Il Natale deve essere cancellato!

20131227-173549.jpgLo ammetto: sono stato tentato dall’acquistare “L’infanzia di Gesù”, l’ultimo romanzo scritto dal sudafricano J. M. Coetzee. Sono stato tentato, ma ho desistito. Non è detto però che, finite le feste natalizie, non mi rechi in libreria ad acquistarlo, incuriosito come sono dalla sinossi e dalla frase finale del libro che è di sicuro effetto per chi nutre interessi di tipo religioso: se il Messia tornasse oggi saremo in grado di riconoscerlo?

L’interrogativo di Coetzee devono essere in molti a porselo considerato che tutti gli anni, in prossimità del Natale, non si contano i titoli dei libri dedicati alla figura di Gesù che vanno ad occupare gli scaffali delle librerie. Secondo Andrea Colombo, che su Libero ha dedicato un articolo al tema, quest’anno sono almeno 5 i titoli di scrittori importanti dedicati a Gesù: “Gesù è davvero esistito?” di Bart D. Erhman (Mondadori, pag. 366, € 19), “Tornare a Gesù” di Hans Kung (Rizzoli, pag. 254, € 20), “Gesù il ribelle” di Reza Aslan (Rizzoli, pag. 342, € 19,50), il già citato “L’infanzia di Gesù” di J. M. Coetzee e infine “Lo spirito del Natale” di Gilbert K. Chesterton (D’Ettoris, pag. 144, € 12,90).

Visti i nomi e i titoli, per chi non ha particolari preferenze o conoscenze letterarie, c’è davvero l’imbarazzo della scelta. L’interrogativo posto da Coetzee, però, richiamando il versetto 8 del capitolo 18 di Luca e il titolo di un libro scritto da Papa Benedetto XVI, pone una discriminante non di poco conto rispetto alla scelta da compiere. Chi, infatti, riconobbe in modo limpido e sincero la venuta di Gesù sulla terra è stato sicuramente quel gran simpaticone di Chesterton e dunque la scelta a questo punto pare obbligata. Bisogna davvero ringraziare la D’Ettoris Editori per quest’importante pubblicazione che consente, a chi vuole, di recuperare il vero senso del Natale.

“Lo spirito del Natale” è una raccolta di testi scritti scritti agli inizi del secolo scorso, nel pieno della temperie ateistica, attraverso i quali l’autore di “Ortodossia” recupera “i santini della nonna, in una visione di senso comune, ma non ingenua, del cristianesimo”
. La temperie ateistica vissuta dallo scrittore inglese ha impressionanti punti di similitudine con l’avanzato processo di secolarizzazione in atto in tutto l’Occidente, cui ci tocca assistere nostro malgrado. La “tradizione”, che lungo i secoli ha forgiato la nostra civiltà, oggi è fortemente messa sotto attacco come fosse qualcosa dalla quale liberarsi per giungere infine alla completa modernità cui il mondo aspira, ma che sembra essere ostacolata da quella antica pratica che qualcuno definì “oppio dei popoli”.

Oggi il Natale viene vissuto con un certo fastidio da parte dell’intellighenzia di stampo radical-chic e l’avversione agli addobbi natalizi delle città, manifestata e attuata da molte amministrazioni comunali italiane, ne è la prova più evidente. Il Natale deve essere cancellato proprio perché, come scrive Chesterton, “il Natale è inadatto alla vita moderna: la sua attenzione alla famiglia al completo fu concepita senza tener conto della dimensione e delle comodità dell’hotel moderno; il suo retaggio di rituali prescindeva dall’attuale consuetudine consolidata di conformarsi all’anticonformismo; il suo appello all’infanzia era in conflitto con le idee più progressiste sul concepimento; in base al Natale, i Bright Young Things dovrebbero sempre sentirsi vecchi e parlare come se fossero insulsi. Quella scuola di buone maniere più libera e più schietta, che consiste nell’annoiarsi con chi c’è e nel dimenticare chi non c’è, è irrisa, nella sua prima parte, dalla vecchia abitudine di bere alla salute di qualcuno e di scambiarsi gli auguri, e, nella seconda parte, dall’abitudine di scrivere lettere o spedire cartoline di Natale“.

Il Natale rappresenta per il mondo un gran fluire di significato. Il fatto che Dio abbia però deciso di farsi uomo tra gli uomini, nel tentativo di rendere lieta l’esistenza terrena di ciascuno di noi, infastidisce chi invece vede nell’incarnazione del Mistero un limite alla propria istintività e non invece la grande misericordia di un Padre che vuole la felicità dei propri figli.

Sarà pure «un ostacolo al progresso», «una superstizione», «un relitto del passato» e per questo il Natale deve essere cancellato, ma ancora oggi per molti, compreso chi scrive, il Natale “continua a ergersi dritto, integro e spiazzante: per noi rappresenta una cosa ben precisa, per gli altri un marasma d’incongruenze. Il Natale giudica il mondo moderno, perciò vogliono che se ne vada. Infatti sta andando” e c’è da scommettere che andrà sempre più forte fintanto che ci saranno editori come D’Ettoris che avranno il coraggio di pubblicare opere e autori assolutamente anticonformisti come G. K. Chesterton che ci richiamano al vero senso del Natale.

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