Archivi tag: cl

La rivincita di Galantino e Carron

Carron-Galantino.png

Don Julian Carron e mons. Nunzio Galantino

Non era difficile prevedere che il Family day, come accadde nel 2007, avrebbe avuto come conseguenza la tentazione della politica. Oggi come allora si sta operando l’appropriazione indebita di un popolo che ingenuamente e genuinamente ha deciso di scendere in piazza per esprimere una visione positiva della società e per difendere la famiglia, non già per avallare i pruriti elettorali di qualche aspirante politico che vuole capitalizzare a proprio favore il grido d’allarme di migliaia di cittadini.

Ora che la Legge Cirinnà è stata votata al Senato e che una parte dei promotori del Family Day ha scoperto le carte sono possibili alcune considerazioni di carattere generale. Anzitutto, si può tranquillamente affermare che la posizione espressa dal segretario della Cei, mons. Galantino, è stata una posizione lungimirante che ha saputo mantenere salda e dentro l’alveo della Dottrina Sociale l’opposizione della Chiesa alla legge sulle cosiddette “unioni civili”. Galantino è stato lungimirante considerato che già in occasione del primo raduno di giugno qualche componente del comitato organizzatore del Family Day mostrò impazienza prendendo decisioni non condivise e gettando così le basi per una disunità del mondo cattolico. Un plauso a Galantino dunque che non ha ceduto alle sirene di una visione muscolare della presenza cristiana nella società per convergere sulle posizioni espresse da Papa Francesco, il quale sta portando la Chiesa a “battagliare” su tutti i fronti ma in modo intelligente.

Ritengo inoltre che sulla scia di Galantino anche don Julian Carron abbia mostrato di avere una chiara visione della situazione che ci coinvolge quotidianamente. A differenza di quanti sostengono che CL abbia operato una “scelta spiritualista”, abdicando al ruolo di presenza originale nella società, don Carron ha capito che, nel contesto in cui viviamo, c’è bisogno di una rinnovata presenza dei cattolici nella società proprio perché le evidenze di un tempo non sono più tali e quindi si rende necessaria un’azione che non dia nulla per scontato. Oggi perché l’esperienza cristiana ritorni a essere incisiva nella società sono necessarie nuove modalità comunicative che favoriscano e aiutino a far incontrare Cristo a chi Cristo non sa più nemmeno chi sia o dove si trovi. Oggi c’è bisogno di ricostruire l’umano dalle fondamenta e solo Cristo è in grado di farlo, saremmo degli illusi se pensassimo che basti una piazza per rimettere l’uomo al centro del proprio io. La piazza al limite può servire da argine temporaneo per un fiume in piena, ma se l’argine non viene sostenuto e rinforzato nelle sue fondamenta è destinato a cedere. Cantava Bob Dilan che tutto ciò che non si rigenera degenera, questo vale anche e soprattutto per l’esperienza cristiana rispetto alla quale nessuno può mai arrivare a sostenere di aver capito una volta per tutte. Il ruolo della Chiesa è aiutare l’uomo in questa continua rigenerazione in Cristo.

Dalle reazioni da parte di coloro che hanno sostenuto il Family Day, alcuni favorevoli altri contrari alla nascita del Partito della Famiglia, si ha l’impressione che si stia tentando di giustificare posizioni che evidentemente erano chiare fin da principio. Sostenere dei valori senza riferirsi a ciò che li ha generati nel corso della storia significa gettare le basi affinché la presenza cristiana divenga totalmente irrilevante nella società. Molti ritengono che di fronte alle sfide antropologiche dei nostri giorni don Carron abbia snaturato la natura del movimento di CL, vista l’evoluzione politica avuta dal Family Day possiamo constatare come invece abbia avuto ragione su tutta la linea. A questo punto onestà intellettuale vorrebbe che qualcuno chiedesse pubblicamente scusa sia a don Carron che a mons. Galantino: non è operando la divisione o affidandosi a persone di dubbia consistenza intellettuale che si rende un buon servizio a ciò che a parole si dice di voler difendere.

#CLdalPapa: Autoreferenzialità, ovvero la scelta tra servire la “struttura” o servire “l’avvenimento di Cristo”

Papa Francesco abbraccia don Julián Carrón

Papa Francesco abbraccia don Julián Carrón

Riporto un brano del discorso che #PapaFrancesco ha rivolto agli aderenti di #CL, durante l’udienza di sabato scorso a Piazza San Pietro, che in me, che faccio parte della storia generata da don Giussani da quasi 22 anni, ha lasciato una profonda traccia. Il brano è il seguente: «Così, centrati in Cristo e nel Vangelo, voi potete essere braccia, mani, piedi, mente e cuore di una Chiesa “in uscita”. La strada della Chiesa è uscire per andare a cercare i lontani nelle periferie, a servire Gesù in ogni persona emarginata, abbandonata, senza fede, delusa dalla Chiesa, prigioniera del proprio egoismo. “Uscire” significa anche respingere l’autoreferenzialità, in tutte le sue forme, significa saper ascoltare chi non è come noi, imparando da tutti, con umiltà sincera. Quando siamo schiavi dell’autoreferenzialità finiamo per coltivare una “spiritualità di etichetta”: “Io sono CL”. Questa è l’etichetta. E poi cadiamo nelle mille trappole che ci offre il compiacimento autoreferenziale, quel guardarci allo specchio che ci porta a disorientarci e a trasformarci in meri impresari di una ONG».

Perché mi ha colpito questo passaggio pronunciato da Papa Francesco? Semplicemente perché, osservando la mia esperienza, ho intravisto uno degli atteggiamenti che, senza quasi accorgermene, ho vissuto almeno sino all’estate scorsa, ovvero l’atteggiamento di chi vive l’appartenenza a CL più come un’appartenenza a una struttura che ad una vita che continuamente ha bisogno di rigenerarsi nella sequela a Gesù. Vivere CL come una struttura e non come l’esperienza del continuo avvenimento di Cristo nella realtà ha come conseguenza il pericolo sottolineato dal Papa: l’autoreferenzialità! E l’autoreferenzialità, a differenza di quanto siamo portati a pensare, non è appena e solo di gruppo, anzi il più delle volte si tratta di autoreferenzialità della persona.

Per capire e approfondire ancor di più cosa il Papa ha voluto dirci parlando di
Continua a leggere →

#CLdalPapa: due cose che ho visto a Roma

Papa Francesco e don Julián Carrón

Papa Francesco e don Julián Carrón

C’è bisogno di tempo e di un gran lavoro per assimilare e far proprie le parole che il Papa ha rivolto a noi aderenti al movimento di CL che sabato siamo andati a incontrarlo a Piazza San Pietro. Due cose però mi hanno particolarmente colpito partecipando all’udienza con Francesco.

La prima riguarda don Carron: osservandolo e sentondogli pronunciare le parole che ha rivolto a noi e al Papa ho avuto la certezza di essere di fronte a un uomo che ha piena consapevolezza del gravoso compito che gli è stato affidato. Allo stesso tempo ho visto un uomo tutto teso a farsi abbracciare dal vicario di Cristo per essere aiutato e sostenuto nella difficile missione che don Giussani ha voluto affidargli.

La seconda cosa vista attiene Papa Francesco: mi è parso schietto e paterno nella fermezza Continua a leggere →

“Meglio una Chiesa contestata e martirizzata, che una Chiesa ridotta all’irrilevanza”

Martirio di San Bartolomeo

Il clima si sta facendo davvero pesante ed è fuor di dubbio che nella generale confusione vissuta dal nostro Paese un ruolo fondamentale lo stiano giocando i media. Lungi dal ricercare la verità dei fatti, i professionisti dell’informazione stanno rimestando nella melma dei bassifondi giacobini illudendosi che basti assecondare l’istinto giustizialista dei lettori per riuscire a vendere qualche copia in più dei propri quotidiani. Si tratta, appunto, solo di una pura illusione: osservando la realtà la sensazione che si ha è quella che dopo aver demolito ogni certezza, speranza, salvezza, cui l’uomo possa ragionevolmente aggrapparsi, oltre l’acqua sporca si finirà per buttar via anche il bambino. Se ciò dovesse accadere i danni potrebbero essere irreparabile e i media avrebbero una grossa responsabilità in tal senso.

Oltre i media grandi responsabilità le avrebbero anche coloro che, vedendosi scaraventare addosso accuse infamanti e inesistenti, per un distorto senso di non belligeranza e di inerte attendismo, non prendono una chiara posizione che faccia emergere la verità dei fatti in tutti i suoi fattori. Dinnanzi ad attacchi mediatici mirati, come quelli operati dal Corriere della Sera nei confronti del movimento di Comunione e liberazione, ritengo che l’attuale capo ufficio stampa risulti poco all’altezza nel fronteggiare una così grave situazione. Non foss’altro per il fatto che silenzio e strategie comunicative di basso profilo, nell’attuale contesto storico, rischiano di risultare più nocivi che utili ai fini della difesa della verità. Comprendo perfettamente che un capo ufficio stampa spesso è terminale di decisioni prese in modo collegiale con altri, ma è altrettanto vero che egli può orientare in modo decisivo le scelte da compiere e i giudizi da elaborare. Sarebbe opportuno che per la direzione dell’ufficio stampa di Cl si scegliesse una personalità con una spiccata chiarezza sul proposito più volte espresso in pubblico dal card. Camillo Ruini, ovvero che è molto “meglio una Chiesa contestata e martirizzata, che una Chiesa ridotta al silenzio e all’irrilevanza”.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: