Cambia l’indice Isee «Stop ai finti poveri»

Nuovi misuratori per la ricchezza L’obiettivo? Garantire maggiore equità

di Nicola Pini

Arriva il nuovo ‘riccometro’. Il gover­no ha approvato ieri il decreto che riforma l’Isee, strumento che misura la situazione economica delle famiglie per regolare l’accesso ai servizi e alle prestazioni sociali agevolate. Dagli asili nido, ai servizi per i disabili, dalle case popolari, alle rette u­niversitarie sono molti gli ambiti di utilizzo di questo indicatore che oggi cambia veste, con l’obiettivo di fotografare più fedelmente la condizione economica reale e di rafforza­re i controlli contro le dichiarazioni infedeli. Un nuovo strumento «per evitare lo scanda­lo dei finti poveri», ha spiegato il premier En­rico Letta, e far sì che «le risorse per il welfa­re vadano alle persone che hanno veramen­te bisogno». «Abbiamo visto lo scandalo di chi andava all’università in Ferrari», ha ag­giunto il capo del governo facendo riferi­mento alle cronache dei giorni scorsi – quan­do si è scoperto che alcuni studenti laziali go­devano di trattamenti agevolati pur prove­nendo da famiglie ad alto reddito – «situa­zioni insopportabili per un Paese come il no­stro che non può buttare via le risorse e de­ve destinare il welfare a chi ne ha bisogno non a chi si frega i soldi degli altri». Sul pun­to ha insistito anche il ministro del Lavoro Enrico Giovannini: «Con la riforma – ha com­mentato – intendiamo non solo disporre di uno strumento più corretto per valutare le condizioni relative tra persone e famiglie con diverse possibilità economiche, ma anche restringere gli spazi all’evasione, ricordando che ogni presunta furberia, in effetti una ve­ra e propria ruberia, toglie un’opportunità a coloro che ne hanno diritto».

In un Paese ad alto tasso di evasione fiscale come l’Italia, il reddito dichiarato al fisco è un indicatore insufficiente e a volte ingan­nevole riguardo alla reale condizione eco­nomica. Tra le novità del nuovo Isee c’è non a caso il maggior peso assegnato al patrimo­nio immobiliare e mobiliare delle famiglie. A questo proposito vengono rafforzati i con­trolli riguardo alla ricchezza finanziaria, ve­rificando l’esistenza di conti bancari non di­chiarati, e viene ridotta l’area dell’autodi­chiarazione. Il valore degli immobili viene rivalutato ai fini Imu (invece che Ici), si ri­duce la franchigia sulla componente mo­biliare e viene considerato anche il patri­monio all’estero.

Nello stesso tempo si adotta una misurazione più ampia del reddito che d’ora in avanti includerà, accanto alle dichiarazioni Irpef, anche i redditi tassati con regimi diversi (co­me cedolare secca sugli affitti e premi di pro­duttività), i redditi esenti e i trasferimenti mo­netari da enti pubblici (assegni familiari, pen­sioni di invalidità, indennità di accompa­gnamento, ecc.). Sono previste tuttavia cor­rezioni per calibrare il peso del reddito: quel­lo che deriva da lavoro dipendente viene «ta­gliato » del 20% (fino a un massimo di tremi­la euro) e una percentuale analoga (ma con massimo di 1.000 euro) viene sottratta anche per le pensioni, le indennità, i trattamenti as­sistenziali. Peserà di più il costo dell’affitto: la deduzione sale da 5.165 a 7.000 euro annui, un importo che sale di 500 euro per ogni fi­glio convivente successivo al secondo.

Rivisto anche il peso delle invalidità che vie­ne riclassificata in tre distinte classi che go­dono di diverse franchigie: 4.000 euro per la disabilità media, 5.500 per quella grave e 7.000 per le persone non autosufficienti (cifre che vengono tutti incrementate se si parla di mi­norenni). Per le persone non autosufficienti è poi ammessa la deduzione di tutti i trasfe­rimenti quando si traducono in spese certi­ficate per assistenti domestici e personali o per la retta pagata in strutture residenziali. Per tutti c’è la possibilità di sottrarre (fino a 5.000 euro) le spese relative alla situazione di disabilità, certificate a fini fiscali. La scala di equivalenza di base, ovvero i parametri per calcolare il reddito in rapporto al numero dei componenti della famiglia, resta quella vi­gente ma sono previste maggiorazioni per i nuclei con tre o più figli e per quelli dove ci sia almeno un figlio sotto i tre anni e dove i genitori (o l’unico presente) lavorino.

Ci vorrà qualche mese prima che il nuovo riccometro diventi operativo. Dopo la pub­blicazione, serviranno i provvedimenti at­tuativi, i nuovi modelli per la dichiarazione, il sistema informativo e poi l’adozione dei nuovi regolamenti da parte dei Comuni.

© Avvenire, 4 dicembre 2013

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: