La legge è per la persona. L’indicazione del Papa

di Mauro Cozzoli

Nell’esortazione apostolica Evangelii gaudium Papa Francesco porta l’attenzione non solo sul dovere e l’urgenza della nuova evangelizzazione, ma anche sul «modo di comunicare il messaggio». Un «modo» – egli dice – che deve mettere in luce «l’essenziale, ciò che è più bello, più grande, più attraente e allo stesso tempo più necessario», per evitare che «il messaggio che annunciamo sia identificato con aspetti secondari che, pur rilevanti, per sé soli non manifestano il cuore del messaggio di Gesù Cristo». Insistere su aspetti secondari, procedere con «la trasmissione disarticolata di una moltitudine di dottrine che si tenta di imporre a forza di insistere», ha un effetto distorcente l’intero messaggio. Tanto più nell’oggi della comunicazione massmediale: «Nel mondo di oggi – rileva il Papa – con la velocità delle comunicazioni e la selezione interessata dei contenuti operata dai media, il messaggio che annunciamo corre più che mai il rischio di apparire mutilato e ridotto ad alcuni suoi aspetti secondari».

Il che è particolarmente vero ed evidente per il messaggio morale. Messaggio troppo spesso disarticolato e ridotto a norme di comportamento. Norme in se stesse vere. Ma, se semplicemente elencate e comandate, se freddamente proposte in modo ripetitivo, fanno perdere e dimenticare l’essenziale: il contesto di verità e di grazia della morale evangelica. «Ne deriva che alcune questioni che fanno parte dell’insegnamento morale della Chiesa rimangono fuori del contesto che dà loro senso». Di tale insegnamento vengono recepiti – ampliati spesso dai media – gli obblighi e i divieti morali. Non “passa” invece il messaggio fondativo – il mistero di Cristo e della vita in Cristo – di cui ogni obbligo morale costituisce la fedeltà operativa, la coerenza di vita. Così il Vangelo è ridotto a morale e la Chiesa ad “agenzia etica”. Mentre, il Vangelo è la lieta notizia «dell’amore salvifico di Dio manifestato in Gesù Cristo morto e risorto» e la Chiesa il sacramento nel mondo di questo amore. Per questa perdita di fontalità e centralità evangelica, aspetti secondari e derivati sopravanzano e mettono in ombra il prioritario e l’essenziale.

Di qui il richiamo insistente del Papa a ricondurre al Vangelo l’annuncio morale: «Quando la predicazione è fedele al Vangelo, si manifesta con chiarezza la centralità di alcune verità e risulta chiaro che la predicazione morale cristiana non è un’etica stoica, è più che un’ascesi, non è una mera filosofia pratica né un catalogo di peccati ed errori. Il Vangelo invita prima di tutto a rispondere al Dio che ci ama e che ci salva». «Quest’invito – rileva il Papa – non va oscurato in nessuna circostanza». La morale cristiana nasce da questo invito e consiste nella risposta che suscita. Essa sta in questa relazione: è morale vocazionale e dialogica. Non un codice di doveri e divieti – «un catalogo di peccati ed errori» – ma la risposta grata a un evento di grazia, a ciò che Dio ha fatto e fa per noi. Una risposta non verbale – un dire «Signore, Signore!» (cf Mt 7,21) – ma operativa. «Risposta di amore» che la legge morale aiuta a formulare e praticare.

Donde il monito di Francesco a centrare la proposta cristiana sul primato di Dio, della sua grazia, della sua chiamata, di cui la morale è accoglienza attuativa e fedele. Dissociare la morale da questo “primo” di Dio, e del suo invito, è inaridirne la radice teologale ed evangelica: «Se tale invito non risplende con forza e attrattiva, l’edificio morale della Chiesa corre il rischio di diventare un castello di carte, e questo è il nostro peggior pericolo. Poiché allora non sarà propriamente il Vangelo ciò che si annuncia, ma alcuni accenti dottrinali o morali che procedono da determinate opzioni ideologiche. Il messaggio correrà il rischio di perdere la sua freschezza e di non avere più “il profumo del Vangelo”».

La morale non è un “fatto” primo del vivere cristiano, ma derivato e secondo. È una fedeltà suscitata da ciò che è primo e fondante. E Francesco cita Benedetto XVI: «All’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e, con ciò, la direzione decisiva». È questo incontro il cuore del messaggio cristiano e del suo annuncio: «Si tratta – ci dice Francesco – di lasciarsi trasformare in Cristo per una progressiva vita “secondo lo Spirito”».

Di qui il richiamo non insistente, ma neppure episodico, di Papa Francesco su talune tematiche morali, e rispettive norme, appartenenti al magistero etico della Chiesa. Da taluni erroneamente interpretato (e fatto intendere) come cambiamento di magistero. Non è in atto un mutamento di dottrina morale della Chiesa sul piano normativo. Dottrina peraltro molto chiara, che il Papa presuppone e cui egli rimanda. È piuttosto in atto una ricentratura della morale su ciò che è primo ed essenziale, un riequilibrio sulla “persona” del rapporto con la “norma”, nella catechesi e nella predicazione morale. Il che ha ricadute rilevanti, apportatrici di significativi cambiamenti di mentalità, d’impostazione e di metodo, come il Papa stesso fa vedere, nell’annuncio morale del Vangelo e nei suoi operatori; e di nuova consapevolezza, incoraggiamento, rinnovata fiducia e speranza nel vissuto morale dei cristiani.

© Avvenire, 20 dicembre 2013

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