Reazioni/1. Le associazioni familiari

«Ma i figli sono poco ‘valorizzati’. Sperimentiamo o si rischia l’errore». Rivalutata troppo la casa, tutti sembreranno più ricchi di un 20-30%. Si vuole uscire dal welfare?

di Andrea Bernardini

«Enrico Letta è un abile comunicatore: dice che con il nuovo Isee intende affrontare lo scandalo dei fin­ti poveri, una vera offesa per coloro che han dav­vero bisogno dei servizi del welfare. Messa in questi termini, chi potrebbe dargli torto? Poi leggi il testo del nuovo Isee e ti accorgi che suona come una mazzata anche per le famiglie oneste, che tutto hanno sempre dichiarato», commenta Ro­berto Bolzonaro, vicepresidente nazionale del Forum delle associazioni familiari e già presidente dell’Associazione delle famiglie (Afi).

È un fiume in piena Bolzonaro: «Appare evidente come con il nuovo strumento quasi tutti si scopriranno ‘più ricchi’, grazie, ad esempio, alla rivalutazione de­gli immobili ai fini Imu (e non più Ici) e alla contestuale riduzione della franchi­gia della componente mobiliare». Con quale risultato? «Se due genitori vivono con il loro unico figlio in una casa modesta di periferia del valore Imu di 30/40mila euro, si ritroveranno un valore Isee superiore tra il 20 e il 30%. Ebbene, se il loro figlio frequenta il nido, la famiglia spenderà fino a mille euro in più all’anno». Il nuovo Isee, almeno nella prima versione discussa nelle commissioni Finanza e Sociale, era stata presentata come favorevole per le famiglie numerose. Non raccontatelo però agli esponenti dell’associazione che li rappresenta: «I ritoc­chi alla scala di equivalenza – commenta Alessandro So­prana direttore dell’Osservatorio politico di Anfn – sono qui­squiglie. Quella rappresentata nel nuovo Isee è lontana anni luce dalla scala proposta dal Forum con il ‘Fattore famiglia’ ma anche dalla scala di povertà elaborata dall’Istat, secondo cui il primo figlio ha un costo pari mediamente a 0,5 volte il costo di un adulto, 0,62 il secondo, 0,78 il terzo e così via. In­somma, lo Stato continua a non tener conto dell’effettivo pe­so che si assume una famiglia mettendo al mondo un figlio. Una scelta di coppia, certo, ma orientata verso il bene co­mune: perché senza nuovi figli la società è condannata al­l’invernodemografico». «Il nuovo Isee è la cartina di tornasole di una Repubblica che non investe in politiche familiari – gli fa eco Alfredo Calta­biano, coordinatore della commissione fisco del Forum del­le associazioni familiari e consigliere na­zionale delle Famiglie numerose –. I ri­sultati sono sotto gli occhi di tutti e cer­tificati dai rapporti annuali Istat: e cioè che la percentuale delle famiglie che ar­rivano sulla soglia di povertà cresce in modo esponenziale alla crescita del nu­mero dei figli». Il dubbio: «Non abbiamo mai visto circolare simulazioni, se non per casi particolarissimi. Più volte parla­mentari a noi vicini le hanno chieste, senza esito. Il Governo continua a presentarci il nuovo Isee come uno strumento di equità. A noi sembra però che sia uno strumento per disim­pegnarsi dal welfare», commenta amaramente Caltabiano.

Tira le conclusioni il presidente del Forum delle associazio­ni familiari Francesco Belletti: «Rinnoviamo la richiesta di un periodo sperimentale del nuovo Isee e di una conseguente verifica finale a cui partecipino pure i rappresentanti delle fa­miglie. Anche perché così, dialogando con le associazioni, for­se si eviteranno i gravi errori recentemente commessi su I­mu ed esodati». «Perché poi a pagare – conclude Belletti – so­no sempre e solo i cittadini e le famiglie».

© Avvenire, 4 dicembre 2013

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