Welfare, il futuro è nella comunità

Fondazioni bancarie in campo. Parte l’alleanza con il Non profit

di Luca Mazza

Guai a considerarlo un foglio di carta fine a se stesso. Perché vuole essere, invece, il primo passo concreto e condiviso nel percorso di costruzione del nuovo welfare. È l’ambizioso obiettivo del manifesto programmatico “Fiducia e nuove risorse per la crescita del Terzo settore“: un’alleanza siglata da più attori – dal mondo delle banche a quello delle imprese – e aperta a tutu’ coloro che vorranno offrire un contributo (non solo finanziario) per lo sviluppo di questo asse portante del sistema economico e sociale italiano. Il documento, presentato a Roma, vede tra i firmatari l’Acri (Associazione di fondazioni e di casse di risparmio), la Fondazione Cariplo, la Compagnia di Sanpaolo, la Fondazione Cariparo, la Fondazione con il Sud, il Forum del Terzo settore, l’Alleanza cooperative italiane e Banca Prossima. Ma altri soggetti pubblici e privati possono aderire online all’iniziativa attraverso il sito internet http://www.manifestoperilnonprofìt.it.

Tre le parole chiave della proposta: fiducia, integrazione e sussidiarietà. Il testo, infatti, conferma la comunione d’intenti tra la finanza specializzata nel non profit e le grandi reti di rappresentanza del Terzo settore. Adesso, però, servono anche strumenti innovativi ed efficaci per attuare una rimodulazione dello Stato sociale. «In un momento in cui il modello del welfare statale centralizzato non è più adeguato – ha sottolineato il presidente dell’Acri e di Fondazione Cariplo, Giuseppe Guzzetti – bisogna che venga integrato con un welfare di comunità, in cui pubblico e privato riescano a lavorare efficacemente insieme per il bene comune». Con quali soldi? L’Acri suggerisce una visione moderna e sinergica delle modalità d’impiego delle risorse in cui l’intervento delle fondazioni di origine bancaria (che nel 2012 hanno erogato un miliardo di euro) si combini con quello di altri soggetti del privato sociale e delle amministrazioni locali, con il welfare aziendale, con la finanza per il sociale e con la partecipazione degli stessi cittadini. «Solo così si potrà arrivare a un secondo welfare profondamente radicato nel territorio», ha aggiunto Guzzetti.

La sfida è complessa e impone il coinvolgimento delle istituzioni e della politica. Nel messaggio inviato in occasione dell’evento il presidente della Camera, Laura Boldrini, ha definito il Terzo settore «un argine al disagio sociale, che va sostenuto ed incoraggiato attraverso strumenti normativi certi». E alcuni interventi di agevolazione della fiscalità per le realtà non profit possono essere effettuati in tempi brevissimi: «Nella delega fiscale in discussione al Senato c’è un riferimento alla revisione della tassazione a fini ambientali – ha evidenziato il ministro Enrico Giovannini -. Ma c’è ancora spazio per inserire nel provvedimento la dimensione sociale che è altrettanto importante per la sostenibilità della nostra economia». Il titolare del dicastero del Lavoro promette impegno e massima attenzione da parte del governo: «La crisi non si supera senza un ulteriore investimento nel Terzo settore – ha spiegato -. Nei prossimi giorni costituiremo un gruppo di riflessione per capire, all’inizio del 2014, come cambiare una legislazione ormai datata». In attesa di novità, intanto, la macchina organizzativa è già partita. Le tappe successive alla firma del manifesto prevedono nelle prossime settimane incontri regionali di «progettazione condivisa» con gli enti locali. I primi filoni di intervento riguarderanno una campagna sull’efficienza energetica, una riflessione sull’accesso ai bandi europei e l’emissione di obbligazioni per lo sviluppo del non profit. Si lavorerà sul campo e su temi specifici, insomma. Proprio per dimostrare che la comunione di intenti non resterà solo sulla carta.

© Avvenire, 5 dicembre 2013

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