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La sfiducia ad Accorinti per il Pd è un suicidio. Ripartiamo da #MessinaAnnoZero

Nessuno sarebbe più contento di chi scrive nel veder terminare, prima possibile, la disastrosa e raccapricciante avventura politica di quel “profeta del nulla” che risponde al nome di Renato Acccorinti. Chi scrive ha sempre avversato il più accanito interprete di una società arcaica e arretrata, società che proprio non vuol saperne di aprirsi e guardare al futuro e che, al contrario, preferisce abbarbicarsi a un passato che non tornerà mai più.

L’ascesa e il successo politico di Accorinti sono frutto della peggior concezione parassitaria dello Stato, sono figlie principali di un’asfissiante statalismo che ha bisogno di drenare quantità enormi denaro dalle tasche dei cittadini al solo scopo di tirar su e mantenere soggetti, completamente deresponsabilizzati di fronte alla società, affinché questi continuino a perpetrare il potere e il predomino della burocrazia nei confronti dell’intera collettività. Renato Accorinti e tutti gli Scalia boys sono frutto di questa concezione della realtà, tutti loro sono professori o comunque impiegati di Stato senza del quale, in un contesto economico libero, dinamico e concorrenziale, probabilmente non saprebbero di che vivere. Questo è l’humus culturale nel quale si sono formati Accorinti e la masnada di improvvisati politici che lo sostengono, ed è lo stesso humus culturale che ha caratterizzato Messina negli ultimi cinquanta anni, portando infine alla vittoria elettorale di quello che nella storia verrà ricordato come il peggior sindaco di tutti i tempi. Continua a leggere →

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Centrodestra a Messina: Game Over!

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Game over: difficile trovare un’espressione altrettanto efficace per definire la performance del centrodestra messinese. Il crollo verticale dei consensi rispetto alle già disastrose comunali del 2013 non può essere giustificato solo dalla capacità attrattiva esercitata dal PD e da un M5S che peraltro, a discapito dei sondaggi, ha avuto una prestazione al di sotto delle attese.

Il deludente risultato ottenuto da Forza Italia in riva allo Stretto, dove ha segnato un 18,68%, è vero che rappresenta pur sempre qualcosa di assolutamente insperato – visto che gli azzurri oltre a non presentare candidati messinesi alle europee, tra le proprie fila non vantano deputati regionali tantomeno deputati nazionali e per tutta la campagna elettorale hanno avuto il proprio leader a mezzo servizio -, ma di certo è un risultato che non può far gioire. Molto più sconfortante è la riuscita ottenuta dall’NCD il quale, pur essendo un partito nato da poco, correva imparentato con l’UDC, che di esperienza elettorale invece ne ha da vendere, eppure i due partiti, sommati, ottengono un risultato addirittura inferiore a quello che l’UDC da sola ottenne nel 2009 quando racimolò l’11% dei consensi. Nell’area di centrodestra, forse, l’unica nota positiva è rappresentata dal risultato registrato da Fratelli d’Italia, dove l’ormai eroico e leggendario Ciccio Rizzo appare come l’unico esponente che ancora crede di poter rappresentare e dar voce a quel blocco sociale che si riconosce nei valori della destra storica. Continua a leggere →

Il Pd, Genovese e lo scalpo di Speranza: #shameonyou!

Il Pd, a corto di idee e in evidente affanno politico, nel tentativo di recuperare un po’ di credibilità presso gli elettori, ha ritenuto opportuno inseguire Grillo e i suoi sulla via del più becero populismo e per far questo aveva bisogno di agitare uno scalpo: quello di Genovese. Una scelta da sciagurati che, siamo certi, avrà enormi e pesanti ricadute sul partito. Una scelta sciagurata che Il Foglio Quotidiano (di cui si propone di seguito un interessante editoriale) ha associato a un eloquente hastag: #SHAMEONYOU!

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«Qui qualcuno ha bisogno di agitare uno scalpo», aveva malamente usato l’orrenda parola il capogruppo del Pd Roberto Speranza aggiungendo: «Noi questo non lo permetteremo». E invece lo hanno permesso. E permesso sarebbe ancora il meno grave. Il peggio è che quelli chiedevano lo scalpo, e gli sciagurati risposero. Lo sciagurato Speranza, lo sciagurato partito.

La procedura di voto palese, la gogna parlamentare, per decidere l’arresto del deputato del Partito democratico Francantonio Genovese è stata, come ognuno vede, la diretta conseguenza del cedimento del Pd all’orda, la scelta di votare a favore dell’arresto. Il voto palese, invereconda ultima foglia di fico dei democratici per mostrarsi consapevoli di un ributtante simulacro di trasparenza, è stato invece lo scempio del cadavere. Lo scalpo appunto.

Lo sciagurato Speranza, uno che spesso si fa uscire di bocca le parole sbagliate al momento sbagliato, ma forse in fondo è una dote medianica, quella di svelare i pensieri neri di molti cuori, aveva malamente usato la parola giusta: lo scalpo. “Qualcuno ha bisogno di agitare uno scalpo”. Peccato che quel qualcuno, assai più di Beppe Grillo e dei suoi barbari urlanti, fosse lui, e fosse il suo partito. Non c’è nemmeno bisogno di scomodare Freud, è solo cinismo inconsapevole, dunque colpevole.

Il mattino dopo, come un’excusatio non petita, o come un gaglioffo tentativo di girare il disastro in vittoria, il quotidiano fondato dal povero Antonio Gramsci titolava a tutta pagina: “Genovese, il Pd spiazza Grillo”. Spiazza? Al massimo, per stare al gergo calcistico, aveva giocato d’anticipo. Aveva bisogno di uno scalpo, il Pd. Da regalare agli elettori. #Shameonyou.

© IL FOGLIO QUOTIDIANO

Lo schifoso voto di scambio Renzi – Grillo!

Quella di ieri è stata  vera e propria caccia all’uomo, l’ennesima caccia all’uomo giocata sulla pelle dell’Italia e degli Italiani. E’ un Paese al collasso l’Italia, purtroppo c’è ancora chi tutto questo non l’ha capito o fa finta di non volerlo capire. Il Pd è un partito pericoloso per l’Italia, un partito ad alto tasso di corruzione pienamente invischiato nelle peggiori storie di corruzione e nei più grandi crack economici e finanziari (MPS su tutti!) e proprio per questo ha bisogno di tenersi buoni i magistrati e la magistratura culturalmente contigua alla peggiore sinistra. E’ giunto il momento che l’Italia celebri un nuovo 25 aprile che faccia pulizia di tutto il marciume che ruota attorno ai compagni!

Nuovo video editoriale di Giuliano Ferrrara pubblicato sul sito de “Il Foglio Quotidiano” (per intenderci il miglior quotidiano d’Italia!) sulla vicenda Genovese, tutto da ascoltare, perché quello di ieri non è un voto che fa giustizia, ma è un «voto che mette insieme il peggio della filosofia antigiuridica del parlamento italiano, con dibattito semianalfabetico condotto alla Camera dei deuputti sotto il suono cospicuo  delle urla vergogna no vergogna a te fai schifo, evocando i nomi di magistrati eroici e parlando del tutto a sproposito di questioni che non si conoscono. Resta solo un punto: mettiamo le manette al deputato e così cerchiamo di lavarci la coscienza per presentarci agli occhi degli elettori come dei giustizieri… un bello spettacolo per la Camera dei Deputati: che schifo!!! Per fortuna almeno Berlusconi e i suoi hanno salvato quel che resta dell’onore del Parlamento votando loro contro l’arresto di un deputato del Partito Democratico».

Che fine ha fatto l’Italia giusta dei giusti?

Il testo di una lettera che ho inviato al direttore del quotidiano IMGPress

Caro direttore,
ieri, quello che considero uno tra i pochi intellettuali di rango italiani, nonché direttore dell’unico quotidiano che vale la pena leggere, ha pubblicato un video editoriale attraverso il quale ha affrontato il tema dell’arresto dell’on. Genovese.

E’ ormai da qualche anno che, indegnamente, ricevo spazio su IMGPress per esprimere qualche ideuzza non allineata al politicamente corretto, e per questo La ringrazio. Chiunque può allora verificare come chi scrive non sia mai stato tenero nei confronti di Genovese quando altri, che oggi invece lo criticano e si augurano che marcisca in carcere, godevano dei privilegi che lo stesso Genovese era in grado di garantire loro.

La mia storia è la storia di chi è stato (ed è ancora!) Berlusconiano quando Berlusconi veniva massacrato dalla magistratura e lo era per un semplice motivo: perché ritiene che la politica non può in alcun modo essere asservita o peggio tenuta sotto ricatto dalla magistratura! Oggi che Francantonio Genovese è in un momento di estrema difficoltà umana e politica mi tocca essere Genovesiano e proprio per gli stessi motivi per cui sono Berlusconiano. Come Giuliano Ferrara ritengo che il sì all’arresto di Genovese sia quanto mai assurdo e invece considero doveroso il processo, non foss’altro per quel semplice diritto dell’imputato a difendersi, a far valere le proprie ragioni e, nel caso, a dimostrare la propria innocenza. Solo dopo il processo e nel caso in cui dovesse risultare colpevole per i reati che gli vengono ascritti si può ritenere giusto il carcere per Genovese.

Ma si sa, in Italia l’arresto preventivo serve per estorcere confessioni pilotate oppure per mandare messaggi in codice a chi deve intendere. E la vicenda Genovese, scaricato completamente dal suo partito, il Pd, aiuta a comprendere la partita politica che si sta giocando in Sicilia. I renziani nel chiaro tentativo di coprirsi le spalle dal punto di vista giudiziario si sono improvvisamente scoperti Crocettiani e Renzi che non può certo fare passi falsi, proprio nel momento in cui il suo governo muove i primi passi e le elezioni europee sono alle porte, ha preferito farsi i fatti propri consentendo ancora una volta alla magistratura di prevalere e di violentare la politica.

Nessuno può sapere come andrà a finire il voto alla Camera, anche se l’orientamento sembra scontato, e se Genovese finirà in galera. Quel che è certo è che sulla testa di Genovese si sta giocando una partita di potere tutta interna al Pd, partita che ha un unico obiettivo: privare Messina di qualunque autorevole rappresentanza politica e così ridurre il territorio a terra di conquista di gruppi di potere che nulla hanno a che spartire con Messina e con il bene dei Messinesi.

L’assurdo e inspiegabile sì all’arresto di Genovese

Ho sempre sostenuto che il miglior direttore di quotidiano in Italia sia il grande Giulianone Ferrara e che l’unico quotidiano non banale e leggibile sia “Il Foglio”. Con questo video editoriale sulla vicenda Genovese, il grande Giulianone, dimostra ancora una volta che la ragione, quando funziona in modo libero dall’ideologia e scevro dall’odio, permette di giudicare i fatti e la realtà lontano da ogni tipo di violenza o risentimento.

© FOGLIO QUOTIDIANO

Volevano far fuori l’on. invece hanno ucciso Messina

La sciagura abbattutasi sulla Sicilia ieri ha prodotto il secondo governo (si fa per dire!) guidato (si fa per dire!) dal satrapo pappagone. Con lo scorrere del tempo prende sempre più evidenza e forma ciò che la Sicilia sta divenendo: una grande impostura. E’ evidente come le sinistre al governo non riescano a produrre altro che menzogne e malandrinerie varie.

Il rimpasto di ieri avrà conseguenze pesantissime per la città di Messina, oltre al fatto che nessun messinese è presente nella nuova giunta. Crocetta dunque sconfessa se stesso, il quale all’indomani delle elezioni regionali dichiarò che la provincia di Messina, risultata determinante per la sua nefasta elezione, gli era entrata nel cuore al punto da stabilirne la residenza.

Il rimpasto di ieri assieme alle vicende giudiziarie (pilotate proprio da Palermo!) che vedono coinvolto l’on. Genovese avranno pesanti ripercussioni su Messina. La più evidente conseguenza, che la mancata conferma di Nino Bartolotta produrrà, sarà la totale disintegrazione del Pd cittadino. Senza più Genovese, ma con Bartolotta ancora nella veste di assessore il Pd avrebbe potuto tentare un’aggregazione attorno a una figura autorevole e politicamente anche capace. Venendo a mancare tale ruolo è inevitabile che si apra una forsennata caccia al posto e al ruolo che condurrà dritti dritti alla fine dell’esperienza democrat in riva allo Stretto.

Senza Bartolotta e Genovese nei propri ruoli Messina non ha più nessun tipo di rappresentanza, né a livello regionale tantomeno sul piano nazionale. Di tale sfascio sono responsabili tutti, anche i renziani che ieri, per evidenti problemi giudiziari pendenti in capo ad alcuni di essi, hanno appoggiato Crocetta andando anche contro il neo segretario regionale del Pd.

Volevano far fuori Genovese, hanno finito per uccidere Messina.

Articolo pubblicato su IMGPress.it

Con Genovese la politica abbia un sussulto d’orgoglio!

Attorno alla recrudescenza dello scontro tra un pezzo di Pd e Francantonio Genovese ci si chiede: dopo questa violenta guerriglia giudiziaria che ne sarà della formazione professionale in Sicilia? Soprattutto: Crocetta, oltre a sollecitare le procure a intervenire contro chi minaccia il suo potere, è in grado di pensare a un sistema della formazione professionale moderno e in grado di conciliare le aspettative dei giovani con quelle del mondo del lavoro? Oltre lo smembramento di quello che in modo sprezzante è stato definito il “clan Genovese” (le parole, usate in un certo modo, fanno più rumore di una pallottola sparata a bruciapelo!) la sensazione che si ha, in tema di formazione, è che nel più puro stile gattopardesco tutto cambierà perché tutto rimanga così com’è e che fatto fuori un gruppo ad esso ne subentrerà un altro e non è detto che il nuovo sia meglio del vecchio.

Dubbi legittimi che rimandano ad un’altra grande questione: la riforma, non più prorogabile, della giustizia. La questione giustizia è divenuta il problema dei problemi per il nostro Paese. Sono anni che la magistratura (quella associata che detiene il potere di tutta la categoria) è impegnata in una guerriglia culturale tesa a perseguire un unico obiettivo: delegittimare il legislatore democraticamente eletto, ritenuto moralmente non all’altezza di realizzare qualsiasi tipo di intervento legislativo, sostituirsi ad esso e prendere in mano le redini del Paese. Da qui si comprende come la battaglia per una giustizia giusta sia divenuta una vera e propria priorità democratica che riguarda tutti, nessuno escluso. Si tratta di una battaglia che va combattuta fino in fondo prima che sia troppo tardi e prima che l’Italia subisca una svolta «democratica» sul modello vigente nei paesi sud americani.

Per superare definitivamente quest’empasse è innanzitutto necessario che la politica riconquisti il ruolo che legittimamente e costituzionalmente le spetta. Sarebbe opportuno riformulare il Lodo Alfano, quindi, normare in modo serio e rigoroso l’utilizzo delle intercettazioni telefoniche e contemporaneamente varare la tanto agognata riforma dell’ordinamento giudiziario: tutti provvedimenti di buon senso e necessari per un paese che vuole continuare a definirsi civile. Provvedimenti per la cui realizzazione, e approvazione in tempi rapidi, auspicabile sarebbe la collaborazione,propositiva e non renitente, di tutta la classe politica. È pronta, però, soprattutto la sinistra a compiere un simile rivoluzionario passaggio? I dubbi sono tanti e non appena di tipo metodologico, quanto culturale.

A sinistra da tempo prevale la celebrazione acritica del potere giudiziario, argomentata dalla pretesa superiorità del diritto di formazione giurisprudenziale, che mal considera e giudica una politica ritenuta eticamente insufficiente. Su queste basi culturali, alle quali bisogna aggiungere il noto complesso di superiorità della sinistra, che spinge a nutrire un odio viscerale nei confronti della ricchezza (degli altri, beninteso!), è difficile prevedere una convergenza di tutta la politica. Del resto quello con la magistratura è sempre stato un rapporto pericoloso per la sinistra. Un rapporto di collateralismo coltivato con l’obiettivo di poter conquistare il potere per via giudiziaria, previo annientamento del nemico politico, che sino ad oggi, fortunatamente non si è ancora realizzato: ma chi può garantirci per il futuro?

La riforma della giustizia non è più rinviabile: il problema dei problemi deve essere risolto una volta per tutte. Nel frattempo sarebbe un bel segnale democratico se la Camera votasse contro l’arresto di Genovese. Sarebbe un modo serio per far capire che la politica non ha più intenzione di lasciarsi sottomettere da una magistratura che è divenuta un potere senza limiti che non intende retrocedere dalla volontà di tenere sottoscacco l’intero Paese!

Articolo pubblicato su IMGPress.it

Per vincere caro Renzi devi evitare il “Modello Messina”

Sulla nuova legge elettorale si stanno giocando numerose partite tattiche e lo scacchiere politico è fortemente in evoluzione. Già Casini ha annunciato la propria scelta, dimostrando così – come evidenziato da Stefano Folli – di essere ancora un ottimo stratega. Berlusconi invece è al lavoro per arrivare a mordere il 37% dei consensi: conoscendolo è probabile che riuscirà a raggiungere l’obiettivo, vincendo ancora una volta la tornata elettorale.

Sul fronte PD la partita appare più difficile considerato che Renzi ha meno partiti sui quali poter contare per mettere in piedi una coalizione in grado di fronteggiare l’armata berlusconiana. Anche se il Pd, pur non avendo alleati, ha comunque Renzi il quale afferma il “centro sono io” e taccia Alfano e Casini come “la vecchia potitica”. Può darsi dunque che per conquistare i voti dei moderati al Pd basti la giovinezza e la spavalderia di Renzi a patto che alle prossime elezioni non prevalga il “Modello Messina”, ovvero quel modello che prevede il tradimento del segretario-sindaco da parte dei suoi stessi uomini i quali, non vedendosi garantire una poltrona sicura, decidono di consegnarsi al nemico.

Per Messina il tradimento si sta rivelando un gigantesco disastro, a livello nazionale lo sarebbe ancor di più rappresentando una vera e propria tragedia.

Articolo pubblicato da IMGPress.it

Città che vai, Quero che ti ritrovi

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A volte non è solo il destino a legare due persone che vivono distanti più di mille kilometri l’una dall’altra e che forse nemmeno si conoscono, spesso a suggellare un legame interviene anche qualche altro fattore. Nel caso di Ciccio e Matteo il fattore in questione è il cognome: Quero! Sì, perché non c’è solo il nostro Quero (Ciccio) a militare nel Pd, ce n’è anche un altro che vive a Vicenza il quale, ironia della sorte, non solo è renziano come il “nostro”, anch’egli è in una posizione di dissidenza nei confronti della dirigenza locale del partito.

I punti di convergenza tra i due Quero comunque non si limitano al solo cognome e alla sola comune appartenenza politica: entrambi sono delusi dal Pd, entrambi minacciano di lasciare un partito nel quale non si riconoscono più ed entrambi sono fondatori di circoli locali del Pd. Certo, c’è da dire che il Quero vicentino, in più di Ciccio ha il nome, che gioca in suo favore, Matteo come Renzi, ma il “nostro” non per questo deve sentirsi da meno dell’omonimo nordico. Anzi, il “nostro” ce la sta proprio mettendo tutta per essere all’altezza del Quero veneto.

Prendiamo ad esempio il grave problema prostituzione, in auge negli ultimi giorni nella nostra città. Su tale fronte, se da un lato il collega vicentino di Quero ha collaborato alla scrittura di una pesante ordinanza sindacale che prevede supermulte da 500 euro per i clienti delle prostitute, dall’altro il nostro ha fatto votare al Consiglio di Circoscrizione, di cui è presidente, una delibera che intende impegnare la deputazione nazionale a riformare la legge Merlin così da poter riaprire le “case chiuse”. Ora, al di là della facile ironia che si potrebbe fare su tale decisione, ma con tutti i problemi di ogni ordine e grado che vive Messina è proprio il caso di mettersi a giocare a fare il deputato nazionale? Non sarebbe molto meglio occuparsi dei problemi che veramente rendono difficile la vita dei Messinesi e tentare di risolverli mettendoci impegno e buona volontà? A chi giova, inoltre, una deriva radicale come quella promossa da Quero? Sono domande che bisogna porsi e per le quali importante sarebbe ricevere delle risposte.

Rimaniamo in febbrile attesa. Ad ogni modo, è probabile che Quero (Ciccio) abbia agito in buona fede e proprio per questo c’è da sperare fortemente che non finisca per emulare il suo omonimo vicentino il quale è stato egli stesso vittima dell’ordinanza antiprostituzione, che ha contribuito a far approvare a Vicenza, beccandosi proprio una multa di 500 euro.

Aprire le case per darle a chi non ne ha una va bene, ma andare a puttane questo no… è meglio evitarlo!

Articolo pubblicato anche sul giornale on-line IMGPress.it

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