“Te Deum” o Dio per avermi fatto peccatore e pieno di limiti

20131231-184924.jpgNon ho dubbi, il mio “Te Deum” per l’anno che si conclude lo scrivo ringraziando Dio per avermi fatto accorgere di essere peccatore e pieno di limiti. Peccati e limiti che rimangono pietra d’inciampo per molti, invece ai miei occhi sono fattori da guardare con tenerezza. Commettere un peccato non è mai bello, ma se addirittura San Paolo era costretto a osservare come nonostante vedesse il bene si ritrovasse a fare il male, non si capisce per quale motivo ci si debba accanire contro se stessi.

Cancellare il peccato dalla faccia della terra del resto è la grande tentazione e il fine ultimo di ogni ideologia. Eliminare il peccato, operazione abbozzata anche da Eugenio Scalfari su la Repubblica, ha sempre a che fare con quello straordinario passaggio de “I cori de la rocca“, di T. S. Eliot, secondo il quale eliminare il peccato ha come conseguenza il tentativo di costruire “società talmente perfette dove diviene inutile essere buoni” e dove non vi è più necessità che Dio sia presente.

I limiti e i peccati sono necessari e dobbiamo imparare a guardarli con tenerezza perché, pur proponendosi di non commetterne, essi costringono ogni uomo a maturare la coscienza che senza Dio non si è altro che canne sbattute dal vento. Elevo allora al cielo il mio “Te Deum” per ringraziare di non essere saggio come Scalfari o come altre persone le quali vorrebbero essere loro a dirmi come si fa a vivere e come comportarmi per essere accettato nella loro visione puritana dell’esistenza; elevo al cielo il mio “Te Deum” per ringraziare delle quotidiane mancanze cui mi tocca soccombere; elevo al cielo il mio “Te Deum” per ringraziare Dio d’aver fatto germogliare in me oggi, dove tutto indica il contrario, maggiore consapevolezza del significato che ha per la storia dell’uomo l’incarnazione di Dio in Cristo.

Ai giorni nostri forse il Natale non ha più alcun valore e questo ci lascia esterrefatti come esterrefatto si diceva Kierkegaard* vedendo i cristiani rendere il Natale una festa facile, spensierata e normale. Noi che invece ci professiamo cristiani dovremmo avere terrore del Natale. Dio che si fa uomo è una cosa terribile! L’incarnazione di Dio in Gesù vuol dire che per salvare l’uomo occorre che Dio muoia per l’uomo e questa è una cosa dell’altro mondo. È perché non abbiamo più consapevolezza del peccato che il Natale è divenuta una festa come le altre; è perché, come Scalfari, abbiamo abolito il peccato dal nostro orizzonte esistenziale che ci permettiamo di considerare la misericordia di Dio che fa crocifiggere il proprio figlio sul Golgota un fatto come tanti altri. Viviamo senza più emozionarci. Nemmeno il Natale del Signore provoca in noi un sussulto d’emozione, tant’è che, finite le feste, torniamo alla nostra quotidianità allo stesso modo di com’eravamo prima che iniziassero: senza nessun cambiamento o conversione.

“Te Deum” o Dio per avermi fatto peccatore ed evidentemente limitato così che possa sempre desiderare la Tua presenza nella mia vita.

*S. Kierkegaard, Diari (Morcelliana, Brescia 1948, I, p. 391).

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