Né soldi né figli: la burocrazia beffa le famiglie adottive

Martedì la Cai deciderà la sorte delle 60 coppie che si erano affidate all’Airone onlus

In burocratese sono “procedure” ma, nella realtà, si tratta di bambini che cercano una famiglia e di coppie di sposi che vor­rebbero diventare anche genitori. Gli uni e gli altri sono vitti­me del “caso”, anche internazionale, nato intorno alle alterne vi­cende dell’associazione L’Airone onlus di Albenga (Savona), che la Commissione per le adozioni internazionali (Cai) ha prima chiu­so per presunte irregolarità, poi riaperto, poi nuovamente chiuso, salvo rinviare la decisione definitiva a una riunione convocata per martedì. Dall’esito dell’incontro dipenderà il futuro di almeno 60 coppie, che avevano avviato con L’Airone le pratiche per l’adozio­ne internazionale (per la gran parte dei casi il Paese scelto è la Rus­sia), ma si sono viste bloccare l’iter dopo la prima decisione della Cai di revocare all’associazione ligure l’autorizzazione ad operare, con conseguente cancellazione dall’albo degli enti autorizzati.

La prima delibera della Cai risale allo scorso 19 marzo ed è stata annullata dal Tar del Lazio per «sproporzionalità tra i fatti rilevati e la sanzione somministrata». Nonostante la sospensiva, la Cai ha nuovamente chiuso L’Airone con delibera del 30 luglio, facendo par­zialmente marcia indietro l’1 ottobre, con un provvedimento che autorizzava l’associazione a por­tare a termine le pratiche d’ado­zione in corso. Pochi giorni do­po, il 16 ottobre, con un’altra de­libera la Commissione stabilisce che l’associazione chiuderà de­finitivamente il 30 novembre, ma, quattro giorni prima del ter­mine, il 26, decide di rimandare l’argomento alla prossima riu­nione, convocata appunto per martedì 10 dicembre.

«Anche se nessuno ha mai risposto alle nostre petizioni – spiega Matteo Garnero, portavoce delle famiglie che avevano avviato le pratiche adottive con L’Airone – saremo presenti a Roma con una delegazione. Alla ministra Kyenge (presidente della Cai ndr.), ab­biamo a più riprese rappresentato la nostra difficile condizione, sen­za ricevere finora alcun riscontro». Al di là degli aspetti economici, che pure non sono secondari – vi­sto che la gran parte delle coppie ha già saldato quasi per intero i costi per le pratiche internazionali, che si aggirano mediamente sui 30mila euro e che, se l’adozione non andasse a buon fine, per­deranno definitivamente- queste famiglie stanno affrontando gra­vissime crisi a livello psicologico. «Tante stanno aspettando il pro­prio figlio da oltre un anno e adesso hanno di fronte la prospetti­va di ricominciare tutto da capo – spiega Garnero –. Non entriamo nel merito della decisione della Cai riguardo l’Airone. Chiediamo, questo sì, che siano tutelati i nostri diritti di genitori. Alcune cop­pie hanno già conosciuto il bambino che dovrebbe diventare pro­prio figlio e ora non sanno se lo potranno rivedere. Altre hanno fi­nito i soldi e non avrebbero più la possibilità di adottare. Ma la no­stra tragedia è anche dei bambini, la cui prospettiva è restare an­cora per chissà quanto tempo in orfanotrofio. Ci piacerebbe che martedì chi dovrà decidere del nostro e loro destino abbia la con­sapevolezza di avere davvero tra le mani la vita di tante persone».

I numeri
3.106: BAMBINI STRANIERI ADOTTATI NEL 2012
4.022: QUELLI ADOTTATI NEL 2011
55: I PAESI DI PROVENIENZA
4.000: COPPIE IDONEE ALL’ADOZIONE INTERNAZIONALE NEL 2012

© Avvenire, 8 dicembre 2013

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