Comuni, 5mila società: «Ora basta inefficienze»

di Diego Motta

L’ultimo paradosso del sistema Ita­lia. Le società controllate dai Co­muni oggi sono diventate troppo piccole per essere davvero protagoniste della politica industriale del Paese e, nel­lo stesso tempo, rimangono troppo gran­di per non sedurre il potere politico loca­le. È questo l’enigma del cosiddetto capi­talismo municipale, quell’insieme di inte­ressi, affari e strategie che lega i sindaci al mercato. Non ci sono cifre univoche, ma secondo i rapporti più recenti disponibili diffusi dall’Anci e dalla Corte dei Conti, so­no circa 5mila le società partecipate dai Comuni in tutta Italia. Una volta, si sareb­be parlato del modello tedesco della Rwe, una sorta di super-holding capace di ac­corpare e organizzare dall’alto i vari bu­si­È ness locali, in particolare i più profittevo­li. In tempi di crisi, invece, il settore delle ex municipalizzate mantiene una logica frammentazione, perché ogni città fa sto­ria a sè e nessuno ha più mire egemoniche. Si va dalle 7 multiutility quotate in Borsa, con nomi noti al grande pubblico come quelli della milanese A2a e della capitoli­na Acea, con capitalizzazione tra i 5 e i 7 miliardi, al buco nero che sta esplodendo nel trasporto locale, come dimostra il re­cente caso dell’Amt di Genova. In mezzo ci sono aziende che si occupano della ge­stione integrata dei rifiuti, gruppi multi­servizi a cui è chiesto di assorbire perso­nale in uscita dalla pubblica amministra­zione e piccoli gioielli modello d’efficien­za. «Il punto da cui partire è uno solo – spiega Ugo Arrigo, professore di Finanza pubblica alla Bicocca di Milano –. Quali sono, in campi come questi, gli obiettivi dei Comuni? In molti casi, la sensazione è che si tentino di coprire le inefficienze ge­stionali con sovvenzioni pubbliche. È un fatto non accettabile, perché in un sistema concorrenziale, le società che non funzio­nano fallirebbero direttamente, senza es­sere salvate con i soldi dei contribuenti».

Il monitoraggio Consoc fatto dal Diparti­mento della Funzione pubblica segnalava come il risultato complessivo del settore delle ex municipalizzate segnasse un uti­le netto di circa 2 miliardi di euro, grazie soprattutto all’andamento positivo delle aziende di grandi dimensioni. La mappa delle società controllate dai sindaci, per quanto ancora incompleta, parla di un numero di partecipazioni molto più e­levato nelle regioni del Nord rispetto al Sud, con una media di tre società par­tecipate per ciascun municipio. Tut­tavia, sottolineava il rappor­to, «la maggior parte degli utili viene dalle società con partecipazione minoritaria da parte dei Comu­ni» stessi. La strada di una miglior effi­cienza passa dunque an­che da sinda­ci in grado di collaborare con soggetti privati, che abbiano a cuore la ge­stione dei servizi e l’in­teresse finale del cittadino.

Dopo il dissesto, ecco il fantasma della «cassa» per i 100 dipendenti dell’Atm di Alessandria
Il municipio è senza soldi: si resta a casa a rotazione e si utilizzano i dipendenti per pulire autobus e uffici

Cassa integrazione per dipendenti di partecipate pubbliche. Un fatto qua­si inedito che accade ormai senza suscitare grande stupore ad Alessandria. Dopo la dichiarazione ufficiale di dissesto e­conomico approvata dal Consiglio comu­nale nel luglio 2012, la città si è abituata ad affrontare le emergenze finanziarie e a met­tere in atto soluzioni impensabili fino a qual­che anno fa per la pubblica amministrazio­ne. Dai giorni scorsi l’azienda di mobilità urbana Atm (la partecipata posseduta per oltre il 90% dal Comune) è stata costretta a ricorrere agli ammortizzatori sociali. Per la prima settimana, 22 lavoratori sono rima­sti a casa: la cassa integrazione si applicherà al 25% delle ore a rotazione e quindi ogni set­timana in azienda mancherà almeno una ventina di persone, per un totale di 101 la­voratori coinvolti. Alla base della crisi c’è una carenza di liqui­dità dell’azienda, che ha portato persino a un pignoramento da 2,7 milioni di euro e­messo da Equitalia per il mancato versa­mento dei contributi aziendali Inps. Proba­bilmente si andrà verso la rateizzazione del debito, ma la difficoltà resta. «Abbiamo il bi­lancio in pareggio – dice il presidente Atm, Gianfranco Cermelli – eppure viviamo una situazione tormentata. Il problema è il ri­tardo cronico dei trasferimenti a noi dovu­ti: aspettiamo 25 milioni di euro da Comu­ne e Regione e abbiamo debiti per la stessa cifra nei confronti di fornitori, erario e Inps». L’azienda negli ultimi mesi è corsa ai ripari e ha internalizzato in parte il servizio di ac­compagnamento dei bambini sugli scuola­bus, impiegando cassieri ed ausiliari del traf­fico. E ora a pulire autobus e uffici sono di­pendenti Atm e non più le cooperative. «Ab­biamo eliminato la figura del direttore – con­tinua Cermelli – e si potranno risparmiare almeno altri 500mila euro con una riorga­nizzazione interna, grazie all’eliminazione degli straordinari, all’aumento della pro­duttività e al taglio dei costi». Insomma, la collaborazione continua anche con i sin­dacati, anche se la tensione si fa sentire: «I lavoratori – spiega Alessandro Porta (Uil) – hanno dimostrato di sapersi impegnare per dare un futuro all’azienda, accettando sa­crifici e rinunce. Ci aspettiamo che il Co­mune, in quanto proprietario, mantenga le promesse». «Ora – ribadisce Daniele Retini della Cisl – spetta alla politica fare la sua par­te, confermando realmente gli impegni sot­toscritti ». Da parte del Comune c’è la vo­lontà di credere nell’azienda, ma le casse sono quasi vuote: «Intendiamo mantenere tutte le promesse – è la risposta del sindaco Rita Rossa – e abbiamo investito per il pros­simo anno oltre 600mila euro per il rinno­vo del parco mezzi. Atm va però resa effi­ciente, anche con una riorganizzazione del personale: ci sono troppi ausiliari del traffi­co e pochi autisti. Non si poteva continua­re così». Atm non è, comunque, l’unica partecipata a risentire del dissesto in città. I settanta di­pendenti dell’azienda multiservizi Aspal (posseduta per la totalità dal Comune e at­tualmente in liquidazione) si trovano in u­na situazione ancora peggiore: metà sono in cassa integrazione a zero ore, mentre gli altri sono stati reinseriti in un’azienda spe­ciale costruita ad hoc con mansioni com­pletamente differenti. Il loro futuro è del tut­to incerto, già a partire dal nuovo anno.

La società del Campidoglio: Alto indebitamento e utili in crescita: le contraddizioni di Acea
Prima le polemiche con Alemanno, poi i messaggi (non raccolti) ai francesi: il piano Marino

È l’acronimo di ‘Azienda comunale energia e ambiente’ e in oltre un se­colo di storia ha contribuito all’e­spansione urbanistica di Roma. Acea, og­gi, si presenta come una multiutility di di­mensioni europee che opera nei settori tradizionali (idrico ed elettrico) e in nuo­vi campi d’attività dell’energia. Decennio dopo decennio, gli interessi si sono allar­gati. Eppure la storia della multiservizi re­sta ancora legata a doppio filo a quella del­l’Urbe. Non tanto per quel 51 per cento ancora nelle mani del Comune – gli altri a­zionisti principali della società quotata in Borsa sono Francesco Gaetano Caltagiro­ne (16,4 per cento) e il colosso d’Oltralpe Gaz de France-Suez (13 per cento) – piut­tosto perché Acea è da sempre al centro de­gli interessi economici e politici capitoli­ni. E proprio dal punto di vista dei rapporti con le istituzioni locali, gli ultimi mesi so­no stati particolarmente intensi.

Il periodo ‘caldo’ tra il Campidoglio e A­cea è iniziato lo scorso aprile, quando l’as­semblea degli azionisti nominò il nuovo c­da, composto da nove membri, con Gian­carlo Cremonesi presidente e Paolo Gallo amministratore delegato. Il cambio ai ver­tici diventò il motivo di scontro principa­le tra Gianni Alemanno e Ignazio Marino, al tempo in competizione per la poltrona di primo cittadino. Il candidato del Pd, in piena campagna elettorale, comprò 20mi­la euro di azioni per poter partecipare al­l’assemblea dei soci e accusare l’allora sin­daco di aver effettuato un colpo di mano, puntando il dito pure su una malagestio­ne della società («ha accumulato 2,4 mi­liardi di debiti») e sugli stipendi d’oro pre­visti per i manager. Alemanno rispedì al mittente ogni insinuazione, ricordando di aver agito rispettando modi e tempi. Ma da quando è stato eletto sindaco, Marino non è riuscito nel suo intento di rivolu­zionare il gruppo dirigente della munici­palizzata di piazzale Ostiense. Prova ne è il piano di riorganizzazione delle ex mu­nicipalizzate varato dalla giunta pochi giorni fa, dove non è previsto nessuno stra­volgimento per Acea. Del resto, a inizio ot­tobre è scoppiato addirittura un caso tra il Comune e l’azionista francese. Con un’i­niziativa irrituale per una società quotata in Borsa, infatti, il sindaco ha scritto una lettera a Gérard Mestrallet, numero uno di Gdf-Suez, auspicando, fra le varie cose, la creazione di un nuovo gruppo di manager «che abbia la fiducia di tutti gli azionisti di cui è espressione». In molti hanno letto in questa mossa dell’inquilino del Campi­doglio l’intenzione di creare un asse privi­legiato con i transalpini. Il tentativo, però, è fallito sul nascere. La risposta dei fran­cesi è stata fredda e perentoria. Poche ri­ghe e nessuna apertura al sindaco: «Agi­remo secondo le regole della Consob. La politica non ci interessa, guardiamo solo ai risultati. E in questo momento sono po­sitivi ». In effetti gli ultimi numeri dicono che la si­tuazione finanziaria è in miglioramento. Nei primi nove mesi del 2013 l’utile netto del gruppo è stato di 113,4 milioni (+79,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno scor­so). I ricavi si sono attestati a 2,627 miliar­di (invariati). Significa che le tensioni re­centi tra Campidoglio e soci non hanno influito negativamente sui conti.

© Avvenire, 8 dicembre 2013

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: