Archivi della categoria: Giustizia

“Noi e la Giulia” e un Sud asfissiato dall’antimafia

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Il film “Noi e la Giulia” pare sia un film da andare a vedere per trarne positivi giudizi. Della pellicola diretta da Edoardo Leo ne parlano Ottavio Cappellani, nella rubrica settimanale “Sicilian comedi” pubblicata su La Sicilia, e Pietrangelo Buttafuoco, nel suo “Il riempitivo” pubblicato su Il Foglio, ed entrambi lo fanno per giungere quasi alla medesima conclusione, ovvero: non è con le teorie che si genera il cambiamento, bensì osservando e mettendosi al servizio della realtà.

“Noi e la Giulia” oltre a essere una commedia sarà forse anche un film di denuncia, una denuncia amara verso istituzioni che continuano a occuparsi di anacronistiche teorie antimafiose, tralasciando di intervenire laddove la criminalità spicciola rende davvero difficile la vita e ogni possibile cambiamento.

Articolo pubblicato su IMGPress.it

Servo Pd e serva sinistra!

Le catene della sinistra

La serva sinistra legata alla magistratura

«Esiste un blocco populistico giudiziario mediatico che ha trasformato i magistrati in supereroi e che ha la tendenza a utilizzare la condanna mediatica come un surrogato della condanna vera per scopi puramente politici. (…) Il populismo usa il disagio per il suo progetto e, per dare sostanza all’ira, per renderla efficace si fini della conquista del potere, è necessario dimostrare che nessuno degli attori sulla scena è degno di rappresentare in maniera credibile la razionalità e la ragionevolezza della politica. Vedete: il rapporto tra certe procure e certi giornali mi ricorda un vecchio e bellissimo film di Joseph Losey. Il servo: lentamente il rapporto servo-padrone si vena di aspetti morbosi, e infine il servo riduce in suo potere il padrone. (…) La magistratura dovrebbe capire che corre il rischio di essere usata come una palla da bowling per abbattere tutti i pilastri istituzionali. E seguendo questo schema prima o dopo verrà anche il suo turno».

Luciano Violante
Le catene della sinistra (Rizzoli)
Scritto da Claudio Cesara

Il Pd, Genovese e lo scalpo di Speranza: #shameonyou!

Il Pd, a corto di idee e in evidente affanno politico, nel tentativo di recuperare un po’ di credibilità presso gli elettori, ha ritenuto opportuno inseguire Grillo e i suoi sulla via del più becero populismo e per far questo aveva bisogno di agitare uno scalpo: quello di Genovese. Una scelta da sciagurati che, siamo certi, avrà enormi e pesanti ricadute sul partito. Una scelta sciagurata che Il Foglio Quotidiano (di cui si propone di seguito un interessante editoriale) ha associato a un eloquente hastag: #SHAMEONYOU!

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«Qui qualcuno ha bisogno di agitare uno scalpo», aveva malamente usato l’orrenda parola il capogruppo del Pd Roberto Speranza aggiungendo: «Noi questo non lo permetteremo». E invece lo hanno permesso. E permesso sarebbe ancora il meno grave. Il peggio è che quelli chiedevano lo scalpo, e gli sciagurati risposero. Lo sciagurato Speranza, lo sciagurato partito.

La procedura di voto palese, la gogna parlamentare, per decidere l’arresto del deputato del Partito democratico Francantonio Genovese è stata, come ognuno vede, la diretta conseguenza del cedimento del Pd all’orda, la scelta di votare a favore dell’arresto. Il voto palese, invereconda ultima foglia di fico dei democratici per mostrarsi consapevoli di un ributtante simulacro di trasparenza, è stato invece lo scempio del cadavere. Lo scalpo appunto.

Lo sciagurato Speranza, uno che spesso si fa uscire di bocca le parole sbagliate al momento sbagliato, ma forse in fondo è una dote medianica, quella di svelare i pensieri neri di molti cuori, aveva malamente usato la parola giusta: lo scalpo. “Qualcuno ha bisogno di agitare uno scalpo”. Peccato che quel qualcuno, assai più di Beppe Grillo e dei suoi barbari urlanti, fosse lui, e fosse il suo partito. Non c’è nemmeno bisogno di scomodare Freud, è solo cinismo inconsapevole, dunque colpevole.

Il mattino dopo, come un’excusatio non petita, o come un gaglioffo tentativo di girare il disastro in vittoria, il quotidiano fondato dal povero Antonio Gramsci titolava a tutta pagina: “Genovese, il Pd spiazza Grillo”. Spiazza? Al massimo, per stare al gergo calcistico, aveva giocato d’anticipo. Aveva bisogno di uno scalpo, il Pd. Da regalare agli elettori. #Shameonyou.

© IL FOGLIO QUOTIDIANO

Lo schifoso voto di scambio Renzi – Grillo!

Quella di ieri è stata  vera e propria caccia all’uomo, l’ennesima caccia all’uomo giocata sulla pelle dell’Italia e degli Italiani. E’ un Paese al collasso l’Italia, purtroppo c’è ancora chi tutto questo non l’ha capito o fa finta di non volerlo capire. Il Pd è un partito pericoloso per l’Italia, un partito ad alto tasso di corruzione pienamente invischiato nelle peggiori storie di corruzione e nei più grandi crack economici e finanziari (MPS su tutti!) e proprio per questo ha bisogno di tenersi buoni i magistrati e la magistratura culturalmente contigua alla peggiore sinistra. E’ giunto il momento che l’Italia celebri un nuovo 25 aprile che faccia pulizia di tutto il marciume che ruota attorno ai compagni!

Nuovo video editoriale di Giuliano Ferrrara pubblicato sul sito de “Il Foglio Quotidiano” (per intenderci il miglior quotidiano d’Italia!) sulla vicenda Genovese, tutto da ascoltare, perché quello di ieri non è un voto che fa giustizia, ma è un «voto che mette insieme il peggio della filosofia antigiuridica del parlamento italiano, con dibattito semianalfabetico condotto alla Camera dei deuputti sotto il suono cospicuo  delle urla vergogna no vergogna a te fai schifo, evocando i nomi di magistrati eroici e parlando del tutto a sproposito di questioni che non si conoscono. Resta solo un punto: mettiamo le manette al deputato e così cerchiamo di lavarci la coscienza per presentarci agli occhi degli elettori come dei giustizieri… un bello spettacolo per la Camera dei Deputati: che schifo!!! Per fortuna almeno Berlusconi e i suoi hanno salvato quel che resta dell’onore del Parlamento votando loro contro l’arresto di un deputato del Partito Democratico».

Che fine ha fatto l’Italia giusta dei giusti?

Il testo di una lettera che ho inviato al direttore del quotidiano IMGPress

Caro direttore,
ieri, quello che considero uno tra i pochi intellettuali di rango italiani, nonché direttore dell’unico quotidiano che vale la pena leggere, ha pubblicato un video editoriale attraverso il quale ha affrontato il tema dell’arresto dell’on. Genovese.

E’ ormai da qualche anno che, indegnamente, ricevo spazio su IMGPress per esprimere qualche ideuzza non allineata al politicamente corretto, e per questo La ringrazio. Chiunque può allora verificare come chi scrive non sia mai stato tenero nei confronti di Genovese quando altri, che oggi invece lo criticano e si augurano che marcisca in carcere, godevano dei privilegi che lo stesso Genovese era in grado di garantire loro.

La mia storia è la storia di chi è stato (ed è ancora!) Berlusconiano quando Berlusconi veniva massacrato dalla magistratura e lo era per un semplice motivo: perché ritiene che la politica non può in alcun modo essere asservita o peggio tenuta sotto ricatto dalla magistratura! Oggi che Francantonio Genovese è in un momento di estrema difficoltà umana e politica mi tocca essere Genovesiano e proprio per gli stessi motivi per cui sono Berlusconiano. Come Giuliano Ferrara ritengo che il sì all’arresto di Genovese sia quanto mai assurdo e invece considero doveroso il processo, non foss’altro per quel semplice diritto dell’imputato a difendersi, a far valere le proprie ragioni e, nel caso, a dimostrare la propria innocenza. Solo dopo il processo e nel caso in cui dovesse risultare colpevole per i reati che gli vengono ascritti si può ritenere giusto il carcere per Genovese.

Ma si sa, in Italia l’arresto preventivo serve per estorcere confessioni pilotate oppure per mandare messaggi in codice a chi deve intendere. E la vicenda Genovese, scaricato completamente dal suo partito, il Pd, aiuta a comprendere la partita politica che si sta giocando in Sicilia. I renziani nel chiaro tentativo di coprirsi le spalle dal punto di vista giudiziario si sono improvvisamente scoperti Crocettiani e Renzi che non può certo fare passi falsi, proprio nel momento in cui il suo governo muove i primi passi e le elezioni europee sono alle porte, ha preferito farsi i fatti propri consentendo ancora una volta alla magistratura di prevalere e di violentare la politica.

Nessuno può sapere come andrà a finire il voto alla Camera, anche se l’orientamento sembra scontato, e se Genovese finirà in galera. Quel che è certo è che sulla testa di Genovese si sta giocando una partita di potere tutta interna al Pd, partita che ha un unico obiettivo: privare Messina di qualunque autorevole rappresentanza politica e così ridurre il territorio a terra di conquista di gruppi di potere che nulla hanno a che spartire con Messina e con il bene dei Messinesi.

L’assurdo e inspiegabile sì all’arresto di Genovese

Ho sempre sostenuto che il miglior direttore di quotidiano in Italia sia il grande Giulianone Ferrara e che l’unico quotidiano non banale e leggibile sia “Il Foglio”. Con questo video editoriale sulla vicenda Genovese, il grande Giulianone, dimostra ancora una volta che la ragione, quando funziona in modo libero dall’ideologia e scevro dall’odio, permette di giudicare i fatti e la realtà lontano da ogni tipo di violenza o risentimento.

© FOGLIO QUOTIDIANO

Genovese e la gallina dalle uova d’oro da spennare

Gallina dalle uova d'oroSi dice che gli affari, quelli veri, si consumino nelle segrete stanze di alcuni potenti. Così si è detto, per esempio, di Francantonio Genovese e dei suoi presunti “affari” nella formazione, omettendo però di raccontare degli “affari” preelettorali che si concordarono, alla presenza del satrapo pappagone, a cena in una villa di Circuito Torrefaro. La stessa villa che gli inquirenti indicano come sede della Calaservice S.r.l., nonché residenza dell’on. Genovese. Misteri della giustizia e dell’informazione, vittime rispettivamente della sindrome da delirio d’onnipotenza l’una e della sindrome da giornalismo collettivo l’altra. Giustizia e informazione che usano la stessa tecnica: puntato il “cattivo” di turno rivolgono a lui tutta l’attenzione sino ad annientarlo col risultato di distogliere l’attenzione su tutte le altre importanti questioni che riguardano i cittadini.

E’ in contesti di questo tipo che gruppi di potere, quelli veri che agiscono all’oscuro di tutto e tutti, realizzano affari d’oro a discapito dell’interesse collettivo. Nessun organo d’informazione, tanto per fare un esempio, si sta occupando delle prossima gallina dalla uova d’oro che in molti sono pronti a spennare e che prende il nome di “Aree Zir e Zis” (non si esclude che le indagini su Genovese riguardino anche questa imminente spartizione, giusto per eliminare uno scomodo competitor!).

Non è un caso che oggi, mentre tutti si ritrovano a banchettare alle spalle dei Messinesi, l’unica vera opposizione esistente a Messina, ovvero la consigliera comunale Nina Lo Presti, stia puntando l’attenzione sull’importante questione dell’assenza di un Piano particellare degli espropri, nelle aree ex Asi, oggi di competenza Irsap, che potrebbe dar vita a dannose speculazioni a favore dei soliti noti. E’ un dato di fatto che allo stato attuale «sovrapposizioni tecniche, politiche e normative rischiano di confondere e dilatare strumenti e percorsi che dovrebbero essere trasparenti, legali e realizzati nell’interesse della collettività» ma che invece rischiano di produrre, come al solito, e all’ultimo momento utile, cambi di destinazione d’uso delle attività esistenti per consentire che «parametri di tipo economico/privatistico finiscano per prevalere su una complessiva strategia urbanistica in funzione di un superiore interesse collettivo».

Ecco non verremo che, intenti come siamo a liberarci dal male assoluto e dal cattiverio che gli ruota attorno, noi cittadini la prendessimo comunque in quel posto senza accorgercene e col benestare della magistratura, dell’informazione e della sempre indignata opinione pubblica.

Articolo pubblicato su IMGPress.it

Con Genovese la politica abbia un sussulto d’orgoglio!

Attorno alla recrudescenza dello scontro tra un pezzo di Pd e Francantonio Genovese ci si chiede: dopo questa violenta guerriglia giudiziaria che ne sarà della formazione professionale in Sicilia? Soprattutto: Crocetta, oltre a sollecitare le procure a intervenire contro chi minaccia il suo potere, è in grado di pensare a un sistema della formazione professionale moderno e in grado di conciliare le aspettative dei giovani con quelle del mondo del lavoro? Oltre lo smembramento di quello che in modo sprezzante è stato definito il “clan Genovese” (le parole, usate in un certo modo, fanno più rumore di una pallottola sparata a bruciapelo!) la sensazione che si ha, in tema di formazione, è che nel più puro stile gattopardesco tutto cambierà perché tutto rimanga così com’è e che fatto fuori un gruppo ad esso ne subentrerà un altro e non è detto che il nuovo sia meglio del vecchio.

Dubbi legittimi che rimandano ad un’altra grande questione: la riforma, non più prorogabile, della giustizia. La questione giustizia è divenuta il problema dei problemi per il nostro Paese. Sono anni che la magistratura (quella associata che detiene il potere di tutta la categoria) è impegnata in una guerriglia culturale tesa a perseguire un unico obiettivo: delegittimare il legislatore democraticamente eletto, ritenuto moralmente non all’altezza di realizzare qualsiasi tipo di intervento legislativo, sostituirsi ad esso e prendere in mano le redini del Paese. Da qui si comprende come la battaglia per una giustizia giusta sia divenuta una vera e propria priorità democratica che riguarda tutti, nessuno escluso. Si tratta di una battaglia che va combattuta fino in fondo prima che sia troppo tardi e prima che l’Italia subisca una svolta «democratica» sul modello vigente nei paesi sud americani.

Per superare definitivamente quest’empasse è innanzitutto necessario che la politica riconquisti il ruolo che legittimamente e costituzionalmente le spetta. Sarebbe opportuno riformulare il Lodo Alfano, quindi, normare in modo serio e rigoroso l’utilizzo delle intercettazioni telefoniche e contemporaneamente varare la tanto agognata riforma dell’ordinamento giudiziario: tutti provvedimenti di buon senso e necessari per un paese che vuole continuare a definirsi civile. Provvedimenti per la cui realizzazione, e approvazione in tempi rapidi, auspicabile sarebbe la collaborazione,propositiva e non renitente, di tutta la classe politica. È pronta, però, soprattutto la sinistra a compiere un simile rivoluzionario passaggio? I dubbi sono tanti e non appena di tipo metodologico, quanto culturale.

A sinistra da tempo prevale la celebrazione acritica del potere giudiziario, argomentata dalla pretesa superiorità del diritto di formazione giurisprudenziale, che mal considera e giudica una politica ritenuta eticamente insufficiente. Su queste basi culturali, alle quali bisogna aggiungere il noto complesso di superiorità della sinistra, che spinge a nutrire un odio viscerale nei confronti della ricchezza (degli altri, beninteso!), è difficile prevedere una convergenza di tutta la politica. Del resto quello con la magistratura è sempre stato un rapporto pericoloso per la sinistra. Un rapporto di collateralismo coltivato con l’obiettivo di poter conquistare il potere per via giudiziaria, previo annientamento del nemico politico, che sino ad oggi, fortunatamente non si è ancora realizzato: ma chi può garantirci per il futuro?

La riforma della giustizia non è più rinviabile: il problema dei problemi deve essere risolto una volta per tutte. Nel frattempo sarebbe un bel segnale democratico se la Camera votasse contro l’arresto di Genovese. Sarebbe un modo serio per far capire che la politica non ha più intenzione di lasciarsi sottomettere da una magistratura che è divenuta un potere senza limiti che non intende retrocedere dalla volontà di tenere sottoscacco l’intero Paese!

Articolo pubblicato su IMGPress.it

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