Dell’Aringa: più sinergia tra lavoro e scuola

INTERVISTA. Il sottosegretario: «Puntiamo a offrire servizi innovativi e di qualità e una migliore accoglienza nei Centri per l’impiego. Apriremo sportelli informativi in collaborazione con il Miur»

Migliorare il rapporto tra scuola e lavoro per favorire l’occupabilità dei giovani. «In collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, vogliamo aprire uno sportello informativo nelle scuole superiori per promuovere i servizi dei Centri per l’impiego», ha detto il sottosegretario al Lavoro, Carlo Dell’Aringa, ricordando che nel 2014 partirà il piano europeo “Garanzia per i giovani”. Con uno stanziamento di 1,5 miliardi di euro per il primo biennio, il progetto si svilupperà nell’arco di sei anni. «Dobbiamo cambiare comportamenti, dobbiamo fare di più», ha spiegato Dell’Aringa intervenuto alla presentazione del Rapporto giovani di Istituto Toniolo e Fondazione Cariplo, ricordando come il tasso di disoccupazione degli under 25 in Italia sia al 40% contro il 5% dei pari età tedeschi.

Come si migliora l’occupabilità dei giovani?
Puntando, per esempio, sull’alternanza scuola-lavoro, che vede l’Italia al penultimo posto tra i Paesi industrializzati, mentre in Germania è praticata dal 50% degli studenti. Nel nostro Paese, la transizione tra la scuola e il lavoro è ancora troppo complicata.

Il governo come pensa di incentivare il ricorso ai Centri per l’impiego, a cui, stando a dati Istat, appena il 5% dei giovani si rivolge per trovare lavoro?
Mettendo in campo servizi innovativi e di qualità e attraverso una capillare campagna di comunicazione e di informazione anche, come detto, nelle scuole.

A proposito di famiglie e di occupabilità: sono previsti anche servizi di orientamento scolastico più vicini alle reali necessità del mercato del lavoro?
I giovani di oggi sono senz’altro più consapevoli di un tempo delle opportunità offerte dal lavoro manuale. Dobbiamo però fare molto di più per sfatare il mito che vede i bravi studenti intraprendere il percorso accademico e gli altri, quelli meno bravi, frequentare gli istituti tecnici e professionali. Non va bene perché, così facendo, rischiamo di perdere tanti bravi tecnici per le nostre aziende.

© Avvenire, 19 novembre 2013

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