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“Noi e la Giulia” e un Sud asfissiato dall’antimafia

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Il film “Noi e la Giulia” pare sia un film da andare a vedere per trarne positivi giudizi. Della pellicola diretta da Edoardo Leo ne parlano Ottavio Cappellani, nella rubrica settimanale “Sicilian comedi” pubblicata su La Sicilia, e Pietrangelo Buttafuoco, nel suo “Il riempitivo” pubblicato su Il Foglio, ed entrambi lo fanno per giungere quasi alla medesima conclusione, ovvero: non è con le teorie che si genera il cambiamento, bensì osservando e mettendosi al servizio della realtà.

“Noi e la Giulia” oltre a essere una commedia sarà forse anche un film di denuncia, una denuncia amara verso istituzioni che continuano a occuparsi di anacronistiche teorie antimafiose, tralasciando di intervenire laddove la criminalità spicciola rende davvero difficile la vita e ogni possibile cambiamento.

Articolo pubblicato su IMGPress.it

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Il riscatto del Sud può partire dal Terzo settore

Le esperienze della Fondazione con il Sud. Borgomeo: «Il vero gap è sociale»

di Giuseppe Matarazzo

Ci sono numeri che sembrano inchiodare tutto il Sud a un destino amaro. Irreversibile. Di declino. Imprese che annaspano e giovani che fuggono. E poi ci sono storie che raccontano un Sud possibile. Che dimostrano che fare impresa è possibile anche lì. Giovani, associazioni, aziende che ci provano. E ci riescono. Che si guardano attorno e sfruttano le opportunità che ci sono. Fondi europei, ma anche i finanziamenti di enti privati che investono e sostengono progetti di riscatto.

È il caso della Fondazione con il Sud, ente non profit privato nato nel 2006 dall’alleanza tra le fondazioni di origine bancaria e il mondo del terzo settore e del volontariato, che ha sostenuto oltre 470 iniziative, coinvolgendo nelle partnership di progetto oltre 5.500 organizzazioni ed erogando oltre 104 milioni di euro. Con bandi che riguardano soprattutto le fasce deboli, i giovani, gli immigrati.

Così ecco che a Palermo si bandisce un concorso di idee rivolto ai giovani neolaureati palermitani, «Progetti in cantiere» per rilanciare il settore turistico, la gestione dei beni monumentali e artistici e promuovere una nuova visione dell’artigianato fondata sull’utilizzo di materiali da riciclo e riuso (scadenza il 25 gennaio). A Bari, al quartiere Libertà, nascerà invece un polo della legalità: l’Istituto Salesiano SS. Redentore, promotore del progetto di sviluppo locale “Finis Terrae”, ha ricevuto dal Comune un appartamento confiscato alla criminalità per trasformarlo in un centro servizi. In Basilicata, in provincia di Potenza, si è realizzato il polo lucano dell’accoglienza, della cultura e del turismo sociale: un progetto da 800mila euro per sviluppare iniziative basate sul messaggio sociale di San Gerardo Maiella e rivolte a valorizzare le caratteristiche culturali, naturalistiche e religiose del territorio.

Esempi di un dinamismo che contagia. I primi di dicembre è stato lanciato il Bando volontariato 2013 (www.fondazioneconilsud.it) con finanziamenti per un totale di 10 milioni di euro. L’obiettivo – ha speigato il presidente Carlo Borgomeo – è «accrescere l’impatto sociale sulla comunità delle reti nazionali e ampliare l’offerta dei servizi ai cittadini». Borgomeo, autore di «L’equivoco del Sud» (Laterza), punta proprio sul gap sociale: «Il Sud è meno ricco del Nord, ma la distanza più grave è nei diritti di cittadinanza, nella scuola, nei servizi sociali, nella cultura della legalità. È da qui che bisogna ripartire convincendosi che la coesione sociale è una premessa, non un effetto dello sviluppo».

© Avvenire, 28 dicembre 2013

Welfare, il futuro è nella comunità

Fondazioni bancarie in campo. Parte l’alleanza con il Non profit

di Luca Mazza

Guai a considerarlo un foglio di carta fine a se stesso. Perché vuole essere, invece, il primo passo concreto e condiviso nel percorso di costruzione del nuovo welfare. È l’ambizioso obiettivo del manifesto programmatico “Fiducia e nuove risorse per la crescita del Terzo settore“: un’alleanza siglata da più attori – dal mondo delle banche a quello delle imprese – e aperta a tutu’ coloro che vorranno offrire un contributo (non solo finanziario) per lo sviluppo di questo asse portante del sistema economico e sociale italiano. Il documento, presentato a Roma, vede tra i firmatari l’Acri (Associazione di fondazioni e di casse di risparmio), la Fondazione Cariplo, la Compagnia di Sanpaolo, la Fondazione Cariparo, la Fondazione con il Sud, il Forum del Terzo settore, l’Alleanza cooperative italiane e Banca Prossima. Ma altri soggetti pubblici e privati possono aderire online all’iniziativa attraverso il sito internet http://www.manifestoperilnonprofìt.it.

Tre le parole chiave della proposta: fiducia, integrazione e sussidiarietà. Il testo, infatti, conferma la comunione d’intenti tra la finanza specializzata nel non profit e le grandi reti di rappresentanza del Terzo settore. Adesso, però, servono anche strumenti innovativi ed efficaci per attuare una rimodulazione dello Stato sociale. «In un momento in cui il modello del welfare statale centralizzato non è più adeguato – ha sottolineato il presidente dell’Acri e di Fondazione Cariplo, Giuseppe Guzzetti – bisogna che venga integrato con un welfare di comunità, in cui pubblico e privato riescano a lavorare efficacemente insieme per il bene comune». Con quali soldi? L’Acri suggerisce una visione moderna e sinergica delle modalità d’impiego delle risorse in cui l’intervento delle fondazioni di origine bancaria (che nel 2012 hanno erogato un miliardo di euro) si combini con quello di altri soggetti del privato sociale e delle amministrazioni locali, con il welfare aziendale, con la finanza per il sociale e con la partecipazione degli stessi cittadini. «Solo così si potrà arrivare a un secondo welfare profondamente radicato nel territorio», ha aggiunto Guzzetti.

La sfida è complessa e impone il coinvolgimento delle istituzioni e della politica. Nel messaggio inviato in occasione dell’evento il presidente della Camera, Laura Boldrini, ha definito il Terzo settore «un argine al disagio sociale, che va sostenuto ed incoraggiato attraverso strumenti normativi certi». E alcuni interventi di agevolazione della fiscalità per le realtà non profit possono essere effettuati in tempi brevissimi: «Nella delega fiscale in discussione al Senato c’è un riferimento alla revisione della tassazione a fini ambientali – ha evidenziato il ministro Enrico Giovannini -. Ma c’è ancora spazio per inserire nel provvedimento la dimensione sociale che è altrettanto importante per la sostenibilità della nostra economia». Il titolare del dicastero del Lavoro promette impegno e massima attenzione da parte del governo: «La crisi non si supera senza un ulteriore investimento nel Terzo settore – ha spiegato -. Nei prossimi giorni costituiremo un gruppo di riflessione per capire, all’inizio del 2014, come cambiare una legislazione ormai datata». In attesa di novità, intanto, la macchina organizzativa è già partita. Le tappe successive alla firma del manifesto prevedono nelle prossime settimane incontri regionali di «progettazione condivisa» con gli enti locali. I primi filoni di intervento riguarderanno una campagna sull’efficienza energetica, una riflessione sull’accesso ai bandi europei e l’emissione di obbligazioni per lo sviluppo del non profit. Si lavorerà sul campo e su temi specifici, insomma. Proprio per dimostrare che la comunione di intenti non resterà solo sulla carta.

© Avvenire, 5 dicembre 2013

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