Censis, gli italiani altruisti e motivati. Cresce la fiducia

LA RICERCA. Le ambizioni personali lasciano il posto ad altri tipi di gratificazione, si registra una rinnovata voglia di aiutare il prossimo. E se l’85% degli abitanti del Belpaese si dice preoccupato, il 73% non si sente né frustato né sconfitto. Quattro su dieci dimostrano di credere ancora in loro stessi e nell’avvenire, anche se il 13 % si confessa disperato. De Rita: «La crisi antropologica ha consumato il suo slancio. Ora serve un cambio di rotta».

di Mimmo Muolo

Che cosa spinge gli italiani a cercare ogni giorno la propria realizzazione? Se fino a oggi la risposta doveva essere cercata alla voce «individualismo» oppure ad altre come «egoismo» o «competizione», in un futuro più prossimo di quanto non si creda la ricerca dovrebbe essere indirizzata in altre direzioni: «socialità, altruismo, collaborazione». In una parola «i valori». È per alcuni versi sorprendente il quadro che emerge da una indagine del Censis, presentata ieri a Roma, sotto il titolo I valori degli italiani 2013, il ritorno del pendolo. Indagine che potrebbe essere riassunta come segue: «L’egoismo è stanco, cresce la voglia di ritrovare l’altro. Cittadini preoccupati, ma non disperati». E allora che c’entra l’immagine del pendolo? Lo ha spiegato Giulio De Rita, ricercatore del Centro, presentando i dati: «I numeri dicono che la crisi antropologica ha consumato il suo slancio. Ma questo non vuol dire che l’egoismo, la passività, l’irresponsabilità, il materialismo stiano improvvisamente svanendo. Anzi sono al loro punto massimo, ma mostrano di non avere la forza necessaria per andare oltre». Di qui la metafora del pendolo. «Le energie per un’inversione di rotta ci sono tutte, ma si tratta di un’energia potenziale, che ancora non si è attivata e che è impossibile sapere dove ci porterà», ha chiosato De Rita. Tuttavia la speranza che il classico bicchiere attualmente mezzo pieno si riempia completamente esiste eccome.

Che cosa dice dunque la ricerca per alimentare questa speranza? Ad esempio che le ambizioni personali lasciano il posto ad altri tipi di gratificazione: il 40,1 per cento degli italiani si dice molto disponibile a far visita agli ammalati. È la solidarietà di base che riemerge. E questo è confermato anche da un altro dato. Il 29,5 per cento degli italiani afferma che l’idea di aiutare qualcuno in difficoltà gli darebbe moltissima carica e la percentuale resta costante in tutte le classi d’età. Insomma c’è in giro una rinnovata voglia di essere altruisti.

Non è però tutto oro quel che luccica. Se infatti il desiderio di fare qualcosa per la comunità è molto, il 45,8 per cento degli intervistati ammette di trovarsi nella condizione di chi vorrebbe fare qualcosa, ma non sa cosa. I promotori dell’indagine fanno ad esempio notare che in relazione a cose concrete («dare una mano nella manutenzione delle scuole» o «contribuire a pulire le spiagge o i boschi»), le persone entusiaste, cioè coloro che sarebbero molto disponibili a collaborare diminuiscono di molto, mentre il 37 per cento si trincera dietro un più interlocutorio «forse».

Interessante è comunque che lo stato d’animo prevalente, pur in tempi di crisi, non è quello dello scoramento o peggio della disperazione. Certamente non tutti gli italiani dormono sonni tranquilli: l’85 per cento, infatti, si dice preoccupato e il 71,2 indignato, Ma il 73,5 per cento afferma di non sentirsi frustrato e quattro italiani su dieci dimostrano di credere ancora in loro stessi e nel loro avvenire. Esiste quindi una vitalità diffusa, anche se non sempre quest’ultima approda a una fase progettuale.

Infine la ricerca del Censis ha cercato di capire «cosa dà la carica agli italiani», cioè «quali pensieri trasmettono energie positive». E in questa gerarchia dei valori è emerso che al primo posto c’è l’idea di fare qualcosa per aumentare il benessere della propria famiglia (46,2 per cento), seguito dal pensiero di vivere una storia d’amore (36,9) e da aiutare chi è in difficoltà (29,5). Andare in palestra, invece, riceve solo il 16 per cento delle preferenze. E anche questo è un dato sorprendente.

L’ultima fotografia dell’indagine è quella scattata ai giovani dai 18 ai 24 anni. Ed è una foto tutto sommato positiva. I ragazzi di quella fascia d’età sono infatti «coscienti di ciò che li circonda e, comprensibilmente, preoccupati; d’altro canto, però, non sono disperati e appaiono vitali, con tanta voglia di fare». Inoltre, contrariamente all’immagine di «mammoni» e bamboccioni», i dati dimostrano che sono orientati a dare una mano a chi si è preso cura di loro e che ora si trova in difficoltà.

In definitiva, come ha detto ieri il fondatore del Censis, Giuseppe De Rita, «quella italiana sembra una società migliorata, sotto il profilo valoriale, rispetto a qualche anno fa, anche se non ha ancora un punto forte di aggregazione». Meno ottimisti il critico e scrittore Goffredo Fofi («i valori dichiarati sono più forti dei comportamenti effettivi») e il giornalista, Massimo Franco, secondo cui «è la cultura del conflitto, il pensare sempre che la colpa sia degli altri» il male da superare.

© Avvenire, 7 novembre 2013

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