Oltre cinque milioni gli Italiani che hanno rinunciato al dentista

Sono 4,7 mln gli Italiani che hanno rinunciato alle visite specialistiche, 2,9 mln non riescono più a pagare gli esami di laboratorio mentre è del 22% l’aumento dei ticket sanitari nel periodo 2009-2012

di Giovanni Ruggiero

Sanità: si taglia o no? L’allarme è vivo. Con la riduzione gra­duale della spesa pagano già gli italiani: nell’ultimo anno 5,5 milio­ni di famiglie hanno rinunciato o ri­mandato le curie dentarie; 4,7 milio­ni hanno rimandato o rinunciato a vi­site specialistiche e 2,9 milioni hanno fatto a meno a esami di laboratori.

L’Associazione italiana ospedalità pri­vata (Aiop) che ha fornito questi dati è con il fiato sospeso. Un brivido il 14 ottobre scorso quando circolò la boz­za della legge di stabilità: avrebbe ta­gliato 2 miliardi e 650 milioni nel trien­nio 2014-2016. Il disegno di legge del giorno dopo, approvato dal Consiglio dei ministri, non conteneva la man­naia sanitaria. Ma che succederà? L’Aiop, presentando il rapporto an­nuale «Ospedali & Salute» (è l’undice­sima edizione), lo chiede al ministro della Salute Beatrice Lorenzin. Poche illusioni: «Il Servizio sanitario nazio­nale – dice – intanto ha una certezza di budget di Stato, ma la nostra spesa pubblica è sicuramente minore ri­spetto ad altri Paesi». Da qui l’auspi­cio del ministro di trovare circuiti vir­tuosi, privilegiando, tra l’altro, la ri­cerca: «Veniamo da un lungo periodo – aggiunge – in cui tutte le istituzioni di questo Paese sono state demolite e tra queste, a torto, anche quelle scien­tifiche. È fondamentale che le istitu­zioni della ricerca acquistino la loro credibilità». Questo impegno, lascia intendere, denoterà anche il semestre europeo a guida italiana.

La sanità è alle strette, nota il presi­dente dell’Aiop, Gabriele Pelissero, e mostra i dati non confortanti dell’ul­timo rapporto. Eccone alcuni: lievita­zione dei ticket sanitari (22 % dal 2009 al 2012) per diagnostiche e visite spe­cialistiche, aumento dei ticket dei far­maci (63 % negli stessi anni), incre­mento del ricorso al pagamento del­le prestazioni intra moenia (51 % dal 2011 al 2012), impennate delle addi­zionali Irpef regionale che hanno toc­cato punte del 77 per cento. Di con­tro, lo Stato non s’è mostrato di mani­ca larga: la spesa pubblica pari a 61,6 miliardi (il 7 % del Pil) è la più bassa rispetto alla media Osce e dei Paesi del G7. «In questa situazione – è l’allarme Aiop – diventa sempre più difficile so­stenere il sistema sanitario italiano». È impensabile per l’associazione ri­nunciare a questo sistema per intro­durre quello delle assicurazioni indi­viduali che la famiglia italiana non po­trebbe permettersi. L’Aiop ha fatto bene i conti e sostiene che se lo Stato favorisse l’ospedaliz­zazione privata risparmierebbe sulla spesa complessiva. Calcolatrice alla mano: «Se dalla spesa degli ospedali pubblici – ragiona l’Aiop – si potesse­ro eliminare 4 miliardi di inefficienze, si scenderebbe da 52,7 a 48,1 miliar­di, mentre se quella dei privati accre­ditati aumentasse da 8,9 a 10,6 mi­liardi si arriverebbe a una spesa com­plessiva di 58,7 miliardi invece degli attuali 61,6 con un risparmio di 4,6 % rispetto a oggi».

Rimediare come? Pelissero indica due strade: «La prima: inserire una forte dose di trasparenza e semplificazio­ne nei sistemi regionali a partire dal­l’obbligo di compilazione di bilanci comprensibili per tutte le aziende sa­nitarie. La seconda: ritorno al paga­mento a prestazione di tutte le attività specialistiche e ospedaliere con tarif­fe eque e uguali per tutte mettendo fi­ne al pagamento a pie’ di lista di de­biti e deficit».

© Avvenire, 11 dicembre 2013

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