Archivi della categoria: Economia

“Noi e la Giulia” e un Sud asfissiato dall’antimafia

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Il film “Noi e la Giulia” pare sia un film da andare a vedere per trarne positivi giudizi. Della pellicola diretta da Edoardo Leo ne parlano Ottavio Cappellani, nella rubrica settimanale “Sicilian comedi” pubblicata su La Sicilia, e Pietrangelo Buttafuoco, nel suo “Il riempitivo” pubblicato su Il Foglio, ed entrambi lo fanno per giungere quasi alla medesima conclusione, ovvero: non è con le teorie che si genera il cambiamento, bensì osservando e mettendosi al servizio della realtà.

“Noi e la Giulia” oltre a essere una commedia sarà forse anche un film di denuncia, una denuncia amara verso istituzioni che continuano a occuparsi di anacronistiche teorie antimafiose, tralasciando di intervenire laddove la criminalità spicciola rende davvero difficile la vita e ogni possibile cambiamento.

Articolo pubblicato su IMGPress.it

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Reset! aderisce alla mobilitazione e propone di integrare il “Manifesto per una mobilità di tutti”

Pubblichiamo il comunicato stampa ricevuto da reset! circa la manifestazione di sabato 14 febbraio circa la continuità territoriale.

Circa un mese fa abbiamo proposto l’iniziativa “#MessinaAnnoZero” che, notizia della quale non possiamo che compiacerci, è condivisa anche dal Sindaco Accorinti e dall’Assessore Pino che ce lo hanno anticipato proprio prima dell’assemblea sui trasporti nell’Area dello Stretto tenutosi nel Salone dei Mosaici di Venerdì scorso.

Chi come noi ha auspicato che gli interessi della Città vengano prima, sempre e comunque, non potrà quindi che essere presente alla mobilitazione di Sabato 14 Febbraio.
La nostra adesione è come sempre accompagnata da alcune proposte che, cosa che chiediamo formalmente e pubblicamente agli organizzatori della Manifestazione, vorremmo venissero incardinate all’interno del “Manifesto”:
1. La scelta di una mobilitazione che mira a tenere assieme tutte le forze politiche, anche in modo trasversale, non si deve però tramutare o limitare ad un’azione dimostrativa e demagogica che salvi tutti a prescindere dai rapporti e ruoli istituzionali che si rivestono. Constatiamo con piacere che anche alcuni degli organizzatori della Mobilitazione e molti dei sottoscrittori del Manifesto sono anche referenti sul territorio del Governo Renzi. Visto però che le soluzioni tecniche, anche le più innovative ed economicamente vantaggiose, avranno bisogno di un avallo Politico chiediamo, ad uno ad uno, a tutti i referenti politici di PD, UDC e NCD che parteciperanno alla mobilitazione di Sabato, ma anche a quelli che non lo faranno, di chiarire pubblicamente e di inserire nel manifesto quali misure ed impegni intendono prendere nei confronti dei propri referenti e dei propri Partiti nel caso in cui il Governo non risolva la questione accettando le proposte del territorio. Si ricordino, ma siamo certi che lo sanno benissimo, che i loro unici interlocutori restano i Cittadini che rappresentano. Se hanno senso di responsabilità ed un approccio etico alla Politica non avranno dubbi e/o difficoltà nello scegliere con chi schierarsi. In tal senso la situazione Politica nazionale e le vicende legate alla fine del “Patto del Nazareno” accrescono il peso dei nostri rappresentanti e dunque se vi sarà unità d’intenti esistono tutte le condizioni Politiche per chiedere con forza che per una volta il nostro territorio non venga depredato. Serve insomma uno scatto di orgoglio! Tale considerazione vale anche per il Presidente Crocetta che, così come gli altri rappresentanti Politici, al di là dei proclami e nel caso in cui le cose non dovessero andare come invece ci auguriamo dovranno prendere atto del fallimento e rimettere la delega che i cittadini gli hanno attribuito col voto. Insomma facciamo in modo che questa ennesima vertenza divenga una “Verifica Politica” capace di evidenziare ai cittadini le differenze enormi che esistono tra chi ha a cuore le sorti del nostro territorio e chi invece vuol fare solo demagogia, speculazione politica e gli interessi di pochi.
Onori ed oneri o meglio, o GUARDIE o LADRI DEI DIRITTI DEI CITTADINI!
2. Chiediamo a tutti i Cittadini che parteciperanno alla mobilitazione di portare con sé la propria tessera elettorale. L’obiettivo di tale proposta non è certamente quello di distruggere le tessere ma solo quello di rimarcare con forza il Nostro Diritto di Cittadinanza, il nostro essere Cittadini Italiani. Agitare tutti assieme le nostre tessere elettorali sarà un gesto simbolico di grande rilevanza capace, al tempo stesso, di sottolineare come non sia accettabile che chi ci Governa non rispetti i DIRITTI COSTITUZIONALI e ricordare ai rappresentanti Politici Nazionali, Regionali e Locali che hanno ricevuto una DELEGA e dunque prima che ai rappresentanti dei Partiti devono rendere conto ai CITTADINI.
3. Condividiamo le proposte della CISL e del Prof. Limosani poiché mirano a costruire, definitivamente e finalmente, un Piano dei Trasporti dell’Area dello Stretto serio e chiaro. Altresì, non individuando alcuna contraddizione tra tali proposte e quella dell’ORSA, consideriamo la soluzione tecnica delle Navi Bidirezionali, come quelle utilizzate per la tratta “Amburgo – Copenaghen”, complementare a quelle suggerite dalla CISL e dal Prof. Limosani poiché tali navi sarebbero capaci di migliorare il servizio e ridurre drasticamente i tempi ed i costi di attraversamento dello Stretto. Invitiamo tutti, noi per primi, a sforzarsi per individuare nelle singole proposte tecniche innanzitutto i punti di contatto e non quelli di frizione al fine di ELABORARE UNA PROPOSTA OPERATIVA UNICA E CONDIVISA. Crediamo ve ne siano le competenze e le possibilità anche perché, vista la gravità della situazione, alternative non ne intravediamo.

reset c’è!

Banche popolari: la #voltabuonapertutti o ancora la #voltabuonapergliamici?

Squali a pranzo

Sul decreto varato dal governo, il cosiddetto Investment Compact, che tra le altre cose impone alle banche popolari di trasformarsi, entro diciotto mesi, in spa si è detto e scritto molto tanto che chiunque voglia farsi un’idea di cosa c’è in ballo con questa operazione, navigando in rete, non ha che l’imbarazzo della scelta. Anche su IMGPress abbiamo scritto sul tema. C’è però un aspetto di tale operazione che sembra essere stato poco approfondito e riguarda l’incredibile modalità con cui si è arrivati al decreto e la Borsa che per due giorni è stata completamente lasciata in balia delle peggiori speculazioni finanziarie.

Un aspetto quello delle speculazioni che ha chiaramente messo in evidenza come il sistema finanziario italiano sia arretrato e con poche regole. Nei giorni precedenti l’annuncio delle riforma si è infatti registrata un’intensa attività sui titoli di alcune banche popolari quotate in Borsa tanto da far nascere il sospetto che
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Pasolini distingue tra progresso e sviluppo

La distinzione operata da Pasolini tra progresso e sviluppo e un po’ la stessa distinzione che passa tra il governo di una nazione e Renzi.

Rottami arrugginiti accatastati in un’officina abbandonata

Bastano alcuni semplici criteri per giudicare il mondo sub-urbano che di riflesso acquisiamo attraverso i mezzi d’informazione di massa: tutto quanto produce maggiore intensità di vita, di salute morale e fisica, è buono; tutto quanto invece ferisce la vita, la falsa e l’avvilisce, è cattivo.

Vediamo molte cose cattive ai nostri giorni, questo è fuori discussione. La fame e la mancanza di un lavoro decente per molti costituiscono uno stato di miseria cronica, che persino anni di prosperità generale non sono riusciti a debellare. Fame e privazione stanno giungendo a livelli tali che la società è incapace di affrontarle. Innumerevoli disoccupati reclamano un po’ di pane per sé e i propri cari. Non c’è quasi più posto nelle mense per accogliere la massa dei morti di fame, che giornalmente battono alle loro porte, supplicando che si dia loro alloggio e nutrimento. Tutti gli istituti di beneficienza hanno o stanno esaurendo le risorse disponibili, nello sforzo di nutrire gli ospiti affamati che provengono da ogni luogo delle città. Le sedi di quello che possiamo definire l’Esercito della Carità sono invase giorno e notte da orde di miserabili, affamati, che non possono ottenere nessun soccorso da nessuna parte.

Forse questa critica molti tenderanno a considerala troppo pessimistica. Al contrario è da ritenere tra le più ottimistiche. Per capire come funziona il mondo è necessario misurare l’umanità meno dalle aggregazioni politiche che dagli individui. La società cresce, mentre le macchine politiche vanno in pezzi e diventano ferri vecchi. Per gli uomini e le donne meritevoli di felicità si prospetta un grande e lieto futuro. Ma per l’apparato politico che li dirige così male, invece il destino è quello di rottami arrugginiti accatasti in una vecchia officina abbandonata.

Trasponete ora questa analisi sulla sola città di Messina e avrete chiaro come la salvezza non verrà dalla politica, bensì sarà opera di quelle realtà sociali che qualcuno, con estrema lungimiranza, ha definito “minoranze creative”.

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Genovese e la gallina dalle uova d’oro da spennare

Gallina dalle uova d'oroSi dice che gli affari, quelli veri, si consumino nelle segrete stanze di alcuni potenti. Così si è detto, per esempio, di Francantonio Genovese e dei suoi presunti “affari” nella formazione, omettendo però di raccontare degli “affari” preelettorali che si concordarono, alla presenza del satrapo pappagone, a cena in una villa di Circuito Torrefaro. La stessa villa che gli inquirenti indicano come sede della Calaservice S.r.l., nonché residenza dell’on. Genovese. Misteri della giustizia e dell’informazione, vittime rispettivamente della sindrome da delirio d’onnipotenza l’una e della sindrome da giornalismo collettivo l’altra. Giustizia e informazione che usano la stessa tecnica: puntato il “cattivo” di turno rivolgono a lui tutta l’attenzione sino ad annientarlo col risultato di distogliere l’attenzione su tutte le altre importanti questioni che riguardano i cittadini.

E’ in contesti di questo tipo che gruppi di potere, quelli veri che agiscono all’oscuro di tutto e tutti, realizzano affari d’oro a discapito dell’interesse collettivo. Nessun organo d’informazione, tanto per fare un esempio, si sta occupando delle prossima gallina dalla uova d’oro che in molti sono pronti a spennare e che prende il nome di “Aree Zir e Zis” (non si esclude che le indagini su Genovese riguardino anche questa imminente spartizione, giusto per eliminare uno scomodo competitor!).

Non è un caso che oggi, mentre tutti si ritrovano a banchettare alle spalle dei Messinesi, l’unica vera opposizione esistente a Messina, ovvero la consigliera comunale Nina Lo Presti, stia puntando l’attenzione sull’importante questione dell’assenza di un Piano particellare degli espropri, nelle aree ex Asi, oggi di competenza Irsap, che potrebbe dar vita a dannose speculazioni a favore dei soliti noti. E’ un dato di fatto che allo stato attuale «sovrapposizioni tecniche, politiche e normative rischiano di confondere e dilatare strumenti e percorsi che dovrebbero essere trasparenti, legali e realizzati nell’interesse della collettività» ma che invece rischiano di produrre, come al solito, e all’ultimo momento utile, cambi di destinazione d’uso delle attività esistenti per consentire che «parametri di tipo economico/privatistico finiscano per prevalere su una complessiva strategia urbanistica in funzione di un superiore interesse collettivo».

Ecco non verremo che, intenti come siamo a liberarci dal male assoluto e dal cattiverio che gli ruota attorno, noi cittadini la prendessimo comunque in quel posto senza accorgercene e col benestare della magistratura, dell’informazione e della sempre indignata opinione pubblica.

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Il Papa incontra la scuola «pubblica, cioè statale e paritaria» il 10 maggio. «Va difesa a ogni costo»

Monsignor Galantini (Cei) rilancia l’incontro del 10 maggio a San Pietro: «La scuola pubblica, statale e paritaria, va difesa a costo di qualsiasi sacrificio. Non deve dare risposte ma mettere in mano agli studenti gli strumenti critici per stare nel mondo»

scuola bambini zaino«Non esiste la scuola pubblica e la scuola privata. C’è solo la scuola pubblica, che può essere statale e paritaria». Lo ha detto ieri il segretario generale “ad interim” della Cei, monsignor Nunzio Galantino, durante la conferenza stampa al termine del Consiglio permanente. Che ha anche ricordato e rilanciato l’incontro del 10 maggio tra il mondo della scuola e papa Francesco. «Non è intenzione della Cei portare in piazza San Pietro la gente per dire “abbiamo bisogno di soldi”. Siamo tutti consapevoli della crisi economica che non risparmia neanche i beni di prima necessità», ha affermato monsignor Galantino. Tra questi, però, «la scuola va difesa e promossa a costo di qualsiasi sacrificio perché ne va della salute pubblica e della stessa democrazia».

Per far questo, secondo il segretario generale ad interim della Cei, «occorre evitare che la scuola sia aggredita dall’ideologia di chi vuole ridurla a un sapere funzionale al mercato oppure orientato a una visione prefabbricata della realtà. Essa è piuttosto l’esperienza di crescere insieme attraverso un confronto serrato con tutte le forme della conoscenza. Solo persone libere e critiche possono dar seguito a una società giusta e aperta».

Ad accogliere il mondo delle scuole in piazza San Pietro ci sarà naturalmente papa Francesco. «Non c’è testimone migliore per assicurare a tutti che la Chiesa intende promuovere la scuola per il bene di tutti, a favore di ciascuno. Il Pontefice avrà sicuramente qualcosa di bello da dire. La scuola deve recuperare il suo ruolo fondamentale: non deve dare risposte ma mettere in mano agli studenti gli strumenti critici per stare in modo consapevole in questo mondo».

© Tempi.it

Il 12,7% delle famiglie italiane vive in condizioni di povertà

Il rapporto Istat sulla coesione sociale: «Nel 2013 diminuiscono i contratti a tempo indeterminato e l’assunzione è ormai un miraggio»

Non era necessaria la conferma, ma se qualcuno l’aspettava, oggi è arrivata firmata dall’Istat: il numero medio di lavoratori dipendenti con contratto a tempo indeterminato nel 2013 è diminuito rispetto all’anno precedente (-1,3%) attestandosi a quota 10.352.343. È quanto emerge dal Rapporto sulla coesione sociale 2013 dell’Istat che conferma quanto ormai il posto fisso sia sempre più un miraggio.

I GIOVANI – Soprattutto per i giovani: il fenomeno ha riguardato infatti gli under 30, diminuiti del 9,4%. Nel periodo 2010-2013 il peso dei giovani rispetto al complesso dei lavoratori dipendenti con contratto a tempo indeterminato è passato dal 16,8% al 14,0%. Ma non solo. Il rapporto sulla coesione sociale svela anche che in Italia la povertà relativa è ormai ai massimi storici: «nel 2012 — fa sapere l’Istat — si trova in condizione di povertà relativa il 12,7% delle famiglie residenti in Italia e il 15,8% degli individui. Si tratta dei valori più alti dal 1997, anno di inizio della serie storica». I poveri in senso assoluto sono raddoppiati dal 2005 e triplicati nelle regioni del Nord (dal 2,5% al 6,4%).

I POVERI – La povertà assoluta colpisce invece il 6,8% delle famiglie e l’8% degli individui. Un dato raddoppiato dal 2005 e triplicato nelle regioni del Nord (dal 2,5% al 6,4%). A conferma di ciò il rapporto evidenzia che, sempre l’anno scorso, la retribuzione mensile netta è stata di 1.304 euro per i lavoratori italiani e di 968 euro per gli stranieri. Rispetto al 2011, il salario netto mensile è rimasto quasi stabile per gli italiani (4 euro in più) mentre risulta in calo di 18 euro per gli stranieri, il valore più basso dal 2008. Quasi un pensionato su due (46,3%) secondo l’istituto di statistica, ha un reddito da pensione inferiore a mille euro, il 38,6% ne percepisce uno fra mille e duemila euro, solo il 15,1% dei pensionati ha un reddito superiore a duemila euro.

I PENSIONATI – Dal 2010 al 2012 il numero di pensionati è diminuito mediamente dello 0,68%, mentre l’importo annuo medio è aumentato del 5,4%. A fronte di tutto ciò il rapporto rileva che il tasso di disoccupazione nel 2012 ha raggiunto il 10,7%, con un incremento di 2,3 punti percentuali rispetto al 2011 (4 punti percentuali in più rispetto al 2008). Il tasso di disoccupazione giovanile ha superato il 35%, con un balzo in avanti rispetto al 2011 di oltre 6 punti percentuali (14 punti dal 2008). Non mancano i segnali di fiducia come quello delle imprese che sale ancora a dicembre attestandosi al massimo da luglio 2012. In particolare, l’indice calcolato dall’Istat si attesta a 83,6 da 83,4 di novembre. L’andamento dell’indice complessivo, spiega l’istituto, rispecchia «un miglioramento significativo della fiducia tra le imprese del settore delle costruzioni, una crescita lieve per le imprese manifatturiere e dei servizi di mercato, mentre risulta stazionaria la fiducia delle imprese del commercio al dettaglio».

© Corriere della Sera, 30 dicembre 2013

Il Sud Italia in profonda crisi: per le imprese è un Mezzogiorno di fuoco

Dal Rapporto Confindustria si evince che al Sud in sei anni sono andati in fumo 43 miliardi di Pil. L’economia del Meridione paga un conto carissimo alla crisi e i fondi europei rappresentano l’ennesima occasione sprecata. Per il ministro Trigilia spesso «i comportamenti della Pa non sono efficaci ed efficienti» fatto sta che le difficoltà del Meridione a superare la congiuntura negativa sono evidenti e dal 2007 a oggi si sono persi ben 600mila posti di lavoro e 30mila imprese A pagare il prezzo più alto sono state le aziende piccole: per loro il fatturato è calato del 9,3%

di Giuseppe Matarazzo

I numeri sono da bollettino di guerra. L’eco­nomia del Mezzogiorno già fortemente de­pressa di suo, al termine di sei anni di crisi, dal 2007 al 2013, si è polverizzata: persi 43,7 mi­liardi di euro di Pil, 30mila imprese e 600mila posti di lavoro. I dati arrivano da Confindustria – Studi e Ricerche per il Mezzogiorno pubbli­cati nel volume ‘Check up Mezzogiorno’. Un’a­nalisi dettagliata che fa emergere le difficoltà del Meridione a superare l’ultima coda della crisi, quella di quest’anno, con una impressio­nante moria di imprese: nei primi nove mesi del 2013, quasi 100mila imprese hanno cessa­to la loro attività, a un ritmo di 366 cessazioni al giorno. Ben 2.527 sono le aziende fallite. Con­frontando, aperture e cessazioni dal 2007 al 2013, si sono ‘perse’ circa 30mila imprese, di cui circa 15mila solo nei primi 9 mesi del 2013. Un confronto che dà l’idea di quanto stia suc­cedendo oggi al Sud.

Eppure dal check up emergono anche alcuni se­gnali che indicano un rallentamento della ca­duta. Fra gli indici di speranza, l’aumento del­le società di capitali (+3,2% nel 2013) e il rad­doppio delle imprese aderenti a contratti di re­te, mentre il clima di fiducia delle imprese del Sud è tornato ai livelli dell’estate 2011. Duran­te la crisi alcune aziende si sono anche raffor­zate: si tratta delle imprese di media dimensio­ne, che vedono crescere il proprio fatturato (+8,2%), così come le grandi imprese (escluse le raffinerie), che lo accrescono seppur di po­co. A pagare la crisi sono invece le piccole a­ziende con un calo del 9,3% tra il 2007 ed il 2012. Sia le une sia le altre soffrono il credit crunch: gli impieghi nel Mezzogiorno continuano a scendere (9,3 miliardi in meno rispetto al 2012), mentre i crediti in sofferenza hanno superato i 31 miliardi, cioè l’11,1% del totale. L’andamen­to dell’export spiega una parte dei risultati: le esportazioni si sono ridotte nel III trimestre 2013 del 9,4% rispetto al III trimestre 2012. Si tratta di risultati condizionati dal calo della siderur­gia e degli idrocarburi, mentre segnali positivi fanno registrare i prodotti alimentari e quelli chimici.

In un Mezzogiorno che viaggia a livelli di di­soccupazione record, soprattutto fra i giovani (oltre il 47%), è evidente che serve un’inversio­ne di marcia. Che deve partire dal Sud stesso. Da una nuova cultura, da nuove politiche, da nuove classi dirigenti che liberino il territorio dallo schiavismo della clientela e dell’assisten­za.

Una grande opportunità sprecata negli ultimi vent’anni è stata quella dei fondi europei. Mi­liardi dispersi in mille rivoli, utilizzati come so­stitutivi dei fondi ordinari per garantire l’esi­stente e non come aggiuntivi per creare svilup­po. Per il Sud è l’ultima chiamata. Nella ripresa del Sud, sottolinea lo studio Confindustria-Srm, un ruolo importante lo potranno giocare pro­prio le risorse disposte dalla politica di coesio­ne, nazionale e comunitaria, se verranno «im­messe rapidamente nel circuito economico». Sono circa 60 i miliardi di euro, tra risorse dei fondi strutturali 2007-13, del Piano d’Azione Coesione, del Fondo Sviluppo e Coesione, che potrebbero essere rapidamente trasformati in investimenti pubblici e privati, e costituire un volano straordinario di crescita economica. Senza contare le risorse del ciclo di program­mazione 2014-2020 che sta per aprirsi. Su que­sto sta lavorando in particolare il ministro Car­lo Trigilia, che proprio ieri, in Consiglio dei mi­nistri ha presentato una informativa sugli in­terventi urgenti a sostegno della crescita con u­na riprogrammazione di fondi Ue per 6,2 mi­liardi. Lo stesso ministro, parlando a Palermo per la presentazione del rapporto 2013 della Fondazione Res, giorni fa, ha rilevato come «spesso i comportamenti della pubblica am­ministrazione non sono efficaci e efficienti, que­sto genera una minore fiducia negli operatori». Un sistema che non aiuta a generare sviluppo. «Siamo tecnicamente in fondo a un ciclo – ha detto il presidente della Svimez, Adriano Gian­nola – perché pare che peggio di così non si pos­sa andare, ma la luce in fondo al tunnel è dav­vero flebile, in coerenza con le attuali politiche: siamo tornati indietro di quasi 20 anni al Sud, con situazioni completamente diverse rispet­to all’Europa». Con un problema ‘silenzioso’ che riguarda i pesanti tassi di emigrazione gio­vanile: «Restare o partire – osserva Giannola – dipende molto dall’ambiente in cui si vive e da quanto un territorio riesce a offrire in termini di sviluppo, di sperimentazione e di propen­sione all’innovazione». Il rischio è la desertifi­cazione, industriale e umana, di un pezzo di Paese. «Bisogna resettare tutto, l’Italia non può restare in questa situazione». 

© Avvenire, 28 dicembre 2013

Il riscatto del Sud può partire dal Terzo settore

Le esperienze della Fondazione con il Sud. Borgomeo: «Il vero gap è sociale»

di Giuseppe Matarazzo

Ci sono numeri che sembrano inchiodare tutto il Sud a un destino amaro. Irreversibile. Di declino. Imprese che annaspano e giovani che fuggono. E poi ci sono storie che raccontano un Sud possibile. Che dimostrano che fare impresa è possibile anche lì. Giovani, associazioni, aziende che ci provano. E ci riescono. Che si guardano attorno e sfruttano le opportunità che ci sono. Fondi europei, ma anche i finanziamenti di enti privati che investono e sostengono progetti di riscatto.

È il caso della Fondazione con il Sud, ente non profit privato nato nel 2006 dall’alleanza tra le fondazioni di origine bancaria e il mondo del terzo settore e del volontariato, che ha sostenuto oltre 470 iniziative, coinvolgendo nelle partnership di progetto oltre 5.500 organizzazioni ed erogando oltre 104 milioni di euro. Con bandi che riguardano soprattutto le fasce deboli, i giovani, gli immigrati.

Così ecco che a Palermo si bandisce un concorso di idee rivolto ai giovani neolaureati palermitani, «Progetti in cantiere» per rilanciare il settore turistico, la gestione dei beni monumentali e artistici e promuovere una nuova visione dell’artigianato fondata sull’utilizzo di materiali da riciclo e riuso (scadenza il 25 gennaio). A Bari, al quartiere Libertà, nascerà invece un polo della legalità: l’Istituto Salesiano SS. Redentore, promotore del progetto di sviluppo locale “Finis Terrae”, ha ricevuto dal Comune un appartamento confiscato alla criminalità per trasformarlo in un centro servizi. In Basilicata, in provincia di Potenza, si è realizzato il polo lucano dell’accoglienza, della cultura e del turismo sociale: un progetto da 800mila euro per sviluppare iniziative basate sul messaggio sociale di San Gerardo Maiella e rivolte a valorizzare le caratteristiche culturali, naturalistiche e religiose del territorio.

Esempi di un dinamismo che contagia. I primi di dicembre è stato lanciato il Bando volontariato 2013 (www.fondazioneconilsud.it) con finanziamenti per un totale di 10 milioni di euro. L’obiettivo – ha speigato il presidente Carlo Borgomeo – è «accrescere l’impatto sociale sulla comunità delle reti nazionali e ampliare l’offerta dei servizi ai cittadini». Borgomeo, autore di «L’equivoco del Sud» (Laterza), punta proprio sul gap sociale: «Il Sud è meno ricco del Nord, ma la distanza più grave è nei diritti di cittadinanza, nella scuola, nei servizi sociali, nella cultura della legalità. È da qui che bisogna ripartire convincendosi che la coesione sociale è una premessa, non un effetto dello sviluppo».

© Avvenire, 28 dicembre 2013

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