Perché i nostri figli non dicano: “Voi c’eravate e non avete fatto nulla!”

«Ci denunceranno, andremo nei Tribunali, non cambierà assolutamente nulla. Siamo pronti ad affrontare la repressione poliziesca e a patirne gli effetti. Abbiamo già conosciuto epoche di totalitarismo e non vogliamo che un giorno i nostri figli ci dicano “voi c’eravate e non avete fatto nulla”»: le parole Luigi Amicone, direttore del settimanale Tempi, commentano bene l’escalation che la “lobby gender” sta imponendo all’agenda politica del nostro Paese.

Quelle di Amicone sono parole che sento profondamente mie e sono parole che alle ore 16 di ieri, 16 dicembre, hanno spinto me ed altri uomini e donne, giovani e adulti, a manifestare davanti al Palazzo comunale. Uomini e donne, giovani e adulti, ritti in piedi, in silenzio e con un libro tra le mani in segno della formazione costante di cui tutti abbiamo bisogno. Un modo originale di manifestare, quello delle “Sentinelle in Piedi”, ricco di contenuti. La posta in gioco con l’approvazione della cosiddetta “legge Scalfarotto” è la libertà di opinione ed espressione in tema di omofobia, considerato che la legge in questione non definisce giuridicamente i confini della parola “omofobia”.

Anche a Messina, come nel resto d’Italia, le “Sentinelle” vogliono porre l’attenzione sul fatto che se da un lato va condannata ogni sorta di discriminazione delle persone omosessuali, già garantita peraltro dal nostro ordinamento giuridico, dall’altro non può essere negata la libertà a coloro che espongono pubblicamente tesi contrarie al matrimonio omosessuale, alle adozioni per le coppie composte da persone dello stesso sesso e affermano pubblicamente che la famiglia naturale è fondata sull’unione tra un uomo e una donna. Questa peraltro subisce poca attenzione da parte delle istituzioni locali e regionali. Se il disegno legge “antiomofobia” dovesse essere approvato potrebbero essere denunciati quanti su questi temi rifiutano di omologarsi all’agenda che l’ideologia gender vuole imporre anche in Italia.

Le parole di Amicone mettono i brividi, ma ieri, ritornando alle cose normali dopo la manifestazione davanti al Palazzo comunale, luogo simbolo delle istituzioni locali, sono stato pervaso da una grande certezza, ovvero che in Italia, nonostante tutto, ancora resiste un popolo che non ha abdicato al compito di costruire un mondo più giusto e migliore per tutti. Un popolo che rispetta la libertà di tutti, ma proprio di tutti, che però non tollera forme di restrizione che finiscono per nuocere al bene della persona nella sua interezza.

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