Archivi della categoria: Esteri

Una nuova Lepanto sarà possibile?

I terroristi sono alle porte dell’Italia. “Siamo a Sud di Roma” hanno annunciato quelli dell’Isis e noi, anziché rispondere con un perentorio: “Siamo a Nord della Libia e stiamo arrivando per asfaltarvi”, abbiamo risposto nel solo modo in cui sappiamo rispondere: la codardia! I tempi sono mutati ma noi, come ha dichiarato recentemente il card. Scola, continuiamo a guardare quel che sta accadendo nel mondo islamico «con il nostro tipico atteggiamento borghese» ovvero «seduti sulle nostre belle poltrone con il whiskey in mano, dicendo chi sbaglia e come, e risolvendo i problemi in quattro e quattr’otto».
 
I tempi sono cambiati, ma dalle nostre parti si preferisce continuare come se nulla fosse. Si minaccia la guerra, salvo poi farsela sotto; i soliti pacifintiborghesi di sinistra inneggiano, come sempre, a inutili interventi di peacekeeping; l’Europa, nel completo delle sue istituzioni, tergiversa perché non sa minimante che decisione adottare; l’America ha tutto l’interesse affinché l’Europa sia scenario di nuove guerre (vedi la crisi in Ucraina) e il Mediterraneo la solita instabile melma sociale ed economica. Non dimentichiamo, inoltre, che la Libia oggi è quella che è per la scellerata guerra che Francia, America e Napolitano hanno voluto muovere nei confronti del colonnello Gheddafi, il quale poteva avere tutti i difetti di questo mondo, ma il territorio sapeva bene come controllarlo.
 
Grazie ai soliti illuminati della sinistra radical-chic, che hanno individuato in Gheddafi l’uomo da abbattere a tutti i costi (era pure amico di Berlusconi!) per costruire un mondo più giusto (quando finiremo per dare ascolto ai sinistrati sarà sempre tardi!), oggi non solo ci ritroviamo con focolai di guerra sparsi per tutto il nord Africa, ma ci tocca porre rimedio a un disastro che ogni probabilità avrà conseguenze nefaste per noi tutti.
 
Quel “siamo a sud di Roma” non è appena un annuncio: è un monito! Un monito che non dobbiamo commettere l’errore di sottovalutare. Purtroppo la reazione della politica italiana lascia presupporre che tale monito sarà l’ennesimo campanello d’allarme lasciato cadere del vuoto. Anni e anni di governo mondiale plasmato da una becera cultura progressista non ci consentirà di intervenire come dovremmo contro i terroristi dell’Isis.
 
Siamo stati svuotati di ogni significato, le nostre vite oggi poggiano quasi esclusivamente sull’aspetto materiale della realtà, il fattore metafisico si è fatto di tutto per cancellarlo dal nostro orizzonte di vita e non abbiamo più nulla per cui valga veramente la pena lottare. Non è un caso che oggi il filosofo francese Fabrice Hadjadj, in un bellissimo articolo pubblicato sul settimanale Tempi, affrontando la minaccia che l’Isis rappresenta per l’Occidente, ha posto una domanda a tutti noi: “Abbiamo ragioni forti affinché San Pietro non conosca la stessa sorte di Santa Sofia?”. E’ evidente che il nostro futuro sarà fortemente segnato dalla risposta che riusciremo a dare all’interrogativo posto da  Hadjadj.
 
Nell’attesa di riuscire a trovarla questa risposta non ci rimane che aggrapparci e pregare per il vescovo di Tripoli, che ha dichiarato di non avere nessuna intenzione di lasciare la città, e per tutti i suoi cristiani nella speranza che il loro coraggio e il sangue del loro martirio svegli le nostre coscienze.

@censurarossa

Articolo pubblicato su IMGPress.it

Annunci

La Francia investe sul Terzo settore. Pronti 500 milioni

Obiettivo 100mila posti. Sì dal Senato alla legge

Per contrastare e superare la crisi, la Francia prova a sfoderare l’asso nella manica del terzo settore, ovve­ro quello promosso da organismi cooperativi e mu­tualistici, associazioni e fondazioni. Un testo di legge per fa­vorire la cosiddetta ‘economia sociale e solidale’ è stato ap­pena adottato in prima lettura al Senato e il governo sociali­sta ha già anticipato le prossime mosse. Benoit Hamon, mi­nistro incaricato del terzo settore e dei consumatori, pro­mette che la nuova Banca pubblica degli investimenti «irri­gherà il settore a livello di 500 milioni di euro e proporrà de­gli strumenti di finanziamento ad hoc », con l’obiettivo espli­cito di creare 100mila posti di lavoro in pochi anni.

Rispondendo ad Avvenire, il ministro assicura che la Francia promuoverà dei ponti internazionali in materia: «Sulle rive del Mediterraneo esiste una vera tradizione cooperativa e dobbiamo dunque strutturare questa collaborazione medi­terranea in modo più forte. Può divenire un testimone di que­st’Unione mediterranea che fatica a trovare talvolta modi e materia per organizzarsi».

Poi Hamon esterna una nota amara sul fronte continentale: «Se quest’economia sociale e solidale, che è un capitolo in­tero dell’economia europea, fosse stata un po’ più valorizza­ta dalla Commissione e dall’Unione europea, sarebbe stato un bene. Invece, non abbiamo fatto finora il necessario. È un modello di cui andar fieri e non bisogna considerarlo una re­miniscenza del passato. È perfettamente moderno voler crea­re, innovare, ma anche ridistribuire e scommettere a lungo termine».

Il mese di novembre è stato in Francia anche quello del ter­zo settore, con oltre 1.700 incontri ed eventi di sensibilizza­zione in tutto il Paese, compresa la VI edizione del Forum internazionale dei dirigenti dell’economia sociale e soli­dale, che include nel proprio comitato scientifico esperti di ogni continente, compreso l’economista italiano Stefa­no Zamagni, membro della Pontificia Accademia delle Scienze sociali.

Nel corso dell’evento, Thierry Jeantet, presidente dell’ente organizzatore (l’associazione ‘Les rencontres du Mont­Blanc’, con statuto consultivo all’Onu), ha a sua volta indi­cato il Mediterraneo come nuova frontiera prioritaria. Per questo, il Forum ha appena creato «una piattaforma euro­mediterranea per condividere dei progetti molto concreti».

Nelle scorse settimane, un rapporto affidato all’esperto Phi­lippe Frémeaux ha auspicato che nuovi indicatori misurino l’impatto positivo dell’economia sociale, anche in termini di «riduzione dei costi per la società» e andando in ogni caso al di là dei semplici dati contabili e monetari. In questa scia, an­che il progetto di legge al varo in Parlamento cercherà di te­ner conto delle ‘esternalità’ positive del settore, soprattutto nelle regioni rurali dove sono meno presenti, o del tutto as­senti, le imprese classiche. Su proposta di Parigi, anche all’Onu si riunirà un gruppo di lavoro ad hoc . Il segretario generale Ban Ki-Moon, su questo fronte, aveva già affermato a Cancun, nel 2011, che «le coo­perative ricordano alla comunità internazionale che è pos­sibile conciliare validità economica e responsabilità sociale». Secondo gli esperti, il terzo settore rappresenta oggi circa il 10% del Pil mondiale. Le prime 300 imprese sociali hanno di­chiarato un giro d’affari di circa 1.600 miliardi di dollari, ov­vero più del Pil spagnolo. Si tratta inoltre di un tipo di eco­nomia condiviso fra le nazioni ricche e quelle in via di svi­luppo. In proposito, con quote di Pil nazionale rispettiva­mente del 45% e del 22%, sono il Kenya e la Nuova Zelanda a guidare il plotone dei Paesi con il più forte settore coope­rativo. Quest’ultimo, su scala planetaria, dà direttamente la­voro a circa 100 milioni di persone.

© Avvenire, 4 dicembre 2013

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: