#MESSINA E LA #CONTINUITA’TERRITORIALE? “CU SCECCU PIDDUMMU PURU I CARRUBBA”

Asini

Dopo anni di totale sbornia ideologica e di strenua difesa di un anacronistico concetto di difesa dell’ambiente i nodi sono venuti al pettine e tutti, finalmente, sono stati costretti a prendere atto che il mondo è andato avanti nonostante dalle nostre parti qualcuno si divertisse a fare il rivoluzionario.

Il progresso non si è fermato e in giro per il mondo, nel frattempo in cui a qualcuno piaceva osservare lo Stretto dall’alto del pilone di Torre Faro, sono state costruite infrastrutture di ogni tipo velocizzando e rendendo più fluidi e meno problematici gli spostamenti delle persone e delle merci. In giro per il mondo ci sono stati grandi cambiamenti. Non a Messina. Tantomeno in Sicilia
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“Cambiamo #Messina dal Basso”: tra #stampaprostituita e #donnezerutituli

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Non avranno ancora avuto il tempo di prenderne coscienza, da stamattina però le donne di Messina hanno una certezza in più. Comunicata loro direttamente dal “sindaco scalzo” in conferenza stampa. Grazie alla nomina del nuovo assessore, tale Sebastiano Pino, da oggi sappiamo che a Messina nessuna donna è all’altezza del super uomo che, siamo certi, ci stupirà in materia di Risorse del mare, Patrimonio, Politiche della casa e Politiche dello sport.

La prima a riportare le parole usate da Accorinti in conferenza stampa è stata la giornalista Gisella Cicciò la quale, sul proprio profilo Facebook, ha digitato: “…mi conoscete. Ho fatto battaglie a favore dei Rom e di tutte le categorie…come pensate che possa avere qualcosa contro le donne? Non ho nominato un’assessore donna solo perché non ne ho trovato una con le competenze di Sebastiano Pino”: e chi sarà mai questo super assessore? Lo scopriremo cammin facendo se davvero Pino è questo fenomeno descritto da Accorinti.

Da stamattina la rivoluzione messianica in salsa “free Tibet”, dopo “la stampa prostituita”, si arricchisce di una nuova figura sociale: qualcuno chiami il WWF per tutelare le #donnezerutituli.

@censurarossa

Articolo pubblicato su IMGPress.it

Banche popolari: la #voltabuonapertutti o ancora la #voltabuonapergliamici?

Squali a pranzo

Sul decreto varato dal governo, il cosiddetto Investment Compact, che tra le altre cose impone alle banche popolari di trasformarsi, entro diciotto mesi, in spa si è detto e scritto molto tanto che chiunque voglia farsi un’idea di cosa c’è in ballo con questa operazione, navigando in rete, non ha che l’imbarazzo della scelta. Anche su IMGPress abbiamo scritto sul tema. C’è però un aspetto di tale operazione che sembra essere stato poco approfondito e riguarda l’incredibile modalità con cui si è arrivati al decreto e la Borsa che per due giorni è stata completamente lasciata in balia delle peggiori speculazioni finanziarie.

Un aspetto quello delle speculazioni che ha chiaramente messo in evidenza come il sistema finanziario italiano sia arretrato e con poche regole. Nei giorni precedenti l’annuncio delle riforma si è infatti registrata un’intensa attività sui titoli di alcune banche popolari quotate in Borsa tanto da far nascere il sospetto che
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I DANNI DEL “RENZISMO”! IL CASO DELL’INVESTMENT COMPACT

Vien da ridere, ma soprattutto vien da riflettere pensando a quanta fortuna mediatica (quella politica è venuta un po’ meno, diciamoci la verità!) sono riusciti a fare i “renziani della prima ora”. Hanno avuto, i “renziani della prima ora”, un’intuizione che li ha spinti ad abbracciare l’astro nascente della politica italiana nella speranza che la rottamazione della vecchia politica riservasse un posto al sole anche per loro. In tutte le favole che si rispettino c’è sempre un però e da quando l’uomo forte, venuto dalla Toscana,  si definiva rottamatore di tempo ne è passato. Se oggi, sempre ai “renziani della prima ora”, chiedi di Renzi ti diranno che loro, al massimo, nutrivano qualche simpatia e nulla più. Del resto come dar loro torto considerato che Renzi tra Patto del Nazareno, Italicum e decreto salva Berlusconi ha certificato che in Italia tutto cambia perché tutto rimanga uguale a se stesso? Rottamatori o non rottamatori?

Vien dunque da ridere, ma soprattutto da riflettere pensando a quanti danni sta compiendo Renzi e il “renzismo”. Prendiamo il caso dell’Investment Compact, Continua a leggere →

La sfiducia ad Accorinti per il Pd è un suicidio. Ripartiamo da #MessinaAnnoZero

Nessuno sarebbe più contento di chi scrive nel veder terminare, prima possibile, la disastrosa e raccapricciante avventura politica di quel “profeta del nulla” che risponde al nome di Renato Acccorinti. Chi scrive ha sempre avversato il più accanito interprete di una società arcaica e arretrata, società che proprio non vuol saperne di aprirsi e guardare al futuro e che, al contrario, preferisce abbarbicarsi a un passato che non tornerà mai più.

L’ascesa e il successo politico di Accorinti sono frutto della peggior concezione parassitaria dello Stato, sono figlie principali di un’asfissiante statalismo che ha bisogno di drenare quantità enormi denaro dalle tasche dei cittadini al solo scopo di tirar su e mantenere soggetti, completamente deresponsabilizzati di fronte alla società, affinché questi continuino a perpetrare il potere e il predomino della burocrazia nei confronti dell’intera collettività. Renato Accorinti e tutti gli Scalia boys sono frutto di questa concezione della realtà, tutti loro sono professori o comunque impiegati di Stato senza del quale, in un contesto economico libero, dinamico e concorrenziale, probabilmente non saprebbero di che vivere. Questo è l’humus culturale nel quale si sono formati Accorinti e la masnada di improvvisati politici che lo sostengono, ed è lo stesso humus culturale che ha caratterizzato Messina negli ultimi cinquanta anni, portando infine alla vittoria elettorale di quello che nella storia verrà ricordato come il peggior sindaco di tutti i tempi. Continua a leggere →

#MessinaAnnoZero

In città si rincorrono voci circa la possibile richiesta di sfiducia del Consiglio Comunale di Messina nei confronti del sindaco Renato Accorinti, ci sembra interessante a tal proposito pubblicare una nota del movimento reset! affinché si smetta il clima di guerriglia urbana per puntare tutti quanti uniti verso quel bene comune che da troppo a Messina si è smesso di costruire. Ripartiamo da #MessinaAnnoZero

Ambrogio Lorenzetti, Allegoria del Buon Governo, Siena (1338-1339)

Ecco la nota di reset!

Non resta altro da fare, resettare!

Le polemiche a distanza degli ultimi giorni, tra la Giunta Comunale ed il PD, certificano la morte della Politicaanche a Messina.In molti avevamo creduto che la voglia di cambiamento che la Città aveva richiesto a gran voce potesse trovarenell’attuale amministrazione le risposte che Messina attende oramai da troppo tempo.Tra il vecchio ed il nuovo modo di fare politica però i risultati dicono che nulla è cambiato o meglio che, comenella miglior tradizione gattopardesca, tutto è cambiato per non cambiare comunque nulla.E mentre da un lato c’è chi chiede che le procedure per il Piano anticorruzione vengano attuate ai sensi di leggee dall’altro assistiamo all’ennesima lezioncina dei professori di turno “unti dal Signore” il grande assente continua adessere la Politica.

Ci riferiamo a quella di Pericle, Socrate ed Aristotele, ci riferiamo a quel senso di responsabilità capace di dare la misura del limite, capace di far comprendere che una città che muore non ha necessità di guerre di parte, tra Guelfi e Ghibellini, ma solo di soluzioni immediate e concrete. Mentre la nostra Città attende la certificazione della Sua morte clinica la vecchia Politica partitica e quella che doveva sostituirla danno un esempio vergognoso di continuità ed immobilismo.

In questo scenario desolante ci riproviamo!

Serve  la  disponibilità  di  tutti  stavolta,  non  serve  richiedere  dimissioni  o  sventolare  la  sfiducia,  serve  che all’amministrazione vengano tolti tutti gli alibi possibili dandole un’ultima possibilità e chiedendole con forza di fare ciò per cui i Messinesi l’hanno votata.

Nessun ribaltone.

Ed è per questo che  reset  , nonostante il fallimento del  Patto per la Città   e l’enorme differenza di approccio che lo separa dall’attuale Amministrazione, si rende disponibile a partecipare ad un tavolo di lavoro, che abbiamo chiamato  “Messina – Anno Zero”  , nel quale tutte le parti politiche, sociali, professionali e di categoria che lo vorranno potranno contribuire con proposte concrete al rilancio della Città.

A noi di reset che governi Accorinti o Crozza interessa poco, ciò che ci sta a cuore è l’interesse della città, ciò a cui teniamo sono le sorti dei Messinesi oramai allo stremo.

Per  tale  ragione lanciamo un appello affinché, partendo dall’Amministrazione  Comunale,  si  possa costruire questo tavolo  operativo  nel  quale  chi  ha  proposte  e  vuole  il  bene  della  Città  possa  metterle  a  disposizione  della collettività.

Si badi bene, che chi non ci sarà, chi non sarà disponibile a mettere da parte i propri pregiudizi, a nostro avviso avrà torto ed evidentemente non ha, come dicono tutti, a cuore davvero le sorti della città ma ben altro.

Attendiamo fiduciosi, alternative non ce ne sono.

Caro Napolitano solo lei se vuole può liberare Messina

Scriviamo al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, affinché intervenga per liberare Messina dall’estremismo e dell’antagonismo di cui è portatore l’attuale Sindaco. Potete fare copia e incolla della lettera che segue e inviarla al seguente indirizzo: presidenza.repubblica@quirinale.it. Più siamo a inviare la mail più possiamo riuscire a smuovere il problema Messina. Per conoscenza mandiamo la mail anche al Prefetto di Messina usando il seguente indirizzo: prefettura.messina@interno.it.

AccorintiDimettiti

Caro Presidente,
nel Suo intervento pronunciato lo scorso 4 novembre, in occasione della consegna delle decorazioni dell’Ordine Militare d’Italia, Ella ha inteso, senza mezzi termini, mettere tutti noi in guardia dal rischio che anche nel nostro amato Paese “sotto la spinta esterna dell’estremismo e quella interna dell’antagonismo, e sull’onda di contrapposizioni ideologiche pure così datate e insostenibili, prendano corpo nelle nostre società rotture e violenze di intensità forse mai vista prima. Nell’era della globalizzazione, la conflittualità è alimentata da ogni estremismo, che rifiuta pregiudizialmente il dialogo e la ragione, ed è alimentata da situazioni di profonda disuguaglianza. Bisogna dunque in primo luogo misurarsi con problemi di giustizia ovvero di garanzia del rispetto delle regole e dei principi fondanti della convivenza umana, condivisi in seno alla Comunità Internazionale. Solo su queste basi potranno svilupparsi strategie di stabilizzazione, che approdino a un’affermazione crescente dei principi dello Stato di diritto, nel rispetto reciproco e nel dialogo operoso tra ispirazioni e concezioni diverse”. Le Sue, caro Presidente, sono parole che rincuorano e rinfrancano, proprio perché rappresentano un seme di speranza piantato in terreno reso arido dallo sgretolarsi, giorno dopo giorno, di certezze che ritenevamo conquistate una volta per tutte.
Noi abitanti della città di Messina abbiamo chiaro il significato delle parole da Lei accoratamente pronunciate, considerato che dal mese di giugno dello scorso anno un fiero interprete dell’estremismo e dell’antagonismo lo abbiamo come Sindaco della città.
Eccellenza carissima, da diciassette mesi in città viviamo una situazione sociale al limite della sopportazione: questioni banali come la celebrazione della Festa delle Forze Armate diviene motivo di scontro istituzionale; la realizzazione di una semplice isola pedonale il nostro sindaco riesce a trasformarla in un’occasione per mettere l’uno contro l’altro i cittadini pro o contro il provvedimento amministrativo; la città langue economicamente e, per una pura questione di immagine, il nostro sindaco, vestendo i panni di un novello dio greco, scatena una vera e propria azione ostile nei confronti dei camionisti creando così disagi nel trasporto delle merci. Da diciassette lunghi mesi, caro Presidente, quotidianamente siamo costretti a vedere montagne di rifiuti debordanti dai cassonetti, con tutto ciò che ne consegue in termini d’igiene, sol perché l’attuale Giunta comunale non riesce a individuare un sito di smaltimento adeguato alle esigenze della città; Messina è ad ogni ora del giorno invasa dai tir lungo le arterie principali cittadine, nonostante la falsa ordinanza anti-tir firmata dal primo cittadino, e ci tocca assistere, senza poter avere voce in capitolo, al continuo insabbiamento del Porto di Tremestieri il quale, per nove mesi l’anno, risulta inutilizzabile ma che sta facendo la fortuna di coloro che l’hanno progettato, costruito e che ora lo manutengono perennemente.
Eccellenza carissima, la situazione nella nostra città è divenuta pesante e man mano che passano i giorni si fa via, via sempre più insostenibile – l’attuale amministrazione si è addirittura permessa il lusso di non concedere alla Croce Rossa l’autorizzazione a occupare una piazza cittadina per la Giornata Mondiale del Ricordo delle Vittime della Strada del prossimo 16 novembre – proprio per questi motivi Le chiedo, anche a nome dei miei concittadini, di farsi carico della delicata situazione di Messina, avviando le procedure necessarie e mettendo in atto tutti quei provvedimenti che sono in Suo potere affinché la città possa venire commissariata e, attraverso l’intervento dell’Esercito, possa essere nuovamente condotta all’interno di un normale sistema democratico del vivere civile. La città sta morendo, caro Presidente, i giovani emigrano con un flusso continuo che aumenta di mese in mese e l’economia langua anche per colpa dell’attuale classe politica: Le chiedo di intervenire personalmente prima che sia troppo tardi.
Con sentimenti di gratitudine filiale e certo di un Suo tempestivo intervento, con sentimenti di affetto filiale porgo i più cordiali saluti.

No al Ponte: la verità di Accorinti!

Ad un anno dalle elezioni che lo hanno incoronato sindaco di Messina, Renato Accorinti decide di ritornare su uno degli argomenti che più gli stanno a cuore. La storia pre-politica del “sindaco scalzo” è impregnata di attivismo sociale in campo umanitario, sintetizzato dallo slogan “free Tibet”, e anche in campo ambientale con la storica battaglia del “No al Ponte” condotta a suon di magliette vendute in città senza mai rilasciare una sola ricevuta.

Tipico esempio di particolarizzazione delle realtà, con un simbolo assurto a totalità dell’esistenza, la battaglia contro la costruzione del Ponte ha fatto la fortuna di Accorinti, tant’è che oggi egli gode i frutti di tanto impegno a favore della propria comunità. Non è mai importato a nessuno, tanto meno ad Accorinti, il fatto che per anni la città si sia trovata immersa dai rifiuti, che pericolose discariche, mai messe in sicurezza, incombono ancora minacciose sulle teste dei Messinesi o che lo scempio del porto di Tremestieri probabilmente non troverà soluzione definitiva nonostante il prezzo pagato dalla città in termini ambientali e in termini economici considerato che il costo iniziale previsto per la realizzazione dell’opera, in costruzione da svariati anni, sia spropositatamente lievitato.

La città è sempre più isolata e i Messinesi, nello scacchiere mondiale, paiono sempre più simili a una ridotta indiana con la politica che in tema di infrastrutture dedicate alla mobilità dei cittadini non riesce a trovare soluzioni che risultino in grado di posizionare Messina nel XXI secolo, anzi le ultime scelte dell’amministrazione sembrano orientate a favorire un sempre maggior isolazionismo.

E’ in questo scenario che Accorinti ha deciso di ritornare sulla sua battaglia “No Ponte” e spiegare i veri motivi che lo hanno spinto a opporsi alla costruzione della infrastruttura. In una breve dichiarazione rilasciata alla stampa locale, Accorinti pare abbia affermato: «L’ordinanza contro lo sbarco diurno dei mezzi trasportati dalla Cartour, come ho già detto, l’ho firmata perché non voglio essere costretto a partecipare al funerale di qualcuno investito da un tir e poi dover dire: “Managgia se c’avessi pensato prima…”. Ecco allo stesso modo mi sono opposto alla costruzione del Ponte perché ho voluto evitare quanto è accaduto per colpa del Golden Gate Bridge». Cioè? «Ho voluto evitare che, una volta eletto sindaco, 1.400 Messinesi scegliessero il Ponte per andare a suicidarsi. Chi l’avrebbe avuto il tempo di partecipare a tutti quei funerali!».

La “Messina dal basso” dei Rogazionisti

La “Notte Bianca” di Sant’Antonio che si svolgerà stasera a partire dalle 20.30 dovrebbe indurre una seria riflessione in Accorinti e in alcuni dei suoi assessori, con in testa il prof. Perna (il quale farebbe meglio a smettere di pensare a fantomatiche Monete Complementari Messinesi e a occuparsi di problemi più seri e concreti). Al di là delle polemiche legate alla volontà, da parte della Giunta comunale, di concedere o meno  l’autorizzazione allo svolgimento della festa, per problemi di sicurezza legati alla viabilità e causati dall’isola pedonale, c’è un dato che Accorinti e i suoi non dovrebbero sottovalutare e di cui dovrebbero far tesoro. Se da un lato infatti il Comune, per via delle ristrettezze imposte dalla Corte dei Conti, ha dovuto annullare per ben due volte la tanto annunciata seconda “Notte della cultura”, dall’altro i Rogazionisti sono riusciti a mettere in piedi una manifestazione con un cartello di eventi culturali di tutto rispetto, ciò grazie al coinvolgimento di realtà e associazioni di volontariato che sono state ben contente di mobilitarsi, attraverso volontari e attraverso l’impiego di risorse economiche, per costruire un pezzo di bene comune. Non era forse questo uno degli obiettivi che Accorinti, durante la campagna elettorale, intendeva perseguire e per il quale chiese il voto ai Messinesi? Con lo slogan “Costruiamo Messina dal basso” il sindaco non intendeva forse questa dinamica di costruzione del bene comune attraverso il coinvolgimento di tutte quelle realtà che operano quotidianamente per il bene di tutti? Certo, è davvero strano che i Rogazionisti riescano laddove il “profeta” della Messina dal basso è costretto a registrare uno stop. O forse non è poi così tanto strano, considerato che le associazioni coinvolte nelle realizzazione della “Notte della Cultura” del Comune sono associazioni che hanno sempre ricevuto contributi e non hanno mai speso un soldo per fare le attività culturali che vengono loro richieste.

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A Messina la veglia delle “Sentinelle in piedi” e di “Le Manif Pour Tous”

Non sarà grazie a una legge liberticida che si risolveranno i problemi di discriminazione degli omosessuali

Sentinpiedi e LMPT Me Venerdì 13 giugno a P.zza Cairoli (di fronte al bar Billè) le Sentinelle in piedi e La Manif Pour Tous, a partire dalle ore 18.00, per un’ora veglieranno in silenzio e leggendo un libro a difesa delle libertà d’opinione e di parola dei cittadini messe seriamente in pericolo dalla Proposta di legge Scalfarotto sulla lotta all’omofobia, attualmente in discussione alla Camera (per chi volesse approfondire i contenuti del testo di legge utile è l’articolo che potete leggere sul sito giuristiperlavita.org).

La Proposta di legge Scalfarotto, nel caso venisse approvata e dovesse dunque diventare legge dello Stato, minerebbe profondamente la libertà d’opinione e di parola dei cittadini. In futuro, con una legge del genere, anche la sola e semplice affermazione: “La famiglia è formata da un uomo e una donna” potrebbe costare una denuncia e quindi la galera poiché, sempre secondo la proposta di legge richiamata, un’affermazione del genere discriminerebbe le coppie omosessuali.

E’ molto importante allora testimoniare il dissenso nei confronti di una legge ideologica, che annulla la ragione e riduce l’umano alla moda del momento.

Non sarà grazie a una legge liberticida che si risolveranno i problemi di discriminazione degli omosessuali.

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