismo e l’entrata in vigore della Costituzione”.

Per il momento non ci addentriamo oltre sulla riforma della legge elettorale. Sta però di fatto che i maggiori commentatori di fatti politici nostrani sono tutti concordi nell’osservare che, semmai vedrà compimento, la nuova legge elettorale manderà in soffitta ciò che di buono il bipolarismo, pur con tutti i limiti del caso, era riuscito a produrre.

Il risultato più evidente di tutta questa operazione sarà quello di far ripiombare l’Italia in una sorta di Prima Repubblica 2.0, dove ai cittadini tutto sarà concesso tranne il potere di scegliere da chi essere governati.

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