SCUOLE PARITARIE TRA STATO E LIBERTÀ

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È da leggere con attenzione l’intervista rilasciata da mons. Pennisi a Tempi.it riguardo le scuole paritarie che in Sicilia sono state ancora una volta colpite da una politica miope e inconcludente da tutti i punti di vista. Da genitore con due figli iscritti in una scuola paritaria mi sento chiamato in causa, anche e soprattutto per l’impegno che negli anni ho profuso a favore della libertà di educazione, non ultimo l’incontro “Il diritto alla libertà educativa” che organizzai, quasi due anni fa, a Messina in preparazione dell’incontro di tutte le scuole con il Papa che si svolse a Roma il 10 maggio 2014.

Le difficoltà delle scuole paritarie italiane sono oramai noti da anni, pur tuttavia qualche riflessione sul problema si rende necessaria per non finire ancora una volta impantanati nelle sabbie mobili di un dualismo statale – paritario che sta producendo il totale collasso dell’intero sistema scolastico.

La Sicilia ultimamente è alle prese con una altro grande problema, legato alla formazione professionale: numerosi enti di formazione hanno chiuso i battenti per via degli scandali che li hanno travolti, migliaia di operatori sono senza lavoro, schiere di giovani che vorrebbero intraprendere percorsi di formazione professionale non possono farlo. Il sistema della formazione professionale era un sistema variegato, assieme a molti operatori laici vi erano anche operatori di matrice cattolica, e tutti per anni hanno usufruito di ingenti finanziamenti pubblici. Il sistema era però tutt’altro che efficiente ed efficace, ma nessuno ha mai avanzato dubbi o critiche su come veniva gestita la formazione in Sicilia, neanche gli enti cattolici hanno mai tentato un giudizio che riuscisse a porre argini alle storture del sistema che erano evidenti a tutti. Ora la stessa storia, in Sicilia, sembra ripetersi con le scuole paritarie e allora è opportuno porsi qualche domanda per superare quel dualismo cui si faceva riferimento più su: siamo proprio sicuri che gli istituti paritari siano esenti da colpe rispetto al crearsi di una situazione che li vede sull’orlo del baratro? Il disastro formazione ha insegnato o no qualcosa a chi dirige istituti scolastici paritari?

L’esperienza maturata negli ultimi tempi mi spinge a osservare come il problema delle scuole paritarie non sia appena la discriminazione operata dalla politica, quanto l’essersi messe a scimmiottare, pure male, le scuole statali. Le scuole paritarie, che in Sicilia sono per lo più cattoliche, stanno morendo non solo per mancanza di fondi statali, stanno morendo perché il morbo dello statalismo ha colpito pure coloro che le dirigono. Oggi chi ha la responsabilità di una scuola paritaria non riesce a trovare alternative a una gestione totalmente appiattita e dipendente dalla Stato, così ci si ritrova con carismi che hanno notevolmente perso la loro funzione educativa e la creatività dei fondatori diviene sempre più un nostalgico ricordo. Vale la pena ricordare una figura su tutte, don Bosco che operò in un contesto sociale ben più difficile di quello attuale eppure riuscì a mettere in piedi numerose opere e a sostenere e aiutare centinaia di ragazzi senza aspettare che fosse lo Stato a dargli i quattrini necessari per fare quel che ha fatto.

A mio avviso il problema delle scuole paritarie non è più un problema economico quanto un problema identitario. Oggi, nel contesto di grave crisi educativa, i genitori, ancor prima che problemi di natura economica, spesso non hanno ragioni adeguate per mandare i figli in scuole paritarie preferendo le statali. Per quale motivo un genitore dovrebbe mandare il proprio figlio in una scuola paritaria se questa non offre nulla più di quel che offre la scuola statale?

Su questo aspetto i vertici delle scuole paritarie, soprattutto se cattoliche, dovrebbero interrogarsi ancor prima che recriminare sui mancati fondi ricevuti. La missione educativa infatti non può mai essere subordinata a ragionamenti di tipo esclusivamente economico. Le scuole paritarie devono scegliere se continuare a scimmiottare le scuole statali oppure liberarsi dalle catene stataliste per recuperare l’origine della loro missione.

© Tempi.it

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