Quasi due milioni per dire sì alla vita

«Uno di Noi»: le firme consegnate in tutta Europa Casini: la politica prenda atto della volontà popolare. La campagna chiede che nel bilancio europeo non si prevedano voci di spesa per la ricerca scientifica finalizzata a danneggiare e distruggere il nucleo iniziale della vita. Maria Grazia Colombo: la battaglia va avanti

Quasi due milioni di cittadini europei chiedono che il diritto alla vita abbia piena cittadinanza all’interno dell’Unione e che la ricerca scientifica ne tenga conto, bandendo e negando il finanziamento alla ricerca sugli embrioni.

Ieri al Viminale sono state consegnate le 533.591 firme della campagna “uno di noi” raccolte nella sola Italia, cui vanno ad aggiungersi le 97.433 raccolte online. Le une e le altre hanno fatto ingresso “fisicamente” nel corso della conferenza stampa convocata nella sala stampa del ministero dell’Interno. Il furgone con gli ingombranti faldoni, e il prezioso cd con le firme telematiche, è giunto con un po’ di ritardo per via dell’ingorgo scatenato nella Capitale dalle intemperie, e anche i dati sulle firme telematiche sono state aggiornati “in diretta”, nel corso della conferenza. Si tratta di una opportunità relativamente nuova offerta dal trattato di Lisbona, che da due anni prevede la possibilità di dar luogo a “iniziative dei cittadini”, le quali – una volta giudicate ammissibili alla luce dei Trattati e dei valori dell’Unione – fanno scattare l’obbligo per la Commissione europea di fornire una risposta al tema posto entro i tre mesi dalla convalida delle firme. Per la precisione si tratta di un milione 891mila e 406: questa la cifra ufficiale, al momento, delle firme raccolte nei 28 paesi dell’Unione europea per questa campagna che chiede «dignità e diritti umani fin dal concepimento», conclusasi il 31 ottobre. Al di là della validazione delle firme, e della possibilità che il numero si riveli alla fine anche più consistente, un dato balza subito agli occhi, confermato dall’eurodeputato Carlo Casini: fra le 30 “iniziative dei cittadini” proposte sin qui si tratta di quella sostenuta dal maggiore consenso, che supera anche le altre due andate oltre il “quorum” richiesto : quella sull’acqua e quella anti-vivisezione. «È un importante segnale – sottolinea Casini – in un’Europa che vive un grave deficit di valori e di legittimazione popolare».

Consistente in particolare la mobilitazione dell’associazionismo italiano, un cartello guidato da Movimento per la Vita, Forum delle Famiglie e Scienza e Vita, che Antonio Inchingoli, segretario generale dell’Mcl, e tesoriere del comitato, ringrazia per aver portato circa un terzo dell’apporto complessivo. Uno «straordinario risultato – sottolinea Casini – che mostra come nel nostro Paese sia forte la sensibilità per i temi della vita, dal concepimento alla morte naturale».

Dopo l’Italia seguono la Polonia (248.965 firme), la Germania (171.978), la Spagna (167.176), la Romania (135.563), la Francia (106.996). Questo ha consentito di andare ben oltre i limiti previsti per rendere efficace l’iniziativa, che fissano in un milione il numero minimo di firme, e in 7 Paesi quelli in cui deve essere superata la soglia proporzionalmente prevista in base alla popolazione, soglia che invece è stata superata in 20 Paesi su 28.

Naturalmente trattandosi di un istituto piuttosto giovane la ricaduta politica concreta sarà tutta da valutare. Ma, sottolinea Casini, «le strutture dell’Unione, a partire dal Parlamento, dovranno prendere atto della volontà dei cittadini, discutendo le questioni poste. In particolare – conclude il presidente del Movimento per la Vita e del Comitato – la campagna chiede molto concretamente che nel bilancio europeo non si prevedano voci di spesa per iniziative che danneggino o distruggano l’embrione umano. E che non vengano dati fondi per aiuti allo sviluppo a iniziative che ugualmente contribuiscano a tale distruzione e che anche la ricerca scientifica non venga finanziata qualora preveda l’uso dell’embrione con procedure che ne comportino la distruzione. Tanto più – ricorda – che la scienza testimonia dei grandi passi avanti fatti dalla ricerca sulle cellule staminali adulte, laddove quella sulle staminali embrionali non registra progressi, a fronte della necessità che comporta di sopprimere della vite umane». «La consegna delle firme non esaurisce la mobilitazione – ricorda la portavoce del Comitato Maria Grazia Colombo -. Essa prosegue per seguire le procedure previste a livello europeo. È un mandato di attenzione consegnatoci dai 600mila italiani che hanno firmato».

© Avvenire 11 dicembre 2013

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