Per lo Stato italiano la Chiesa è un affare, (aspettando il Papa)

di Filippo DI GIACOMO

A leggere le firme che in questi giorni ornano le prime pagine dei nostri giornali, sembra che per le nostre penne più illustri alzare il naso verso le finestre papali faccia sempre chic. Se poi il Papa si dimette, fa anche choc. L’informazione di questo Paese farebbe una meritoria opera civile se puntasse il naso anche altrove.

Lo sapevate che, ogni anno, le parrocchie italiane aiutano il nostro sistema sociale per almeno 260 milioni di euro, le mense per i poveri distribuiscono sei milioni di pasti, spendendo 27 milioni di euro, il banco alimentare distribuisce viveri e generi di prima necessità per altri 650 milioni, e le iniziative diocesane di microcredito contro le nuove povertà elargiscono circa 50 milioni di fondi annui ogni dodici mesi?

E che le scuole cattoliche paritarie (e non private: dopo la riforma D’Alema-Berlinguer le scuole italiane sono tutte pubbliche) fanno risparmiare allo Stato oltre 4,5 miliardi, la formazione professionale cattolica integra quella statale per circa 370 milioni di euro, mentre la sanità cattolica aiuta quella pubblica per 1,2 miliardi annui?

Nella lotta contro la droga, le Comunità ecclesiali sollevano gli enti statali per 800 milioni di euro mentre sul fronte dell’usura, la Cei eroga oltre 1,2 milioni di euro l’anno alla Consulta anti-usura e alle Fondaazioni regionali ad essa collegate. Il volontariato cattolico immette nella rete sociale e civile quasi tre miliardi e sono circa due milioni gli euro che ogni anno vanno fino ai migranti.

Per salvaguardare i beni culturali ecclesiastici la Chiesa spende circa 130 milioni di euro l’anno, per aiutare i giovani e chi ha perso il lavoro ad awiare nuove iniziative sostiene il «Prestito della speranza» (30 milioni una tantum) e il «Progetto Policoro» (un milione), per la ricostruzione dell’Aquila la Chiesa è intervenuta con 35 milioni in tre anni, mentre in quello dell’Emilia ha già erogato 13 milioni in otto mesi.

Stiamo affastellando i dati che il giornalista ticinese Giuseppe Rusconi ha raccolto nel suo libro L’Impegno che Rubettino manda in libreria proprio in questi giorni. Molto spesso, annota l’autore, i dati disponibili sono mancanti o lacunosi, per cui è da ritenersi verosimilmente che il risultato finale sia da approssimare per difetto. Lo Stato, invece, è più preciso e sono le sue statistiche a dirci che i contribuenti italiani danno alla Chiesa poco più di un miliardo all’anno. Dall’inchiesta di Rusconi emerge un dato certo: la Chiesa rende alla società civile italiana almeno 11 miliardi di euro l’anno. Siamo sicuri che a tutta la gente coinvolta in questo formicolare di opere e di presenze, interessi qualcosa di chi farà carriera in Vaticano?

Venerdì di Repubblica, 22 febbraio 2013

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