I giovani oltre gli stereotipi: studiosi e impegnati

Presentato il Rapporto 2013 di Istituto Toniolo e Fondazione Cariplo: i ragazzi dichiarano di avere molta fiducia nella famiglia e nella scuola

di Paolo Ferrario

​I giovani che non t’aspetti. Altro che bamboccioni, “choosy” (schizzinosi) e poco impegnati. Il “ritratto del giovane italiano”, che emerge dal Rapporto, curato da Ipsos per Istituto Toniolo e Fondazione Cariplo, presentato ieri alle Gallerie d’Italia di Milano, è di tutt’altro tenore e mostra una generazione (quella dei cosiddetti “millennials”, diventati maggiorenni dopo il 2000), che ha voglia di prendere in mano la propria vita, di costruire da sé il proprio futuro, ma si scontra con un sistema Paese incapace di offrire vere opportunità e sostenere chi vuole mettersi in gioco.

Il lavoro
Anche se l’80% dei giovani intervistati si dichiara «complessivamente soddisfatto» del proprio lavoro, leggendo tra le righe dell’indagine si scopre una realtà molto più articolata e, per certi versi, preoccupante, soprattutto sul versante della qualità del lavoro stesso. Il 47% del campione dichiara, infatti, una «bassa soddisfazione» del livello salariale raggiunto, anche se è costretto ad adeguarsi, mentre il 46,5% svolge un lavoro non coerente con il percorso di studio seguito. A dimostrazione di un grande spirito di adattamento, il 48% dei giovani italiani si dichiara pronto ad andare all’estero per migliorare le proprie opportunità di lavoro. Ma anche allontanarsi dalla famiglia di origine, persino espatriare non è garanzia di successo. Il 65,3% dei maschi e il 61,8% delle ragazze che ci hanno provato, dopo un periodo di autonomia lontano da casa, sono tornati a bussare alla porta dei genitori perché costretti a rientrare. In questo la crisi economica ha giocato un ruolo importante, dato che il 46,7% di chi oggi è senza lavoro, l’ha perso alla scadenza del contratto che non è più stato rinnovato.

La famiglia
Tra le certezze della vita, gli intervistati al primo posto mettono, ancora una volta, la famiglia. E questo vale sia per il nucleo di origine, sia (e a maggior ragione) per la famiglia che desiderano formare. Per il 76,5% la famiglia «tiene» e per l’84% l’esperienza familiare è stata di aiuto nel coltivare le proprie passioni e nell’affermarsi nella vita. L’87,8% trova nella famiglia di origine un sostegno nel perseguire i propri obiettivi. Forti di un’esperienza positiva, per la gran parte degli intervistati, i giovani desiderano allora formarsi una famiglia propria e la sognano numerosa. Il 57,9% delle ragazze e il 53,3% dei ragazzi vuole mettere al mondo almeno due figli e solo una minoranza (il 5,5% delle donne e il 9,3% degli uomini) pensa di non averne.

Le istituzioni
Bocciate senza appello. I giovani intervistati per il Rapporto 2013 non hanno certo risparmiato critiche alle istituzioni, verso cui non nutrono grande fiducia. Anzi, scorrendo i giudizi espressi si può appunto parlare, come fanno i ricercatori, di «solenne bocciatura». All’ultimo posto si trovano i partiti politici, che hanno ricevuto la sufficienza (voto maggiore o uguale a 6) appena dal 9,2% del campione. Non va molto meglio al governo, sufficiente per il 17%, mentre i sindacati sono riusciti a strappare un 6 al 29% degli intervistati. In cima alla graduatoria troviamo l’Unione Europea, promossa dal 41,8% dei giovani italiani, seguita dal Presidente della Repubblica (37,9%). Molta fiducia è riversata sulla scuola (promossa dal 56,8%) e sulle forze dell’ordine (56,2%). Un discorso a parte merita la Chiesa cattolica, che ha ricevuto la sufficienza dal 53,2% dei giovani. Le interviste, però, sono state effettuate prima dell’elezione di papa Francesco.

© Avvenire, 19 novembre 2011

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