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“Cambiamo #Messina dal Basso”: tra #stampaprostituita e #donnezerutituli

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Non avranno ancora avuto il tempo di prenderne coscienza, da stamattina però le donne di Messina hanno una certezza in più. Comunicata loro direttamente dal “sindaco scalzo” in conferenza stampa. Grazie alla nomina del nuovo assessore, tale Sebastiano Pino, da oggi sappiamo che a Messina nessuna donna è all’altezza del super uomo che, siamo certi, ci stupirà in materia di Risorse del mare, Patrimonio, Politiche della casa e Politiche dello sport.

La prima a riportare le parole usate da Accorinti in conferenza stampa è stata la giornalista Gisella Cicciò la quale, sul proprio profilo Facebook, ha digitato: “…mi conoscete. Ho fatto battaglie a favore dei Rom e di tutte le categorie…come pensate che possa avere qualcosa contro le donne? Non ho nominato un’assessore donna solo perché non ne ho trovato una con le competenze di Sebastiano Pino”: e chi sarà mai questo super assessore? Lo scopriremo cammin facendo se davvero Pino è questo fenomeno descritto da Accorinti.

Da stamattina la rivoluzione messianica in salsa “free Tibet”, dopo “la stampa prostituita”, si arricchisce di una nuova figura sociale: qualcuno chiami il WWF per tutelare le #donnezerutituli.

@censurarossa

Articolo pubblicato su IMGPress.it

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#MessinaAnnoZero

In città si rincorrono voci circa la possibile richiesta di sfiducia del Consiglio Comunale di Messina nei confronti del sindaco Renato Accorinti, ci sembra interessante a tal proposito pubblicare una nota del movimento reset! affinché si smetta il clima di guerriglia urbana per puntare tutti quanti uniti verso quel bene comune che da troppo a Messina si è smesso di costruire. Ripartiamo da #MessinaAnnoZero

Ambrogio Lorenzetti, Allegoria del Buon Governo, Siena (1338-1339)

Ecco la nota di reset!

Non resta altro da fare, resettare!

Le polemiche a distanza degli ultimi giorni, tra la Giunta Comunale ed il PD, certificano la morte della Politicaanche a Messina.In molti avevamo creduto che la voglia di cambiamento che la Città aveva richiesto a gran voce potesse trovarenell’attuale amministrazione le risposte che Messina attende oramai da troppo tempo.Tra il vecchio ed il nuovo modo di fare politica però i risultati dicono che nulla è cambiato o meglio che, comenella miglior tradizione gattopardesca, tutto è cambiato per non cambiare comunque nulla.E mentre da un lato c’è chi chiede che le procedure per il Piano anticorruzione vengano attuate ai sensi di leggee dall’altro assistiamo all’ennesima lezioncina dei professori di turno “unti dal Signore” il grande assente continua adessere la Politica.

Ci riferiamo a quella di Pericle, Socrate ed Aristotele, ci riferiamo a quel senso di responsabilità capace di dare la misura del limite, capace di far comprendere che una città che muore non ha necessità di guerre di parte, tra Guelfi e Ghibellini, ma solo di soluzioni immediate e concrete. Mentre la nostra Città attende la certificazione della Sua morte clinica la vecchia Politica partitica e quella che doveva sostituirla danno un esempio vergognoso di continuità ed immobilismo.

In questo scenario desolante ci riproviamo!

Serve  la  disponibilità  di  tutti  stavolta,  non  serve  richiedere  dimissioni  o  sventolare  la  sfiducia,  serve  che all’amministrazione vengano tolti tutti gli alibi possibili dandole un’ultima possibilità e chiedendole con forza di fare ciò per cui i Messinesi l’hanno votata.

Nessun ribaltone.

Ed è per questo che  reset  , nonostante il fallimento del  Patto per la Città   e l’enorme differenza di approccio che lo separa dall’attuale Amministrazione, si rende disponibile a partecipare ad un tavolo di lavoro, che abbiamo chiamato  “Messina – Anno Zero”  , nel quale tutte le parti politiche, sociali, professionali e di categoria che lo vorranno potranno contribuire con proposte concrete al rilancio della Città.

A noi di reset che governi Accorinti o Crozza interessa poco, ciò che ci sta a cuore è l’interesse della città, ciò a cui teniamo sono le sorti dei Messinesi oramai allo stremo.

Per  tale  ragione lanciamo un appello affinché, partendo dall’Amministrazione  Comunale,  si  possa costruire questo tavolo  operativo  nel  quale  chi  ha  proposte  e  vuole  il  bene  della  Città  possa  metterle  a  disposizione  della collettività.

Si badi bene, che chi non ci sarà, chi non sarà disponibile a mettere da parte i propri pregiudizi, a nostro avviso avrà torto ed evidentemente non ha, come dicono tutti, a cuore davvero le sorti della città ma ben altro.

Attendiamo fiduciosi, alternative non ce ne sono.

No al Ponte: la verità di Accorinti!

Ad un anno dalle elezioni che lo hanno incoronato sindaco di Messina, Renato Accorinti decide di ritornare su uno degli argomenti che più gli stanno a cuore. La storia pre-politica del “sindaco scalzo” è impregnata di attivismo sociale in campo umanitario, sintetizzato dallo slogan “free Tibet”, e anche in campo ambientale con la storica battaglia del “No al Ponte” condotta a suon di magliette vendute in città senza mai rilasciare una sola ricevuta.

Tipico esempio di particolarizzazione delle realtà, con un simbolo assurto a totalità dell’esistenza, la battaglia contro la costruzione del Ponte ha fatto la fortuna di Accorinti, tant’è che oggi egli gode i frutti di tanto impegno a favore della propria comunità. Non è mai importato a nessuno, tanto meno ad Accorinti, il fatto che per anni la città si sia trovata immersa dai rifiuti, che pericolose discariche, mai messe in sicurezza, incombono ancora minacciose sulle teste dei Messinesi o che lo scempio del porto di Tremestieri probabilmente non troverà soluzione definitiva nonostante il prezzo pagato dalla città in termini ambientali e in termini economici considerato che il costo iniziale previsto per la realizzazione dell’opera, in costruzione da svariati anni, sia spropositatamente lievitato.

La città è sempre più isolata e i Messinesi, nello scacchiere mondiale, paiono sempre più simili a una ridotta indiana con la politica che in tema di infrastrutture dedicate alla mobilità dei cittadini non riesce a trovare soluzioni che risultino in grado di posizionare Messina nel XXI secolo, anzi le ultime scelte dell’amministrazione sembrano orientate a favorire un sempre maggior isolazionismo.

E’ in questo scenario che Accorinti ha deciso di ritornare sulla sua battaglia “No Ponte” e spiegare i veri motivi che lo hanno spinto a opporsi alla costruzione della infrastruttura. In una breve dichiarazione rilasciata alla stampa locale, Accorinti pare abbia affermato: «L’ordinanza contro lo sbarco diurno dei mezzi trasportati dalla Cartour, come ho già detto, l’ho firmata perché non voglio essere costretto a partecipare al funerale di qualcuno investito da un tir e poi dover dire: “Managgia se c’avessi pensato prima…”. Ecco allo stesso modo mi sono opposto alla costruzione del Ponte perché ho voluto evitare quanto è accaduto per colpa del Golden Gate Bridge». Cioè? «Ho voluto evitare che, una volta eletto sindaco, 1.400 Messinesi scegliessero il Ponte per andare a suicidarsi. Chi l’avrebbe avuto il tempo di partecipare a tutti quei funerali!».

La “Messina dal basso” dei Rogazionisti

La “Notte Bianca” di Sant’Antonio che si svolgerà stasera a partire dalle 20.30 dovrebbe indurre una seria riflessione in Accorinti e in alcuni dei suoi assessori, con in testa il prof. Perna (il quale farebbe meglio a smettere di pensare a fantomatiche Monete Complementari Messinesi e a occuparsi di problemi più seri e concreti). Al di là delle polemiche legate alla volontà, da parte della Giunta comunale, di concedere o meno  l’autorizzazione allo svolgimento della festa, per problemi di sicurezza legati alla viabilità e causati dall’isola pedonale, c’è un dato che Accorinti e i suoi non dovrebbero sottovalutare e di cui dovrebbero far tesoro. Se da un lato infatti il Comune, per via delle ristrettezze imposte dalla Corte dei Conti, ha dovuto annullare per ben due volte la tanto annunciata seconda “Notte della cultura”, dall’altro i Rogazionisti sono riusciti a mettere in piedi una manifestazione con un cartello di eventi culturali di tutto rispetto, ciò grazie al coinvolgimento di realtà e associazioni di volontariato che sono state ben contente di mobilitarsi, attraverso volontari e attraverso l’impiego di risorse economiche, per costruire un pezzo di bene comune. Non era forse questo uno degli obiettivi che Accorinti, durante la campagna elettorale, intendeva perseguire e per il quale chiese il voto ai Messinesi? Con lo slogan “Costruiamo Messina dal basso” il sindaco non intendeva forse questa dinamica di costruzione del bene comune attraverso il coinvolgimento di tutte quelle realtà che operano quotidianamente per il bene di tutti? Certo, è davvero strano che i Rogazionisti riescano laddove il “profeta” della Messina dal basso è costretto a registrare uno stop. O forse non è poi così tanto strano, considerato che le associazioni coinvolte nelle realizzazione della “Notte della Cultura” del Comune sono associazioni che hanno sempre ricevuto contributi e non hanno mai speso un soldo per fare le attività culturali che vengono loro richieste.

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Caro Accorinti, il tuo stipendio è pagato dai cittadini!

La promessa fatta dal prof. Renato Accorinti, durante la campagna elettorale dello scorso anno, riguardo la rinuncia parziale dello stipendio percepito per la carica di sindaco, è una promessa fatta spontaneamente e senza costrizione alcuna. Promessa per la quale, come è giusto che sia, i cittadini chiedono conto per ragioni di correttezza e trasparenza.

Renato Accorinti

Poniamo qualche domanda al sindaco, Renato Accorinti, nella speranza che possano trovare risposta al fine di dissipare i dubbi che offuscano le nostre povere menti. Iniziamo: “Per quale motivo Lei, caro sindaco si adira quando Le viene chiesto conto della modalità e della destinazione che avranno gli euro che a fine mandato devolverà non si sa bene a quale struttura, ente o associazione?”, “Sono o non soldi dei contribuenti messinesi quelli che Lei percepisce mensilmente, soldi che costano fatica e sacrificio, e allora perché se uno Le chiede conto della loro destinazione deve sentirsi dire che “chi dubita, porta il male dentro?”, “Ci può spiegare, caro sindaco, qual è la differenza sostanziale tra i sindaci che l’hanno preceduta – che hanno intascato per intero le somme percepite per la carica ricoperta – e lei che percepirà comunque tutto lo stipendio da sindaco salvo poi destinarne una quota parte a chi secondo Lei, privato cittadino, è degno di ricevere la somma?”.

Ecco, caro sindaco ci piacerebbe tanto che lei rispondesse a tali domande, perché noi poveracci rappresentanti del popolo straccione a rigor di logica crediamo che, se un politico decide di rinunciare a una parte del proprio stipendio lo debba fare per il bene dell’intera collettività e non solo per il bene di una ristretta cerchia di possibili pretendenti; correttezza avrebbe voluto che Lei chiedesse sin dall’inizio la decurtazione dello stipendio e che i risparmi ottenuti rimanessero a disposizione del bilancio comunale per i bisogni e le esigenze dell’intera collettività. Stando così le cose la Sua, caro sindaco, ci sembra tanto la scelta di un “uomo pubblico” che decide con metodi da “privato cittadino” a chi destinare i soldi della collettività.

Evidentemente Lei è convinto che la Sua idea di bene sia coincidente con l’idea di bene dell’intero universo-mondo.

Fondi per il risanamento, c’è il dolo del Comune di Messina

Sul taglio dei fondi destinati dalla Regione al risanamento di Messina è necessario fare chiarezza, altrimenti si corre il rischio di prendere in giro i cittadini che invece devono essere tutelati ed informati nel miglior modo possibile. Ripercorrere la storia dei 10.900.000 euro in tale prospettiva è il minimo che si possa fare e allora partiamo da un articolo pubblicato dalla Gazzetta del Sud in data 15/11/2013, in esso vi si legge: “L’assessore [all’epoca Nino Bartolotta, nda] ha precisato che il dirigente regionale del Dipartimento Infrastrutture ha richiesto l’iscrizione dell’importo pari a €.10.900.000 a valere sul bilancio corrente. Fino alla concorrenza di tale importo, il Comune e l’Iacp potranno formulare all’assessorato richiesta di formale impegno per gli interventi per cui è possibile porre in essere atti giuridicamente vincolanti entro il 31.12.2013 (es. Pubblicazione bando di gara)”. Nell’occhiello allo stesso articolo l’indicazione è chiara: “Ora Palazzo Zanca deve stabilire priorità e pubblicare bando entro fine anno (2013)“. Sin qui rientra tutto nella norma: un assessore regionale attento alle esigenze del proprio territorio riesce a ottenere delle somme da utilizzare per il risanamento di zone particolarmente degradate della città, la Regione stanzia e iscrive i fondi a bilancio e per lo stanziamento degli stessi chiede al Comune che entro la data del 31.12.2013 trasmetta atti giuridicamente rilevanti e vincolanti che giustifichino le spese. Allora c’è da chiedersi: il Comune ha fatto la sua parte? Cioè questi atti giuridicamente vincolanti sono stati realizzati entro la data indicata dalla regione? E’ lo stesso assessore De Cola a dissipare i nostri dubbi nell’intervista realizzata da Tremedia per il Tg di ieri, intervista che potete visionare cliccando nella finestra che segue:

A partire dal minuto 2.00 la risposta dell’ass. De Cola, alla domanda del cronista che chiede se i progetti sono stati spediti in tempo alla Regione, è chiara: “In questa nota si da atto che noi già dai primi di marzo avevamo trasmesso il cronoprogramma con tutti gli interventi previsti, avevamo poi trasmesso… sono tutti documenti ufficiali… come richiesto il progetto esecutivo per la demolizione che noi avevamo rimodulato…“.

Dunque la Regione chiedeva, come anche indicato nell’articolo della Gazzetta citato, che il bando per gli interventi da realizzare a Fondo Fucile e Casa Nostra fosse esitato entro il 31.12.2013, il Comune invece, per ammissione dello stesso De Cola, ha inviato la documentazione a Marzo 2014. Come dare torto, allora, ai consiglieri circoscrizionali Paolo Barbera (V° Circ.), Alessio Mancuso (IV° Circ.) e Andrea Aliotta (III° Circ.) quando, in una nota diramata oggi, sostengono che “quel che è successo è chiaro: in tempi di “vacche magre” e non ricevendo riscontri giuridicamente rilevanti da parte del Comune, la Regione, rimodulando il bilancio per il 2014, ha pensato bene di “sforbiciare” quelle voci che sapeva gli avrebbe creato pochi problemi di recriminazione. Insomma, è la solita vecchia storia che ritorna in assenza di vigilanza e forza contrattuale su tale tipologia di risorse riservate esclusivamente al Comune di Messina“.

Il lavoro di fine tessitura e vigilanza svolto dall’ex ass. Nino Bartolotta è stato mandato in fumo dall’inadempienza della giunta Accorinti, “ora è tutto da rifare – osservano ancora i tre consiglieri – e il fatto che la giunta Accorinti non sia in grado di intervenire tempestivamente sulle decisioni che vengono prese a Palermo sul destino di Messina è quel che più ci sconcerta“.

E’ vero, la cosa che più sconcerta di tutta questa storia è dover assistere inermi alla totale inadeguatezza amministrati va di Accorinti & Co.!

La rivoluzione degli insulti accorintiana

L'ass. Nino Mantineo

Il protagonista dello scontro con il Prefetto di Messina.

Consiglio comunale monotematico quello di ieri sera. Argomento di discussione gli insulti gratuiti dell’ass. Mantineo al prefetto Trotta. La città, com’era prevedibile, si è divisa tra pro-Mantineo e pro-Trotta, di sicuro c’è che Accorinti e la masnada di pseudo amministratori che l’affianca pare non abbiano nessuna intenzione di occuparsi dei veri problemi che urgono i Messinesi e Messina.

Ancora una volta si è preferito trattare una questione importante e cruciale, come l’accoglienza dei migranti che sbarcano sulle nostre coste, per fare propaganda politica a buon mercato sulle spalle della povera gente. Non è questa l’amministrazione che merita Messina, non è questo il governo che meritano i Messinesi. Un governo che artatamente imbastisce polemiche e scontri istituzionali con il solo scopo di distogliere l’attenzione da problemi ben più gravi e urgenti per la città. Ci riferiamo soprattutto alla questione rifiuti e alla discarica di Pace: è stato bravo Mantineo a spostare l’attenzione dei cittadini insultando il prefetto.

Di contro il Consiglio comunale è caduto nel tranello di Mantineo perdendo l’occasione per evidenziare le incongruenze e le incapacità di un’amministrazione inadempiente e inetta. Non basta una generica richiesta, avanzata al Sindaco, “di revocare senza indugio alcuno le deleghe” conferite all’assessore Mantineo, richiesta che siamo sicuri cadrà nel vuoto, è arrivato il momento, se davvero si vuole fare il bene della città, che il Consiglio comunale cominci a denunciare con forza la totale inadeguatezza dell’amministrazione Accorinti, amministrazione che a quasi un anno dalla presa di potere in città non ha praticamente concluso nulla.

Della rivoluzione prospettata nella primavera dello scorso anno nulla è stato realizzato e la città appare sempre più devasta e degradata materialmente e moralmente. Bisogna dire basta a questo scempio quotidiano e denunciare con forza l’inettitudine dell’attuale classe dirigente. Questo è compito non solo degli organi d’informazione e dei cittadini, ma anche e soprattutto dei consiglieri comunali.

Renatino nostro come Pisapia?

Ricordate chi fu uno degli sponsor di Renatino nostro durante la campagna elettorale? Se la memoria non vi supporta ci pensiamo noi a rinfrescarvela: si tratta di tal Pisapia Giuliano. Sì, proprio lui: il sindaco di Milano, che tanti punti in comune ha con il nostro sindaco. Entrambi hanno spazzato via i loro predecessori e il monopolio dei governi di centrodestra sui due Comuni; entrambi, in campagna elettorale, hanno promesso il “vento del cambiamento” e oggi se per Accorinti un giudizio definitivo è quantomeno prematuro, lo stesso non vale per il collega milanese. Intervistato dal settimanale Vita.it leggete un po’ cosa afferma a proposito di Pisapia un prete come don Antonio Mazzi da sempre vicino al mondo della sinistra.

Pisapia-Accorinti

Don Mazzi Pisapia è arrivato a metà mandato. Come le sembra questa esperienza da sindaco?
Posso dire che Giuliano è un persona onesta e un amico. Ma con la sola onestà non si governano le città.

Cosa intende dire?
Che dal punto di vista di governo non ci siamo. La macchina burocratica milanese è un pachiderma. È ancora tutta lì e lo ha fagocitato. Si è fatto mangiare dal sistema.

Può fare qualche esempio?
Posso parlare di quello che mi riguarda. Certo ci sono state date la Cascina e la Capanna dello Zio Tom. Abbiamo cominciato a pagare gli affitti e a fare i lavori. Ma non arrivano i permessi. Possibile che un qualunque usciere abbia più potere degli assessori in questa città? È tutto fermo, impantanato nelle sabbie mobili dei burocrati. E su questo Pisapia non ha fatto nulla.

Cosa rimane di quel famoso “vento del cambiamento”?
Poco o niente. Anche dal punto di vista ideale tutto è franato di fronte alle carte e ai permessi. Si parlava di aperture, di rendere la città più vivibile e libera. Poi però, ad esempio, sulle strade di accesso al parco sono stati messi i pilomat (colonnine a scomparsa per la chiusura delle strade ndr). Una soluzione che nega di fatto l’accesso libero e quindi anche l’ideale che veniva proposto in campagna elettorale.

Ha consiglio da dare al sindaco?
Uno solo. Oggi Milano ha un sistema medioevale. Una città che vuole essere moderna non può avere questo tipo di processi e questa lentezza nel prendere decisioni. Pisapia deve provare a rendere Milano moderna e dunque più veloce, meno burocratica. Abbiamo bisogno di un Comune efficiente. Oggi non lo è.

Chissà se anche i preti di casa nostra, che hanno sostenuto “la costruzione di Messina dal basso”, a metà del mandato di Renatino saranno costretti a fare le stesse considerazioni che don Mazzi ha fatto su Pisapia?

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Ma a Messina il futuro sarà sempre peggiore del passato?

Più passa il tempo e più a Messina regna il caos. L’immagine che la nuova amministrazione comunale rimanda ai cittadini, a cinque mesi dall’insediamento, non è delle migliori e la sensazione che predomina sempre più nei Messinesi è quella di trovarsi al cospetto di dilettanti allo sbaraglio. Pur animati da tanta buona volontà, Accorinti e i suoi annaspano tra i mille problemi della città non riuscendo a proporre la minima idea su come risolverli, né tantomeno riescono a esprimere un indirizzo politico chiaro sul quale avviare la città.

La giunta comunale brancola nel buio, ma non si può certo affermare che il Consiglio comunale, nella sua interezza, abbia le idee più chiare. Tutt’altro, come ha certificato la pantomima sulla Tares e sulle nuove tariffe delle mense scolastiche. Senza l’intervento di Felice Calabrò e senza il coraggio di Nina Lo Presti, unica ad essersi assunta le proprie responsabilità votando contro il Regolamento Tares, probabilmente ci saremmo dovuti rassegnare a provvedimenti dal notevole impatto economico su cittadini, famiglie, consumi e imprese. Tutti i consiglieri si sono trincerati dietro il principio della responsabilità, mentre in realtà non avevano la minima idea di cosa si accingevano ad approvare. Tutti ora si dichiarano pronti a fare un passo indietro se non vengono modificate le tariffe di Tares e mense scolastiche, ma avrebbero fatto lo stesso senza il voto contrario della Lo Presti e senza l’intervento di Calabrò e del mondo civile cittadino?

No, non c’è da stare allegri se nel pubblico consesso siedono persone che non studiano, non approfondiscono le tematiche che contribuiscono ad approvare, che non si informano né si aggiornano sulle possibili soluzioni ai problemi della città e dei cittadini. Se per mettere in chiaro le cose e ristabilire un minimo di verità c’è bisogno dell’intervento di un ex consigliere comunale e di un consigliere comunale, per giunta del partito del sindaco, gli unici che hanno studiato documenti e bilancio comunale, allora è proprio il caso di rassegnarsi al peggio, con la consapevolezza che per Messina il futuro sarà sempre peggiore del passato.

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Quel buffo signore cui non piace il tricolore

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“Io non dico che il sindaco di Messina, Renato Accorinti, fotografato durante la commemorazione del 4 Novembre con la bandiera della pace addosso debba essere cacciato, giusto con un decreto del governo (proprio come si fa con i mafiosi). Non dico che quella pagliacciata sia un’offesa per la memoria dei caduti – i ragazzi del Carso – né che un Cesare Battisti l’avrebbe inseguito a pedata sul fondoschiena fino a fargli fare i rimbalzi tra Scilla e Cariddi. Non dico che la scena – lui a braccia aperte, con quel RIPUGNANTE STRACCIO messo a favore di telecamera – mi risulti vomitevole a forza di pensare a Ettore Muti perché già Palmiro Togliatti ne avrebbe avuto schifo di Accorinti o, Enrico Berlinguer, perchè ogni sincero comunista troverebbe inaudito vedere ridotto l’onore dei soldati a una pulcinellata de sinistra. Dico solo che quegli ufficiali, quel prefetto e qualunque altra autorità accanto a lui devono essere oggi esemplarmente pu-ni-ti. Dovevano allontanarsi da lui se proprio non potevano allontanarlo. La responsabilità, infatti, è solo loro che alla bandiera hanno giurato fedeltà e non certo di questo buffo signore la cui zucca è buona al più per qualche rancido antro di demagogia. Pacifista va da sé”.

Pietrangelo Buttafuoco

Il Foglio, 5 novembre 2013

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