Archivi della categoria: Ambiente

“Noi e la Giulia” e un Sud asfissiato dall’antimafia

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Il film “Noi e la Giulia” pare sia un film da andare a vedere per trarne positivi giudizi. Della pellicola diretta da Edoardo Leo ne parlano Ottavio Cappellani, nella rubrica settimanale “Sicilian comedi” pubblicata su La Sicilia, e Pietrangelo Buttafuoco, nel suo “Il riempitivo” pubblicato su Il Foglio, ed entrambi lo fanno per giungere quasi alla medesima conclusione, ovvero: non è con le teorie che si genera il cambiamento, bensì osservando e mettendosi al servizio della realtà.

“Noi e la Giulia” oltre a essere una commedia sarà forse anche un film di denuncia, una denuncia amara verso istituzioni che continuano a occuparsi di anacronistiche teorie antimafiose, tralasciando di intervenire laddove la criminalità spicciola rende davvero difficile la vita e ogni possibile cambiamento.

Articolo pubblicato su IMGPress.it

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#MESSINA E LA #CONTINUITA’TERRITORIALE? “CU SCECCU PIDDUMMU PURU I CARRUBBA”

Asini

Dopo anni di totale sbornia ideologica e di strenua difesa di un anacronistico concetto di difesa dell’ambiente i nodi sono venuti al pettine e tutti, finalmente, sono stati costretti a prendere atto che il mondo è andato avanti nonostante dalle nostre parti qualcuno si divertisse a fare il rivoluzionario.

Il progresso non si è fermato e in giro per il mondo, nel frattempo in cui a qualcuno piaceva osservare lo Stretto dall’alto del pilone di Torre Faro, sono state costruite infrastrutture di ogni tipo velocizzando e rendendo più fluidi e meno problematici gli spostamenti delle persone e delle merci. In giro per il mondo ci sono stati grandi cambiamenti. Non a Messina. Tantomeno in Sicilia
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Un bambino su dieci è povero

di Luca Liverani

Un bambino ogni dieci è povero. Non in qualche ‘paese in via di svilup­po’, ma qui da noi, in Italia. E la cosa ancora più grave è che un disagio che cresce: nel 2007 era­no 550mila, ora sono un milio­ne, con un’accelerazione cre­scente, se nel 2012 sono au­mentati del 30% rispetto all’an­no precedente, un aumento che al Nord è addirittura del 43%. È una fotografia drammatica quel­la scattata dal dossier ‘L’Italia SottoSopra’, il 4° ‘Atlante del­l’Infanzia (a rischio)’ stilato da Save the Children e diffuso a Ro­ma, che sottolinea la stretta re­lazione fra povertà e bassi livelli di istruzione, competenze, salu­te, opportunità di bambini e ra­gazzi.

La povertà, per un milione e 344mila minori, significa disa­gio abitativo. Del milione di mi­nori in povertà assoluta, 650mi­la vivono in Comuni in default o sull’orlo del fallimento, e per la prima volta è di segno nega­tivo la percentuale di bambini presi in carico dagli asili pub­blici, scesa dello 0,5%. Il rap­porto, che elabora dati Istat, se­gnala anche che il 22,2% di ra­gazzini è in sovrappeso e il 10,6% in condizioni di obesità. Grassi i bimbi poveri? Sembra un paradosso, ma il cibo buo­no e lo sport costano e le fami­glie hanno ridotto i consumi e gli acquisti (-138 euro in media al mese), anche alimentari.

Per libri e scuola il budget è di 11 euro mensili nelle famiglie più disagiate, cifra 20 volte inferiore a quella del 10% delle famiglie più ricche. «In questa fase di cri­si – commenta Valerio Neri, di­rettore generale Save the Chil­dren Italia – i bambini e gli ado­lescenti si ritrovano stretti in u­na morsa: da una parte c’è la dif­ficoltà di famiglie impoverite, spesso costrette a tagliare i con­sumi, dall’altra c’è il grave mo­mento che attraversa il Paese, con i conti in disordine, la crisi del welfare, i tagli dei fondi al­l’infanzia, progetti che chiudo­no. In mezzo, loro». Per Save the Children «la febbre è troppo al­ta e persistente e i palliativi non bastano più, serve una cura for­te e strutturata». E la cura è «in­vestire in formazione e scuola di qualità. La recessione non è ini­ziata soltanto 5 anni fa in conse­guenza della crisi dei mutui sub­prime o degli attacchi speculati­vi all’euro – conclude Neri – ma affonda le sue radici nella crisi del ‘capitale umano’, determi­nata dal mancato investimento, a tutti livelli, sui beni più prezio­si di cui disponiamo: i bambini, la loro formazione e conoscen­za. Sotto questo aspetto, l’Atlan­te non offre solo una mappa di ciò che non va, ma mostra bene in controluce ciò che si può e si deve fare per rimettere a posto le cose».

Per consultare l’Atlante www.savethechildren.it, con la mappa delle diverse Regioni.

© Avvenire, 11 dicembre 2013

Oltre cinque milioni gli Italiani che hanno rinunciato al dentista

Sono 4,7 mln gli Italiani che hanno rinunciato alle visite specialistiche, 2,9 mln non riescono più a pagare gli esami di laboratorio mentre è del 22% l’aumento dei ticket sanitari nel periodo 2009-2012

di Giovanni Ruggiero

Sanità: si taglia o no? L’allarme è vivo. Con la riduzione gra­duale della spesa pagano già gli italiani: nell’ultimo anno 5,5 milio­ni di famiglie hanno rinunciato o ri­mandato le curie dentarie; 4,7 milio­ni hanno rimandato o rinunciato a vi­site specialistiche e 2,9 milioni hanno fatto a meno a esami di laboratori.

L’Associazione italiana ospedalità pri­vata (Aiop) che ha fornito questi dati è con il fiato sospeso. Un brivido il 14 ottobre scorso quando circolò la boz­za della legge di stabilità: avrebbe ta­gliato 2 miliardi e 650 milioni nel trien­nio 2014-2016. Il disegno di legge del giorno dopo, approvato dal Consiglio dei ministri, non conteneva la man­naia sanitaria. Ma che succederà? L’Aiop, presentando il rapporto an­nuale «Ospedali & Salute» (è l’undice­sima edizione), lo chiede al ministro della Salute Beatrice Lorenzin. Poche illusioni: «Il Servizio sanitario nazio­nale – dice – intanto ha una certezza di budget di Stato, ma la nostra spesa pubblica è sicuramente minore ri­spetto ad altri Paesi». Da qui l’auspi­cio del ministro di trovare circuiti vir­tuosi, privilegiando, tra l’altro, la ri­cerca: «Veniamo da un lungo periodo – aggiunge – in cui tutte le istituzioni di questo Paese sono state demolite e tra queste, a torto, anche quelle scien­tifiche. È fondamentale che le istitu­zioni della ricerca acquistino la loro credibilità». Questo impegno, lascia intendere, denoterà anche il semestre europeo a guida italiana.

La sanità è alle strette, nota il presi­dente dell’Aiop, Gabriele Pelissero, e mostra i dati non confortanti dell’ul­timo rapporto. Eccone alcuni: lievita­zione dei ticket sanitari (22 % dal 2009 al 2012) per diagnostiche e visite spe­cialistiche, aumento dei ticket dei far­maci (63 % negli stessi anni), incre­mento del ricorso al pagamento del­le prestazioni intra moenia (51 % dal 2011 al 2012), impennate delle addi­zionali Irpef regionale che hanno toc­cato punte del 77 per cento. Di con­tro, lo Stato non s’è mostrato di mani­ca larga: la spesa pubblica pari a 61,6 miliardi (il 7 % del Pil) è la più bassa rispetto alla media Osce e dei Paesi del G7. «In questa situazione – è l’allarme Aiop – diventa sempre più difficile so­stenere il sistema sanitario italiano». È impensabile per l’associazione ri­nunciare a questo sistema per intro­durre quello delle assicurazioni indi­viduali che la famiglia italiana non po­trebbe permettersi. L’Aiop ha fatto bene i conti e sostiene che se lo Stato favorisse l’ospedaliz­zazione privata risparmierebbe sulla spesa complessiva. Calcolatrice alla mano: «Se dalla spesa degli ospedali pubblici – ragiona l’Aiop – si potesse­ro eliminare 4 miliardi di inefficienze, si scenderebbe da 52,7 a 48,1 miliar­di, mentre se quella dei privati accre­ditati aumentasse da 8,9 a 10,6 mi­liardi si arriverebbe a una spesa com­plessiva di 58,7 miliardi invece degli attuali 61,6 con un risparmio di 4,6 % rispetto a oggi».

Rimediare come? Pelissero indica due strade: «La prima: inserire una forte dose di trasparenza e semplificazio­ne nei sistemi regionali a partire dal­l’obbligo di compilazione di bilanci comprensibili per tutte le aziende sa­nitarie. La seconda: ritorno al paga­mento a prestazione di tutte le attività specialistiche e ospedaliere con tarif­fe eque e uguali per tutte mettendo fi­ne al pagamento a pie’ di lista di de­biti e deficit».

© Avvenire, 11 dicembre 2013

Uno tsunami solidale per sfamare il mondo

«Una sola famiglia, cibo per tutti»: la campagna mondiale della Caritas. L’iniziativa sostenuta da un video messaggio di Papa Francesco che esorta a «non girarci dall’altra parte»

di Salvatore Mazza

È partita lunedì – all’alba di quello che per noi era ancora ‘ieri’ – da Sa­moa, e a quest’ora ha già attraver­sato il pianeta. Bangladesh, Giordania, Grecia, Bosnia, Italia, Africa, America La­tina, Stati Uniti, Canada. Un’onda di pre­ghiera, e mai come questa volta si può spe­rare che diventi uno tsunami, per unire tutto il mondo nella lotta contro la fame. È la campagna globa­le che con lo slogan ‘Una sola famiglia, cibo per tutti’ la Cari­tas internationalis ha presentato ieri a Roma, sostenuta dall’«appoggio convinto» di Papa Francesco che in un suo vi­deomessaggio (che abbiamo pubblicato ieri su queste pagine) esorta, di fronte a questo «scandalo mondiale» che coinvolge «un miliardo di persone», a «non girarci dall’altra parte e far fin­ta che questo non esista. Il cibo a disposizione nel mondo ba­sterebbe a sfamare tutti». Con questa iniziativa, ha spiegato il segretario generale di Ca­ritas internationalis, Michel Roy, «vogliamo spingere i governi del mondo a onorare i loro impegni, visto che l’obiettivo di svi­luppo del millennio che prevedeva di dimezzare, entro il 2015, il numero di persone che soffrono la fame nel mondo, molto probabilmente non verrà raggiunto». Tre gli assi portanti della campagna, che ognuna delle 164 Caritas nazionali coniugherà a modo suo con iniziative ed eventi: «Educare e mobilitare per­sone e governi; agire attraverso progetti concreti; partecipazio­ne dei poveri». Un «movimento così globale può portare il cam­biamento necessario», secondo Roy, che ha spiegato come, tra le sue date importanti, avrà anche la par­tecipazione all’Expo di Milano nel 2015. Alla conferenza stampa avrebbe dovuto essere presente anche il cardinale Peter Kodwo Turkson, presidente del Pontificio Consiglio giustizia e pace, che tuttavia ie­ri era in Sud Africa quale inviato del Pa­pa al funerale di Nelson Mandela. E pro­prio all’esempio di Madiba, che «crede­va e lottava affinché i diritti e i bisogni di tutti fossero rispettati», ha richiamato Turkson nel messaggio inviato alla presentazione della cam­pagna, la quale, ha scritto, «ci invita tutti a seguire il suo esem­pio, perché quando viviamo come fossimo una sola famiglia il cibo per tutti c’è». Padre Ambroise Tine, segretario esecutivo di Caritas Senegal, ha fatto notare che in Africa e in Europa «man­cano oggi leader come Mandela, che sanno l’importanza della giustizia e della pace per il rispetto della dignità e dello svilup­po dei popoli». Tanto più che, come hanno messo in evidenza don Enrico Feroci, direttore della Caritas diocesana di Roma, e Ferruccio Ferrante, di Caritas italiana, il problema tocca anche le società sviluppate come la nostra, nella quale si stimano in circa quattro milioni le persone in povertà alimentare. Le sole Caritas diocesane promuovono 111 mense sociali, che distri­buiscono 1 milione e mezzo di pasti l’anno. Non solo: «Negli ul­timi anni c’è stato un aumento di richieste di aiuti alimentari, dal 40 al 60%, che arriva al 75% se si considerano tutti gli aiuti materiali». Nella sola Roma, ha ricordato Feroci, nel 2012 sono stati forniti aiuti alimentari a 3.805 persone, per un valore di 1 milione e 220mila euro.

© Avvenire, 11 dicembre 2013

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