Elezioni Sicilia: meglio la verità di un giullare di corte

Il risultato delle elezioni regionali siciliane induce qualche riflessione, al di là del mero gioco elettorale. La performance del Movimento 5 Stelle non è da sottovalutare, non foss’altro per il fatto che se è vero che Grillo ha ottenuto un discreto risultato in Sicilia, è anche vero che questo è figlio di quel vento dell’antipolitica, ben intercettato dal giullare di corte, e alimentato oltre ogni misura dal mainstream mediatico. Nonostante tale situazione, molto sfavorevole ai partiti tradizionali, essi, seppur leggermente ridimensionati, tengono botta, evitano il tracollo che in molti paventavano, se non addirittura auspicavano alla vigilia del voto, e consentono ai Siciliani di non sprofondare nel caos assoluto.

Il voto di domenica in Sicilia dice anche un’altra cosa: l’uomo, quando ancora non mortificato dall’ideologia dominante, rifiuta scelte poco chiare. E Grillo sino ad oggi è una proposta che di chiaro ha poco o nulla, nonostante egli sia fortemente sponsorizzato da chi detiene i gangli del potere mediatico. Entrambi, mass-media e Grillo, per affermare il progetto che hanno in mente devono affidarsi alla parola rivoluzione, che è tra le poche parole in grado di incendiare il cuore dell’uomo.

Nell’immaginario comune la parola rivoluzione ha un valore romantico, rappresenta la possibilità, o meglio l’illusione, di poter cambiare il mondo, o quel pezzo di mondo nel quale ci capita di vivere, contando solo sulle nostre forze e sulla concezione di bene che nel tempo abbiamo elaborato. Ma questa appunto è solo una illusione poiché, sostiene Karl Bart, «quando il cielo si vuota di Dio, la terra si popola di idoli». “Idoli”, cioè “mostri” partoriti dal ventre oscuro di ideologie totalitarie le quali, pretendendo di sostituirsi a Dio, finiscono per svuotare di significato e valore la vita di milioni di persone, con risultati che, nel corso degli ultimi due secoli, abbiamo avuto modo di verificare. Purtroppo, l’uomo sembra non imparare mai dalla storia e la tentazione utopica che fermenta in quelle inesauribili fucine di miti che sono il cuore e la testa, entrambi da tenere a bada più che mai dopo la fine della cristianità, sembra rinnovarsi nel tempo.

Per quanto riguarda Grillo, allora, si può affermare che egli sia mosso da un desiderio buono, lo stesso desiderio che accomuna molti uomini – governanti, politici, semplici cittadini – che si propongono di migliorare la loro nazione o il mondo con progetti politici, economici, sociali. Tuttavia non si può non mettere in evidenza come la condizione necessaria e sufficiente affinché un tentativo politico e sociale abbia un esito positivo per la gente occorre che esso cambi gli uomini educandoli alla verità di sé. Questa affermazione diviene tanto più chiara, quanto più si pensa a personalità religiose come san Giovanni Bosco, Madre Teresa, Martin Luther King o personalità laiche come Sacharov e Gandhi i quali, grazie alla loro testimonianza coraggiosa, al loro esempio contagioso e alle loro opere capaci di rispondere ai bisogni dell’uomo, sono all’origine del miglioramento pacifico delle condizioni di vita di interi popoli. Per questo non c’è niente di più rivoluzionario e fattivo come educare un giovane a cercare la Verità e a farne esperienza con altri uomini, perseguendo un ideale di giustizia umana nella sincera ricerca religiosa e nella compagnia con Dio fatto uomo in una comunità cristiana.

Quello di Grillo allora, pur originando da un desiderio buono, rimane pur sempre un progetto ideologico e come scrive Raffaele Iannuzzi, in un suo impareggiabile libro dal titolo “Il Dio cercato”, l’ideologia è la risposta più raffinata e totalizzante alla paura della morte che attanaglia il cuore dell’uomo”. C’è solo da sperare che questa paura non sia essa stessa fonte di ulteriori tragedie umanitarie. Tragedie che solitamente prendono il nome di rivoluzioni.

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