Reazioni/2. I rappresentanti dei disabili: serve più coraggio

Anffas: è una torre di Babele, in cui ogni ente locale finirà per fare di testa propria. Fish: da Palazzo Chigi sforzo apprezzabile, ma gli svantaggi per noi rimangono

di Giovanni Ruggiero

A dirla tutta, il nuovo Isee non è che faccia im­pazzire le associazioni che rappresentano fa­miglie con persone disabili. Dicono che ci sa­rebbe voluto maggior coraggio. Il ‘riccometro’ appe­na varato considera come reddito le indennità di ac­compagnamento per disabili e le pensioni di invali­dità. Il correttivo apportato per abbattere il reddito del­la famiglia in cui è presente una persona con disabi­­lità, secondo parametri prestabiliti, non è ritenuto suf­ficiente per superare questa situazione, che Roberto Speziale, presidente nazionale dell’Anffas, definisce aberrante. «Perché – sostiene – sia pure defalcate, que­ste assistenze sono considerate reddito». L’abbatti­mento del reddito della famiglia che ha tra i suoi com­ponenti un disabile è di 4.000 euro nel caso di disabi­lità media, di 5.500 euro per quella grave e di 7.000 eu­ro per quelle che comportano la non autosufficienza. «Le indennità di accompagnamento – spiega – secon­do la Costituzione hanno un fine risarcitorio e non e­conomico ». L’Anffas, che è stata sentita per la redazio­ne del testo definitivo, scopre adesso che le Regioni potranno apportare modifiche. «Sarà – prevede Spe­ziale – una torre di Babele, perché ogni ente locale farà di testa propria, quindi avremo disparità di tratta­mento ». Critico anche Carlo Giacobini della Fish che però non addossa tutte le colpe al governo. «Non po­teva fare diversamente perché deve intervenire il legi­slatore e stabilire che questi emolumenti legati a una disabilità non devono essere considerati reddito. Ap­prezzo lo sforzo fatto – aggiunge – ma la questione non si risolve con queste franchigie secondo la gravità del disabile. Se non si rimedia a questo peccato originalesuccederà che la famiglia che ha nel suo seno un disa­bile si troverà svantaggiata rispetto ad altre, a parità di reddito».

Il nuovo Isee prevede anche la deduzione delle spese certificate per i collaboratori domestici e per gli addetti all’assistenza personale, delle rette per il ricovero pres­so strutture assistenziali e delle spese (fino a 5.000 eu­ro) relative alla situazione di disabilità. «Lo strumento – dice Maurizio Bergia della Comunità Papa Giovan­ni XXIII – ha tutta la nostra approvazione negli scopi, quelli di colpire i finti poveri. Ma molte cose non van­no. Vorremmo che la scala di equivalenza fosse mag­giorata in famiglie con disabilità. Non ci sarebbe nul­la di strano, come fanno già diversi comuni italiani, ad esempio Parma. Lo stesso coraggio ce lo saremmo a­spettati dal governo». Anche Bergia sostiene che con­siderare reddito le provvidenze previste per i disabili ha un che di anticostituzionale. Non ci convince nem­meno l’intenzione di defalcare le spese impiegate per le badanti. Per chi non ha badante la pensione e l’ac­compagnamento andrebbero a far reddito».

© Avvenire, 4 dicembre 2013

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