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“Noi e la Giulia” e un Sud asfissiato dall’antimafia

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Il film “Noi e la Giulia” pare sia un film da andare a vedere per trarne positivi giudizi. Della pellicola diretta da Edoardo Leo ne parlano Ottavio Cappellani, nella rubrica settimanale “Sicilian comedi” pubblicata su La Sicilia, e Pietrangelo Buttafuoco, nel suo “Il riempitivo” pubblicato su Il Foglio, ed entrambi lo fanno per giungere quasi alla medesima conclusione, ovvero: non è con le teorie che si genera il cambiamento, bensì osservando e mettendosi al servizio della realtà.

“Noi e la Giulia” oltre a essere una commedia sarà forse anche un film di denuncia, una denuncia amara verso istituzioni che continuano a occuparsi di anacronistiche teorie antimafiose, tralasciando di intervenire laddove la criminalità spicciola rende davvero difficile la vita e ogni possibile cambiamento.

Articolo pubblicato su IMGPress.it

Il Pd, Genovese e lo scalpo di Speranza: #shameonyou!

Il Pd, a corto di idee e in evidente affanno politico, nel tentativo di recuperare un po’ di credibilità presso gli elettori, ha ritenuto opportuno inseguire Grillo e i suoi sulla via del più becero populismo e per far questo aveva bisogno di agitare uno scalpo: quello di Genovese. Una scelta da sciagurati che, siamo certi, avrà enormi e pesanti ricadute sul partito. Una scelta sciagurata che Il Foglio Quotidiano (di cui si propone di seguito un interessante editoriale) ha associato a un eloquente hastag: #SHAMEONYOU!

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«Qui qualcuno ha bisogno di agitare uno scalpo», aveva malamente usato l’orrenda parola il capogruppo del Pd Roberto Speranza aggiungendo: «Noi questo non lo permetteremo». E invece lo hanno permesso. E permesso sarebbe ancora il meno grave. Il peggio è che quelli chiedevano lo scalpo, e gli sciagurati risposero. Lo sciagurato Speranza, lo sciagurato partito.

La procedura di voto palese, la gogna parlamentare, per decidere l’arresto del deputato del Partito democratico Francantonio Genovese è stata, come ognuno vede, la diretta conseguenza del cedimento del Pd all’orda, la scelta di votare a favore dell’arresto. Il voto palese, invereconda ultima foglia di fico dei democratici per mostrarsi consapevoli di un ributtante simulacro di trasparenza, è stato invece lo scempio del cadavere. Lo scalpo appunto.

Lo sciagurato Speranza, uno che spesso si fa uscire di bocca le parole sbagliate al momento sbagliato, ma forse in fondo è una dote medianica, quella di svelare i pensieri neri di molti cuori, aveva malamente usato la parola giusta: lo scalpo. “Qualcuno ha bisogno di agitare uno scalpo”. Peccato che quel qualcuno, assai più di Beppe Grillo e dei suoi barbari urlanti, fosse lui, e fosse il suo partito. Non c’è nemmeno bisogno di scomodare Freud, è solo cinismo inconsapevole, dunque colpevole.

Il mattino dopo, come un’excusatio non petita, o come un gaglioffo tentativo di girare il disastro in vittoria, il quotidiano fondato dal povero Antonio Gramsci titolava a tutta pagina: “Genovese, il Pd spiazza Grillo”. Spiazza? Al massimo, per stare al gergo calcistico, aveva giocato d’anticipo. Aveva bisogno di uno scalpo, il Pd. Da regalare agli elettori. #Shameonyou.

© IL FOGLIO QUOTIDIANO

Lo schifoso voto di scambio Renzi – Grillo!

Quella di ieri è stata  vera e propria caccia all’uomo, l’ennesima caccia all’uomo giocata sulla pelle dell’Italia e degli Italiani. E’ un Paese al collasso l’Italia, purtroppo c’è ancora chi tutto questo non l’ha capito o fa finta di non volerlo capire. Il Pd è un partito pericoloso per l’Italia, un partito ad alto tasso di corruzione pienamente invischiato nelle peggiori storie di corruzione e nei più grandi crack economici e finanziari (MPS su tutti!) e proprio per questo ha bisogno di tenersi buoni i magistrati e la magistratura culturalmente contigua alla peggiore sinistra. E’ giunto il momento che l’Italia celebri un nuovo 25 aprile che faccia pulizia di tutto il marciume che ruota attorno ai compagni!

Nuovo video editoriale di Giuliano Ferrrara pubblicato sul sito de “Il Foglio Quotidiano” (per intenderci il miglior quotidiano d’Italia!) sulla vicenda Genovese, tutto da ascoltare, perché quello di ieri non è un voto che fa giustizia, ma è un «voto che mette insieme il peggio della filosofia antigiuridica del parlamento italiano, con dibattito semianalfabetico condotto alla Camera dei deuputti sotto il suono cospicuo  delle urla vergogna no vergogna a te fai schifo, evocando i nomi di magistrati eroici e parlando del tutto a sproposito di questioni che non si conoscono. Resta solo un punto: mettiamo le manette al deputato e così cerchiamo di lavarci la coscienza per presentarci agli occhi degli elettori come dei giustizieri… un bello spettacolo per la Camera dei Deputati: che schifo!!! Per fortuna almeno Berlusconi e i suoi hanno salvato quel che resta dell’onore del Parlamento votando loro contro l’arresto di un deputato del Partito Democratico».

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