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Buona Pasqua!

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La vita fugge, et non s’arresta una hora

La vita fugge, et non s’arresta una hora,
et la morte vien dietro a gran giornate,
et le cose presenti et le passate
mi dànno guerra, et le future anchora;

e ‘l rimembrare et l’aspettar m’accora,
or quinci or quindi, sí che ‘n veritate,
se non ch’i’ ò di me stesso pietate,
i’ sarei già di questi penser’ fòra.

Tornami avanti, s’alcun dolce mai
ebbe ‘l cor tristo; et poi da l’altra parte
veggio al mio navigar turbati i vènti;

veggio fortuna in porto, et stanco omai
il mio nocchier, et rotte arbore et sarte,

e i lumi bei che mirar soglio, spenti.

Francesco Petrarca

I DANNI DEL “RENZISMO”! IL CASO DELL’INVESTMENT COMPACT

Vien da ridere, ma soprattutto vien da riflettere pensando a quanta fortuna mediatica (quella politica è venuta un po’ meno, diciamoci la verità!) sono riusciti a fare i “renziani della prima ora”. Hanno avuto, i “renziani della prima ora”, un’intuizione che li ha spinti ad abbracciare l’astro nascente della politica italiana nella speranza che la rottamazione della vecchia politica riservasse un posto al sole anche per loro. In tutte le favole che si rispettino c’è sempre un però e da quando l’uomo forte, venuto dalla Toscana,  si definiva rottamatore di tempo ne è passato. Se oggi, sempre ai “renziani della prima ora”, chiedi di Renzi ti diranno che loro, al massimo, nutrivano qualche simpatia e nulla più. Del resto come dar loro torto considerato che Renzi tra Patto del Nazareno, Italicum e decreto salva Berlusconi ha certificato che in Italia tutto cambia perché tutto rimanga uguale a se stesso? Rottamatori o non rottamatori?

Vien dunque da ridere, ma soprattutto da riflettere pensando a quanti danni sta compiendo Renzi e il “renzismo”. Prendiamo il caso dell’Investment Compact, Continua a leggere →

Caro Napolitano solo lei se vuole può liberare Messina

Scriviamo al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, affinché intervenga per liberare Messina dall’estremismo e dell’antagonismo di cui è portatore l’attuale Sindaco. Potete fare copia e incolla della lettera che segue e inviarla al seguente indirizzo: presidenza.repubblica@quirinale.it. Più siamo a inviare la mail più possiamo riuscire a smuovere il problema Messina. Per conoscenza mandiamo la mail anche al Prefetto di Messina usando il seguente indirizzo: prefettura.messina@interno.it.

AccorintiDimettiti

Caro Presidente,
nel Suo intervento pronunciato lo scorso 4 novembre, in occasione della consegna delle decorazioni dell’Ordine Militare d’Italia, Ella ha inteso, senza mezzi termini, mettere tutti noi in guardia dal rischio che anche nel nostro amato Paese “sotto la spinta esterna dell’estremismo e quella interna dell’antagonismo, e sull’onda di contrapposizioni ideologiche pure così datate e insostenibili, prendano corpo nelle nostre società rotture e violenze di intensità forse mai vista prima. Nell’era della globalizzazione, la conflittualità è alimentata da ogni estremismo, che rifiuta pregiudizialmente il dialogo e la ragione, ed è alimentata da situazioni di profonda disuguaglianza. Bisogna dunque in primo luogo misurarsi con problemi di giustizia ovvero di garanzia del rispetto delle regole e dei principi fondanti della convivenza umana, condivisi in seno alla Comunità Internazionale. Solo su queste basi potranno svilupparsi strategie di stabilizzazione, che approdino a un’affermazione crescente dei principi dello Stato di diritto, nel rispetto reciproco e nel dialogo operoso tra ispirazioni e concezioni diverse”. Le Sue, caro Presidente, sono parole che rincuorano e rinfrancano, proprio perché rappresentano un seme di speranza piantato in terreno reso arido dallo sgretolarsi, giorno dopo giorno, di certezze che ritenevamo conquistate una volta per tutte.
Noi abitanti della città di Messina abbiamo chiaro il significato delle parole da Lei accoratamente pronunciate, considerato che dal mese di giugno dello scorso anno un fiero interprete dell’estremismo e dell’antagonismo lo abbiamo come Sindaco della città.
Eccellenza carissima, da diciassette mesi in città viviamo una situazione sociale al limite della sopportazione: questioni banali come la celebrazione della Festa delle Forze Armate diviene motivo di scontro istituzionale; la realizzazione di una semplice isola pedonale il nostro sindaco riesce a trasformarla in un’occasione per mettere l’uno contro l’altro i cittadini pro o contro il provvedimento amministrativo; la città langue economicamente e, per una pura questione di immagine, il nostro sindaco, vestendo i panni di un novello dio greco, scatena una vera e propria azione ostile nei confronti dei camionisti creando così disagi nel trasporto delle merci. Da diciassette lunghi mesi, caro Presidente, quotidianamente siamo costretti a vedere montagne di rifiuti debordanti dai cassonetti, con tutto ciò che ne consegue in termini d’igiene, sol perché l’attuale Giunta comunale non riesce a individuare un sito di smaltimento adeguato alle esigenze della città; Messina è ad ogni ora del giorno invasa dai tir lungo le arterie principali cittadine, nonostante la falsa ordinanza anti-tir firmata dal primo cittadino, e ci tocca assistere, senza poter avere voce in capitolo, al continuo insabbiamento del Porto di Tremestieri il quale, per nove mesi l’anno, risulta inutilizzabile ma che sta facendo la fortuna di coloro che l’hanno progettato, costruito e che ora lo manutengono perennemente.
Eccellenza carissima, la situazione nella nostra città è divenuta pesante e man mano che passano i giorni si fa via, via sempre più insostenibile – l’attuale amministrazione si è addirittura permessa il lusso di non concedere alla Croce Rossa l’autorizzazione a occupare una piazza cittadina per la Giornata Mondiale del Ricordo delle Vittime della Strada del prossimo 16 novembre – proprio per questi motivi Le chiedo, anche a nome dei miei concittadini, di farsi carico della delicata situazione di Messina, avviando le procedure necessarie e mettendo in atto tutti quei provvedimenti che sono in Suo potere affinché la città possa venire commissariata e, attraverso l’intervento dell’Esercito, possa essere nuovamente condotta all’interno di un normale sistema democratico del vivere civile. La città sta morendo, caro Presidente, i giovani emigrano con un flusso continuo che aumenta di mese in mese e l’economia langua anche per colpa dell’attuale classe politica: Le chiedo di intervenire personalmente prima che sia troppo tardi.
Con sentimenti di gratitudine filiale e certo di un Suo tempestivo intervento, con sentimenti di affetto filiale porgo i più cordiali saluti.

Perché dare il voto ai populisti è più un’autoassoluzione che una protesta

I populisti in salsa italica Grillo e Accorinti

Il politologo Matthews Flinders, intervistato sul Foglio di giovedì, offriva un’interpretazione assai poco indulgente di quel “voto contro” che è destinato a condizionare in modo profondo il quadro politico europeo dal prossimo 26 maggio. L’analisi di Flinders si contrappone all’interpretazione canonica e conformistica di un fenomeno che in Italia ha caratteristiche peculiari – e ancora più trasversali, dal punto di vista ideologico – ma perfettamente rispondenti alla contro chiave di lettura che Flinders propone, addebitando il fallimento del mercato politico a un problema di domanda, e non di offerta, cioè alle (smisurate) pretese degli elettori, più che alle (inevitabili) inadempienze degli eletti.

Guardando all’Italia, si può onestamente sostenere che l’inefficienza delle istituzioni e del sistema politico sia la causa, di cui il trionfo della retorica antipolitica (e antieuropea) è l’effetto o non occorrerebbe ammettere che sono entrambi effetti di una democrazia “desiderante”, che non tiene più in alcun conto le compatibilità delle scelte politiche e che dopo avere trascinato il sistema dei partiti al default se ne dissocia votandosi alla guruship grillina e agli sfascisti di complemento? In questo schema, guardando il processo politico dal lato della domanda, Grillo non serve per cambiare tutto, ma per non cambiare niente.

La piazza antipolitica, se sul piano dei mezzi è disinvoltamente post democratica e antipartitica e sembra volere sfasciare tutto lo sfasciabile, sul piano dei fini rimane tenacemente conservatrice e ancorata a una visione nostalgica dei diritti e a un culto retorico della sovranità, di quella nazionale, come di quella popolare. Grillo conserva tutto e non butta via niente dell’ideologia del “non toccare”: l’articolo 18, la Costituzione, la sanità pubblica, le pensioni, la piccola e media impresa nazionale e l’agricoltura tra dizionale, i piccoli ospedali e i piccoli tribunali, il piccolo mondo antico dell’Italia a chilometro zero e tutte le buone cose di pessimo gusto che arredano l’immaginario retrodata to della “cultura popolare”. L’antipolitica, insomma, promette novità, non innovazioni, cambiamenti, non riforme. Non è una rivolta morale, ma un fenomeno sostanzialmente trasformistico, anche se riguarda il popolo, e non le élite.

L’antipolitica consente anche di rinnovare una lettura “criminologica” del default italiano, quell’esorcismo psico-politico che ricorre
ciclicamente nella storia nazionale e che permette di nascondere dietro le teste (più o meno metaforicamente) mozzate dei politici sbagliati (ladri, malversatori, forchettoni…) l’ombra sinistra delle politiche sbagliate e di dissociare moralmente gli elettori dalle responsabilità politiche degli eletti. Le vittorie sono sempre democratiche, le sconfitte mai.

In questo, la metafora della Casta offre una rappresentazione a suo modo perfetta ma falsa del rapporto tra cittadini e istituzioni politiche. La democrazia italiana non è stata affatto deviata o dirottata da una classe politica parassitaria. E’ stata una democrazia di scambio, fondamentalmente particolaristica, in cui il “confine” tra società e politica è sempre stato a tutti i livelli, in alto come in basso, puramente formale. La partitocrazia, che nel passaggio tra la Prima e la Seconda Repubblica è sopravvissuta come modello e stile di governo anche alla fine dei partiti, non è stata una dittatura, ma un regime di consenso, la forma (certo anomala, ma non imposta) del patto democratico.

La crisi italiana, in teoria, oggi dimostra l’insostenibilità di questo patto democratico e l’inefficienza di un processo politico in cui il trade off tra governo e consenso sia destinato ad ampliarsi. In pratica, questa verità rischia però di essere democraticamente contraddetta dall’ennesimo trionfo del “nothing’s impossibile”. E’ attorno a questa verità, e alla possibilità di serbarne un senso non puramente “scientifico”, che si giocano i destini dell’Italia politica. Servirebbe però una stampa meno corriva e una politca, o quel che ne resta, più weberianamente consapevole di sé e del proprio mestiere.

Carmelo Palma
Condirettore di Stradeonline.it

© IL FOGLIO QUOTIDIANO

A COSA CCHIU ‘MPURTANTI

Una poesia che scrissi il giorno del mio 40^ compleanno. La scrittura in dialetto non è delle più corrette!

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Stamu ‘cca intra a sta roccia e
tantu manciari nni mittemu in saccoccia,
ci sunnu puru Petru e Lella e
a jurnata nni pari cchiu bella!
Non mi dilungu oltri e
vi dicu sulu chistu:
‘nta nostra vita a cosa
cchiu ‘mpurtnanti jè sulu Cristu!

Scuole cattoliche messinesi? In crisi, ma vive!

Libertà è la parola dalla quale ha preso spunto la riflessione che l’arcivescovo di Messina, mons. Calogero La Piana, ha voluto consegnare agli alunni e studenti di ogni ordine e grado delle scuole cattoliche paritarie messinesi che ieri, per la prima volta, sono state accolte in Cattedrale per celebrare la messa di inaugurazione dell’anno scolastico. Le scuole cattoliche, messe seriamente in discussione dalla crisi stringente e dai sempre più esigui finanziamenti ricevuti dallo Stato, si sono volute stringere attorno al proprio pastore e l’arcivescovo non ha mancato di far sentire loro la propria paternità.

Alla platea, inaspettatamente numerosa, l’arcivescovo ha rivolto parole importanti e cariche di speranza: «La forza della scuola cattolica – ha chiosato – viene dalla capacità di saper orientare la formazione, l’educazione e le scelte dei giovani verso gli insegnamenti del Vangelo. Oggi la scuola cattolica è chiamata a farsi promotrice di una umanità più vera e ad educare alla vita buona del Vangelo». Proseguendo l’omelia l’arcivescovo ha più volte richiamato la parola libertà: «Dio ha sempre rispettato la libertà dell’uomo, e l’ha fatto sin dall’inizio. Il Signore rinnova sempre la libertà dell’uomo, soprattutto quando per esso vuole qualcosa di bello e buono. Pensiamo alla Madonna e al rispetto per la sua libertà che ha avuto Dio quando, volendo inviare sulla terra il proprio figlio, le ha chiesto, e non imposto, se intendeva accettare di far divenire carne nel suo grembo Gesù». Riferendosi al presente, mons. La Piana ha voluto mettere in guardia gli astanti da «tutti coloro che oggi si ergono a paladini della libertà e che promuovono ogni tipo di esperienza libertina anche se portatrice di elementi evidentemente discutibili. Sappiate – ha detto con fermezza l’arcivescovo – che queste stesse persone solo per una cosa non chiedono libertà: per la libertà di educazione delle famiglie. Queste persone, mentre da un lato propugnano ogni tipo di libertà, allo stesso tempo negano a tutta la società la possibilità di creare e vivere luoghi dove garantire una formazione integrale ai giovani. I nostri politici vogliono tutto libero, ma negano la libertà di scegliere dove educare i nostri figli: ecco perché la scuola cattolica si sta impegnando a fondo a difesa di questa libertà».

Mons. La Piana ha inoltre comunicato che i vescovi d’Italia, intendendo dare un contributo al problema scuola nella sua interezza, nel quadro degli orientamenti pastorali per il decennio in corso, hanno realizzato un laboratorio nazionale, “La Chiesa per la scuola”, che il prossimo 10 maggio vedrà una grande mobilitazione a Roma alla presenza di Papa Francesco.

La sfida che attende le scuole cattoliche è una bella sfida: sconfiggere i pregiudizi e promuovere la libertà che è bene supremo per l’uomo. «Dobbiamo vivere nella comunione questa sfida e questo impegno, per gridare a tutto il Paese la grande voglia di libertà di educazione che tutti noi abbiamo»: con questa esortazione finale l’arcivescovo ha indicato il cammino che le scuole cattoliche devono seguire per compiere al meglio la propria missione educativa.

Circoli di Vita no-profit: l’editoria partecipata si mette al servizio del territorio

Presentazione Circolo Vita MessinaSi è tenuto a battesimo nei giorni scorsi, presso il Feltrinelli Point, il Circolo Messinese di Vita No-Profit. La presentazione alla città del Circolo è avvenuta attraverso la presenza del prof. Stefano Zamagni (ex Presidente Agenzia per le Onlus e Ordinario di Economia Politica-Università di Bologna e Johns Hopkins University-Bologna Center) e di Riccardo Bonacina (direttore di Vita Non Profit) i quali hanno approfondito l’interessante tema dal titolo: “Del cooperare… tra inclusione sociale e sviluppo sostenibile”.

A prendere la parola – subito dopo l’introduzione della dott.ssa Elisa Furnari, animatrice del Circolo Vita cittadino – è stato il direttore di Vita Non Profit, il quale ha spiegato che «i Circoli sono l’estensione sul territorio di un’avventura di editoria partecipata che in Italia dura da vent’anni. L’idea principale dei circoli è quella di mettere a disposizione dei territori il patrimonio di informazioni sul no profit raccolte quotidianamente». Riferendosi al pesante clima di spending review, che sta colpendo in modo particolare il terzo settore, Bonacina si è detto «convinto che in materia di stato sociale e no-profit oggi c’è molto da fare ed è questa convinzione che ci ha spinti a dar vita all’esperienza dei Circoli». In giro poi si nota molto fermento e «tanta voglia di cambiamento. In Sicilia questa voglia di cambiamento è talmente forte – ha osservato il direttore di Vita – che spinge a mettersi insieme nel tentativo di costruire qualcosa di nuovo. I circoli hanno il compito di favorire questi tentativi, aiutando tutti coloro che vi partecipano a formulare un giudizio su ciò che accade nella realtà e, a partire da esso, iniziare un lavoro teso a cambiare la realtà nella quale viviamo». Il direttore di Vita si è poi soffermato su alcune importanti sfide poste dalla realtà, sfide rispetto alle quali è necessario non abbassare la guardia. Si tratta del gioco d’azzardo e del 5 x 1000: due fronti che vedono Vita no-profit impegnata in importanti battaglie culturali. «Non è possibile – spiega Bonacina – che in Italia si sprechino 1700 euro pro-capite per il gioco d’azzardo, cifra che equivale al 4% del Pil nazionale: pensate a quanto cose si potrebbero realizzare con questa cifra utilizzandola in modo più proficuo. Per quanto riguarda il 5×1000 anche qui lo Stato, se da un lato rende legale ciò che legale non dovrebbe essere, dall’altro non riesce a garantire la certezza delle regole, tanto che in due anni ha sottratto al no-profit 172 mln di euro!». Quelle proposte dai Circoli di Vita «sono battaglie – tiene a precisare Bonacina – non ideologiche e rispetto alle quali ci si muove nel tentativo di cambiare le cose a partire da obiettivi perseguibili». In tale lavoro Vita no-profit aiuterà i circoli anche attraverso la pubblicazione di libri tematici realizzati in collaborazione con Feltrinelli. Si tratta di agili volumi contenenti spunti di pensiero destinati ai “costruttori di società e di bene comune”. Il primo titolo della collana è: “Del cooperare. Manifesto per una nuova economia”  (192 pp., 10 euro), un libro che racchiude in sé numerosi interventi di esperti del settore e che rappresenta uno «scavo, più che mai attuale, nelle zone d’ombra dell’economia contemporanea, e una proposta aperta (un Manifesto, appunto), che mette le basi per una nuova e rivoluzionaria economia del cooperare».

L’iniziativa dei Circoli di Vita sembra offrire una ventata di novità interessante in un periodo e in un Paese come l’Italia che appare bloccato e ingessato sotto tutti i punti di vista. Da parte nostra continueremo a seguire con attenzione l’iniziativa dei Circoli, in particolare di quello messinese, e già nei prossimi giorni pubblicheremo l’interessante interevento del prof. Zamagni che ha chiarito bene come oggi ci troviamo a vivere il passaggio tra la modernità e la post-modernità.

Nazisti sentimentali

Scrive lo storico Götz Aly in Perché i tedeschi, perché gli ebrei?, che Theodor Fritsch (1852- 1933) fu un antesignano delle «città-giardino», dell’urbanistica contemporanea. Un intellettuale che mirava a far sì che la terra patria non restasse «alla mercé dell’imprudenza e della brama di profitto, ma divenisse il terreno di una felice esistenza umana». Fritsch, tuttavia, è anche un ideologo cui si deve una parte consistente dell’universo culturale e lessicale del nazismo. Nel suo linguaggio la parola razza ricorre frequentemente e la Germania è descritta come un Paese «invaso» dagli stranieri e dai «barbari asiatici».

David Bidussa
Il Sole 24 Ore
Continua a leggere: leggi su http://24o.it/QQWNJ

L’incompetenza si manifesta con l’uso di troppe parole

20130519-232022.jpgOsservando quel che sta accadendo in città, sul piano politico, vien proprio da esclamare: E CHE MINCHIA! Bene, ora che i partiti hanno depositato le liste e i nomi degli aspiranti sindaco, degli aspiranti consiglieri comunali e degli aspiranti presidenti di Circoscrizione sono stati portati a conoscenza di tutti noi, quattro righe di commento è proprio il caso di spenderle.

Partiamo da alcune curiose situazioni riguardanti l’area di centrodestra.

Sergio Indelicato e il suo Movimento Autonomisti per Messina: che giudizio si può dare su una persona che lancia, con largo anticipo rispetto a tutti gli altri, la propria campagna elettorale alla carica di sindaco, citando la celebra frase di Ezra Pound: “Se un uomo non è disposto a rischiare nulla per le proprie idee, o non vale niente lui o non valgono niente le sue idee”, salvo poi ritirarsi senza dare adeguate spiegazioni agli elettori? La scelta di Indelicato si può valutare con un’altra frase dello scrittore americano: “L’incompetenza si manifesta con l’uso di troppe parole”. Bocciato.

Un altro protagonista che ha giocato d’anticipo è stato l’ex assessore comunale Pippo Isgrò, il quale dalla candidatura al più alto scranno di Palazza Zanca, senza colpo ferire, è passato a una più mesta candidatura al Consiglio comunale… chiaramente non si è trattato di un passo indietro, come si può minimamente pensare a una cosa del genere? Tutto è stato fatto, ovviamente, per il bene di Messina e dei Messinesi! Lacrime di coccodrillo.

Un’altra stranezza riguarda il candidato ufficiale del Pdl alla carica di sindaco, l’on. Vincenzo Garofalo. L’on. pidiellino è persona seria, onesta e capace che ha sempre ben amministrato gli enti dove ha ricoperto incarichi presidenziali, ma riguardo a tale candidatura il pensiero va a quei tanti elettori che alle ultime elezioni nazionali hanno votato Pdl proprio per avere Garofalo alla Camera e invece rischiano di ritrovarsi un onorevole che a Roma rappresenterà un’altra provincia diversa da quella di Messina. Ma in casa Pdl non avevano candidati altrettanto credibili? Presa in giro.

Passando dal centrodestra al centrosinistra le cose non è che siano tutte rose e fiori.

Partiamo dalle primarie: qualcuno non aveva detto che erano uno strumento inadeguato per selezionare le candidature? Voce nel deserto confermata dagli esiti elettorali. Chi ha usato le primarie come vetrina personale, rimanendo deluso dal dato elettorale non ha trovato niente di meglio da fare che scagliarsi, lancia in resta, contro tutto e tutti. Così i renziani, da propositi di cambiamento, rinnovamento, rottamazione della vecchia politica, sono passati a mendicare favori che potessero garantire loro rendite di posizione. Anche in questo caso: che credibilità può avere chi si candida a sindaco e poi tenta di barattare qualche presidenza di circoscrizione? Autorottamati.

Discorso simile ai renziani riguarda la neonata lista “La Farfalla”. Anche in questo caso la sensazione è che spesso le parole vengano usate senza avere la minima consapevolezza. Non ci si può infatti ritenere democratici a corrente alternata! Democratici o lo si è sempre, anche quando si perde, oppure non lo si è mai: tertium non datur. Il balletto degli ultimi giorni poi, tutto incentrato sul raccattare qualche poltrona assessoriale, è davvero qualcosa di deprimente stucchevolezza. Voi che avete richiamato un così bel soggetto per la vostra lista sappiate che le farfalle volano alto, mentre qui pare che si strisci peggio dei vermi. Farfalloni.

Concludendo è il caso che ognuno di noi si chieda: in tutto questo movimento di continue rivendicazioni ci sarà qualcuno che, alla fine, si occuperà dei problemi di Messina e dei Messinesi i quali si ritrovano stretti nella morsa di un combinato disposto fatto di recessione e dissesto finanziario?

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