Così Ecie batte la crisi grazie alla comunione

di Daniele Garavaglia

Ci sono imprese che continuano a credere negli uomini, oltre che nei numeri, e la crisi le cambia: in meglio. È il caso della E­cie di Lainate, una realtà aziendale piccola nelle dimensioni (una cin­quantina di addetti) ma grande nel­la visione strategica e nella mission, direttamente ispirate ai principi dell’economia di comunione mes­si in pratica dal Movimento dei Fo­colari di Chiara Lubich.

«Anche quando la situazione si è fatta più critica, intorno al 2008, non abbiamo mai pensato di li­cenziare: la nostra forza sono la ca­pacità progettuale e tecnica di fare un ottimo prodotto, il cui valore è riconosciuto dal mercato mondia­­le, e quella di condurre la nostra im­presa familiare proprio come se fosse una famiglia, unita nel bene e nel male, senza lasciar fuori nes­suno»: così Erika Delfi, figlia del fon­datore Luigi che nel 1991 ha dato vi­ta alla produzione di fanalerie e strumentazioni per moto, inqua­dra la situazione delle Ecie, diven­tata nel tempo fornitrice dei più im­portanti marchi mondiali del mo­tociclismo (Ducati, Yamaha, Piag­gio, Triumph, Bmw e tantissimi al­tri). «Abbiamo tenuto duro e vinto la sfida della crisi proprio grazie ai nostri tecnici, perché tutta la pro­gettazione meccanica, ottica ed e­lettronica, sia hardware sia softwa­re, è realizzata dai nostri laborato­ri a garanzia della proprietà e dello sviluppo del know how aziendale». Un business che oggi, dopo gli ul­timi difficili anni di riduzione degli ordinativi, vale circa 10 milioni di euro e fronteggia l’agguerrita con­correnza asiatica ed europea pun­tando sempre alla miglior soluzio­ne tecnologica, grazie a un ufficio tecnico di grande qualità che sfor­na idee e innovazioni per le diver­se famiglie di prodotti richiesti dal­le case motociclistiche e, da qual­che anno, anche dai produttori di macchine agricole e di illumino­tecnica.

Ma in che modo una giovane figlia di imprenditore è riuscita nella non facile impresa di ‘entrare’ nell’im­presa di famiglia? «Dopo qualche anno di esperienza nelle diverse a­ree aziendali ho deciso di iscriver­mi al master Pmi e Competitività di Altis, l’Alta Scuola Impresa e So­cietà dell’Università Cattolica». Un percorso formativo congeniale per piccoli e giovani imprenditori, «per acquisire, oltre che più approfon­dite competenze in materie eco­nomico-finanziarie e gestionali, an­che una coscienza e una visione più ampie del ruolo di imprenditore». Il master ha consentito a Erika di sviluppare come tesi finale un project work in collaborazione con un suo cliente, per ottimizzare a­spetti legati alla catena logistica: «Abbiamo subito implementato in azienda il know how teorico e prag­matico acquisito durante il corso, migliorando notevolmente la ge­stione della produzione e della di­stribuzione ». Ora per Ecie lo sce­nario si fa ancor più interessante: l’azienda sta infatti procedendo sulla strada dell’aggregazione con un’altra primaria società del setto­re, per dare vita al più importante polo italiano della fanaleria per mo­to e automotive.

© Avvenire, 11 dicembre 2013

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