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“Noi e la Giulia” e un Sud asfissiato dall’antimafia

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Il film “Noi e la Giulia” pare sia un film da andare a vedere per trarne positivi giudizi. Della pellicola diretta da Edoardo Leo ne parlano Ottavio Cappellani, nella rubrica settimanale “Sicilian comedi” pubblicata su La Sicilia, e Pietrangelo Buttafuoco, nel suo “Il riempitivo” pubblicato su Il Foglio, ed entrambi lo fanno per giungere quasi alla medesima conclusione, ovvero: non è con le teorie che si genera il cambiamento, bensì osservando e mettendosi al servizio della realtà.

“Noi e la Giulia” oltre a essere una commedia sarà forse anche un film di denuncia, una denuncia amara verso istituzioni che continuano a occuparsi di anacronistiche teorie antimafiose, tralasciando di intervenire laddove la criminalità spicciola rende davvero difficile la vita e ogni possibile cambiamento.

Articolo pubblicato su IMGPress.it

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La sfiducia ad Accorinti per il Pd è un suicidio. Ripartiamo da #MessinaAnnoZero

Nessuno sarebbe più contento di chi scrive nel veder terminare, prima possibile, la disastrosa e raccapricciante avventura politica di quel “profeta del nulla” che risponde al nome di Renato Acccorinti. Chi scrive ha sempre avversato il più accanito interprete di una società arcaica e arretrata, società che proprio non vuol saperne di aprirsi e guardare al futuro e che, al contrario, preferisce abbarbicarsi a un passato che non tornerà mai più.

L’ascesa e il successo politico di Accorinti sono frutto della peggior concezione parassitaria dello Stato, sono figlie principali di un’asfissiante statalismo che ha bisogno di drenare quantità enormi denaro dalle tasche dei cittadini al solo scopo di tirar su e mantenere soggetti, completamente deresponsabilizzati di fronte alla società, affinché questi continuino a perpetrare il potere e il predomino della burocrazia nei confronti dell’intera collettività. Renato Accorinti e tutti gli Scalia boys sono frutto di questa concezione della realtà, tutti loro sono professori o comunque impiegati di Stato senza del quale, in un contesto economico libero, dinamico e concorrenziale, probabilmente non saprebbero di che vivere. Questo è l’humus culturale nel quale si sono formati Accorinti e la masnada di improvvisati politici che lo sostengono, ed è lo stesso humus culturale che ha caratterizzato Messina negli ultimi cinquanta anni, portando infine alla vittoria elettorale di quello che nella storia verrà ricordato come il peggior sindaco di tutti i tempi. Continua a leggere →

#MessinaAnnoZero

In città si rincorrono voci circa la possibile richiesta di sfiducia del Consiglio Comunale di Messina nei confronti del sindaco Renato Accorinti, ci sembra interessante a tal proposito pubblicare una nota del movimento reset! affinché si smetta il clima di guerriglia urbana per puntare tutti quanti uniti verso quel bene comune che da troppo a Messina si è smesso di costruire. Ripartiamo da #MessinaAnnoZero

Ambrogio Lorenzetti, Allegoria del Buon Governo, Siena (1338-1339)

Ecco la nota di reset!

Non resta altro da fare, resettare!

Le polemiche a distanza degli ultimi giorni, tra la Giunta Comunale ed il PD, certificano la morte della Politicaanche a Messina.In molti avevamo creduto che la voglia di cambiamento che la Città aveva richiesto a gran voce potesse trovarenell’attuale amministrazione le risposte che Messina attende oramai da troppo tempo.Tra il vecchio ed il nuovo modo di fare politica però i risultati dicono che nulla è cambiato o meglio che, comenella miglior tradizione gattopardesca, tutto è cambiato per non cambiare comunque nulla.E mentre da un lato c’è chi chiede che le procedure per il Piano anticorruzione vengano attuate ai sensi di leggee dall’altro assistiamo all’ennesima lezioncina dei professori di turno “unti dal Signore” il grande assente continua adessere la Politica.

Ci riferiamo a quella di Pericle, Socrate ed Aristotele, ci riferiamo a quel senso di responsabilità capace di dare la misura del limite, capace di far comprendere che una città che muore non ha necessità di guerre di parte, tra Guelfi e Ghibellini, ma solo di soluzioni immediate e concrete. Mentre la nostra Città attende la certificazione della Sua morte clinica la vecchia Politica partitica e quella che doveva sostituirla danno un esempio vergognoso di continuità ed immobilismo.

In questo scenario desolante ci riproviamo!

Serve  la  disponibilità  di  tutti  stavolta,  non  serve  richiedere  dimissioni  o  sventolare  la  sfiducia,  serve  che all’amministrazione vengano tolti tutti gli alibi possibili dandole un’ultima possibilità e chiedendole con forza di fare ciò per cui i Messinesi l’hanno votata.

Nessun ribaltone.

Ed è per questo che  reset  , nonostante il fallimento del  Patto per la Città   e l’enorme differenza di approccio che lo separa dall’attuale Amministrazione, si rende disponibile a partecipare ad un tavolo di lavoro, che abbiamo chiamato  “Messina – Anno Zero”  , nel quale tutte le parti politiche, sociali, professionali e di categoria che lo vorranno potranno contribuire con proposte concrete al rilancio della Città.

A noi di reset che governi Accorinti o Crozza interessa poco, ciò che ci sta a cuore è l’interesse della città, ciò a cui teniamo sono le sorti dei Messinesi oramai allo stremo.

Per  tale  ragione lanciamo un appello affinché, partendo dall’Amministrazione  Comunale,  si  possa costruire questo tavolo  operativo  nel  quale  chi  ha  proposte  e  vuole  il  bene  della  Città  possa  metterle  a  disposizione  della collettività.

Si badi bene, che chi non ci sarà, chi non sarà disponibile a mettere da parte i propri pregiudizi, a nostro avviso avrà torto ed evidentemente non ha, come dicono tutti, a cuore davvero le sorti della città ma ben altro.

Attendiamo fiduciosi, alternative non ce ne sono.

Centrodestra a Messina: Game Over!

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Game over: difficile trovare un’espressione altrettanto efficace per definire la performance del centrodestra messinese. Il crollo verticale dei consensi rispetto alle già disastrose comunali del 2013 non può essere giustificato solo dalla capacità attrattiva esercitata dal PD e da un M5S che peraltro, a discapito dei sondaggi, ha avuto una prestazione al di sotto delle attese.

Il deludente risultato ottenuto da Forza Italia in riva allo Stretto, dove ha segnato un 18,68%, è vero che rappresenta pur sempre qualcosa di assolutamente insperato – visto che gli azzurri oltre a non presentare candidati messinesi alle europee, tra le proprie fila non vantano deputati regionali tantomeno deputati nazionali e per tutta la campagna elettorale hanno avuto il proprio leader a mezzo servizio -, ma di certo è un risultato che non può far gioire. Molto più sconfortante è la riuscita ottenuta dall’NCD il quale, pur essendo un partito nato da poco, correva imparentato con l’UDC, che di esperienza elettorale invece ne ha da vendere, eppure i due partiti, sommati, ottengono un risultato addirittura inferiore a quello che l’UDC da sola ottenne nel 2009 quando racimolò l’11% dei consensi. Nell’area di centrodestra, forse, l’unica nota positiva è rappresentata dal risultato registrato da Fratelli d’Italia, dove l’ormai eroico e leggendario Ciccio Rizzo appare come l’unico esponente che ancora crede di poter rappresentare e dar voce a quel blocco sociale che si riconosce nei valori della destra storica. Continua a leggere →

Il Pd, Genovese e lo scalpo di Speranza: #shameonyou!

Il Pd, a corto di idee e in evidente affanno politico, nel tentativo di recuperare un po’ di credibilità presso gli elettori, ha ritenuto opportuno inseguire Grillo e i suoi sulla via del più becero populismo e per far questo aveva bisogno di agitare uno scalpo: quello di Genovese. Una scelta da sciagurati che, siamo certi, avrà enormi e pesanti ricadute sul partito. Una scelta sciagurata che Il Foglio Quotidiano (di cui si propone di seguito un interessante editoriale) ha associato a un eloquente hastag: #SHAMEONYOU!

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«Qui qualcuno ha bisogno di agitare uno scalpo», aveva malamente usato l’orrenda parola il capogruppo del Pd Roberto Speranza aggiungendo: «Noi questo non lo permetteremo». E invece lo hanno permesso. E permesso sarebbe ancora il meno grave. Il peggio è che quelli chiedevano lo scalpo, e gli sciagurati risposero. Lo sciagurato Speranza, lo sciagurato partito.

La procedura di voto palese, la gogna parlamentare, per decidere l’arresto del deputato del Partito democratico Francantonio Genovese è stata, come ognuno vede, la diretta conseguenza del cedimento del Pd all’orda, la scelta di votare a favore dell’arresto. Il voto palese, invereconda ultima foglia di fico dei democratici per mostrarsi consapevoli di un ributtante simulacro di trasparenza, è stato invece lo scempio del cadavere. Lo scalpo appunto.

Lo sciagurato Speranza, uno che spesso si fa uscire di bocca le parole sbagliate al momento sbagliato, ma forse in fondo è una dote medianica, quella di svelare i pensieri neri di molti cuori, aveva malamente usato la parola giusta: lo scalpo. “Qualcuno ha bisogno di agitare uno scalpo”. Peccato che quel qualcuno, assai più di Beppe Grillo e dei suoi barbari urlanti, fosse lui, e fosse il suo partito. Non c’è nemmeno bisogno di scomodare Freud, è solo cinismo inconsapevole, dunque colpevole.

Il mattino dopo, come un’excusatio non petita, o come un gaglioffo tentativo di girare il disastro in vittoria, il quotidiano fondato dal povero Antonio Gramsci titolava a tutta pagina: “Genovese, il Pd spiazza Grillo”. Spiazza? Al massimo, per stare al gergo calcistico, aveva giocato d’anticipo. Aveva bisogno di uno scalpo, il Pd. Da regalare agli elettori. #Shameonyou.

© IL FOGLIO QUOTIDIANO

Lo schifoso voto di scambio Renzi – Grillo!

Quella di ieri è stata  vera e propria caccia all’uomo, l’ennesima caccia all’uomo giocata sulla pelle dell’Italia e degli Italiani. E’ un Paese al collasso l’Italia, purtroppo c’è ancora chi tutto questo non l’ha capito o fa finta di non volerlo capire. Il Pd è un partito pericoloso per l’Italia, un partito ad alto tasso di corruzione pienamente invischiato nelle peggiori storie di corruzione e nei più grandi crack economici e finanziari (MPS su tutti!) e proprio per questo ha bisogno di tenersi buoni i magistrati e la magistratura culturalmente contigua alla peggiore sinistra. E’ giunto il momento che l’Italia celebri un nuovo 25 aprile che faccia pulizia di tutto il marciume che ruota attorno ai compagni!

Nuovo video editoriale di Giuliano Ferrrara pubblicato sul sito de “Il Foglio Quotidiano” (per intenderci il miglior quotidiano d’Italia!) sulla vicenda Genovese, tutto da ascoltare, perché quello di ieri non è un voto che fa giustizia, ma è un «voto che mette insieme il peggio della filosofia antigiuridica del parlamento italiano, con dibattito semianalfabetico condotto alla Camera dei deuputti sotto il suono cospicuo  delle urla vergogna no vergogna a te fai schifo, evocando i nomi di magistrati eroici e parlando del tutto a sproposito di questioni che non si conoscono. Resta solo un punto: mettiamo le manette al deputato e così cerchiamo di lavarci la coscienza per presentarci agli occhi degli elettori come dei giustizieri… un bello spettacolo per la Camera dei Deputati: che schifo!!! Per fortuna almeno Berlusconi e i suoi hanno salvato quel che resta dell’onore del Parlamento votando loro contro l’arresto di un deputato del Partito Democratico».

Che fine ha fatto l’Italia giusta dei giusti?

Il testo di una lettera che ho inviato al direttore del quotidiano IMGPress

Caro direttore,
ieri, quello che considero uno tra i pochi intellettuali di rango italiani, nonché direttore dell’unico quotidiano che vale la pena leggere, ha pubblicato un video editoriale attraverso il quale ha affrontato il tema dell’arresto dell’on. Genovese.

E’ ormai da qualche anno che, indegnamente, ricevo spazio su IMGPress per esprimere qualche ideuzza non allineata al politicamente corretto, e per questo La ringrazio. Chiunque può allora verificare come chi scrive non sia mai stato tenero nei confronti di Genovese quando altri, che oggi invece lo criticano e si augurano che marcisca in carcere, godevano dei privilegi che lo stesso Genovese era in grado di garantire loro.

La mia storia è la storia di chi è stato (ed è ancora!) Berlusconiano quando Berlusconi veniva massacrato dalla magistratura e lo era per un semplice motivo: perché ritiene che la politica non può in alcun modo essere asservita o peggio tenuta sotto ricatto dalla magistratura! Oggi che Francantonio Genovese è in un momento di estrema difficoltà umana e politica mi tocca essere Genovesiano e proprio per gli stessi motivi per cui sono Berlusconiano. Come Giuliano Ferrara ritengo che il sì all’arresto di Genovese sia quanto mai assurdo e invece considero doveroso il processo, non foss’altro per quel semplice diritto dell’imputato a difendersi, a far valere le proprie ragioni e, nel caso, a dimostrare la propria innocenza. Solo dopo il processo e nel caso in cui dovesse risultare colpevole per i reati che gli vengono ascritti si può ritenere giusto il carcere per Genovese.

Ma si sa, in Italia l’arresto preventivo serve per estorcere confessioni pilotate oppure per mandare messaggi in codice a chi deve intendere. E la vicenda Genovese, scaricato completamente dal suo partito, il Pd, aiuta a comprendere la partita politica che si sta giocando in Sicilia. I renziani nel chiaro tentativo di coprirsi le spalle dal punto di vista giudiziario si sono improvvisamente scoperti Crocettiani e Renzi che non può certo fare passi falsi, proprio nel momento in cui il suo governo muove i primi passi e le elezioni europee sono alle porte, ha preferito farsi i fatti propri consentendo ancora una volta alla magistratura di prevalere e di violentare la politica.

Nessuno può sapere come andrà a finire il voto alla Camera, anche se l’orientamento sembra scontato, e se Genovese finirà in galera. Quel che è certo è che sulla testa di Genovese si sta giocando una partita di potere tutta interna al Pd, partita che ha un unico obiettivo: privare Messina di qualunque autorevole rappresentanza politica e così ridurre il territorio a terra di conquista di gruppi di potere che nulla hanno a che spartire con Messina e con il bene dei Messinesi.

L’assurdo e inspiegabile sì all’arresto di Genovese

Ho sempre sostenuto che il miglior direttore di quotidiano in Italia sia il grande Giulianone Ferrara e che l’unico quotidiano non banale e leggibile sia “Il Foglio”. Con questo video editoriale sulla vicenda Genovese, il grande Giulianone, dimostra ancora una volta che la ragione, quando funziona in modo libero dall’ideologia e scevro dall’odio, permette di giudicare i fatti e la realtà lontano da ogni tipo di violenza o risentimento.

© FOGLIO QUOTIDIANO

Il bikini della Bacchiddu? Una bella provocazione per gli elettori!

Paola Bacchiddu, fidanzata di Tspiras e responsabile comunicazione de “L’Altra Europa”, la lista che raggruppa  tutta l’intellighenzia e la cultura di sinistra europea

La superiorità antropologica delle sinistre è cosa oramai acclarata e nessuno osa contestare un dogma di siffatta levatura civile, nonostante la realtà lo renda, ogni piè sospinto, alquanto vetusto. Quella di sinistra è, però, un’antropologia che ha la capacità di rendere bello e immacolato ciò che ad altri viene contestato come lurido e stomachevole. Senza andare a scomodare l’affaire “Ruby rubacuori”, le “olgettine” e quant’altro, quel che è interessante è puntare l’attenzione su quella infame piaga sociale rappresentata dal femminicidio.

Schiere di antropologi di sinistra e femministe d’antan ci hanno spiegato che le cause del femminicidio sono tutte riconducibili alla mercificazione capitalistica del corpo delle donne. Mercificazione che l’industria pubblicitaria sfrutta per attirare l’attenzione dei consumatori sui prodotti dei quali si promoziona la vendita. Da qualche ora abbiamo scoperto che la mercificazione del corpo delle donne è però tale solo se riguarda il capitalismo. Al contrario, se sponsorizza la lista del partito politico che alle elezioni europee raggruppa tutto il mondo della cultura e dell’intellighenzia europea, ovvero la lista “L’Altra Europa” guidata dal greco Alexis Tsipiras, la mercificazione del corpo femminile è quanto di più etico possa esistere.

C’è una foto che sta facendo il giro della rete, postata su Twitter, che mostra Paola Bacchiddu in uno splendido bikini. La foto, oltre a farci prendere consapevolezza che le sinistre sono disposte a usare qualunque mezzo per conquistare il potere, mette in luce una questione filosofica e antropologica interessante, ovvero che la mercificazione della donna a uso propagandistico operata dalla sinistra ha il solo scopo di “provocazione” etica! Poi se la frase che l’accompagna è peggio del messaggio che lancia la foto, trattasi solo di secondarie quisquilie: la Banchiddu mica è di destra!

Ringraziamo dunque Tsipiras e la sua fidanzata per la provocazione attraverso la quale ancora una volta ci hanno mostrato quale sia il meraviglioso lasciapassare morale cui si ha automaticamente diritto se ci si proclama ‘de sinistra’.

Luca Casarini

Rottami arrugginiti accatastati in un’officina abbandonata

Bastano alcuni semplici criteri per giudicare il mondo sub-urbano che di riflesso acquisiamo attraverso i mezzi d’informazione di massa: tutto quanto produce maggiore intensità di vita, di salute morale e fisica, è buono; tutto quanto invece ferisce la vita, la falsa e l’avvilisce, è cattivo.

Vediamo molte cose cattive ai nostri giorni, questo è fuori discussione. La fame e la mancanza di un lavoro decente per molti costituiscono uno stato di miseria cronica, che persino anni di prosperità generale non sono riusciti a debellare. Fame e privazione stanno giungendo a livelli tali che la società è incapace di affrontarle. Innumerevoli disoccupati reclamano un po’ di pane per sé e i propri cari. Non c’è quasi più posto nelle mense per accogliere la massa dei morti di fame, che giornalmente battono alle loro porte, supplicando che si dia loro alloggio e nutrimento. Tutti gli istituti di beneficienza hanno o stanno esaurendo le risorse disponibili, nello sforzo di nutrire gli ospiti affamati che provengono da ogni luogo delle città. Le sedi di quello che possiamo definire l’Esercito della Carità sono invase giorno e notte da orde di miserabili, affamati, che non possono ottenere nessun soccorso da nessuna parte.

Forse questa critica molti tenderanno a considerala troppo pessimistica. Al contrario è da ritenere tra le più ottimistiche. Per capire come funziona il mondo è necessario misurare l’umanità meno dalle aggregazioni politiche che dagli individui. La società cresce, mentre le macchine politiche vanno in pezzi e diventano ferri vecchi. Per gli uomini e le donne meritevoli di felicità si prospetta un grande e lieto futuro. Ma per l’apparato politico che li dirige così male, invece il destino è quello di rottami arrugginiti accatasti in una vecchia officina abbandonata.

Trasponete ora questa analisi sulla sola città di Messina e avrete chiaro come la salvezza non verrà dalla politica, bensì sarà opera di quelle realtà sociali che qualcuno, con estrema lungimiranza, ha definito “minoranze creative”.

Articolo pubblicato su IMGPress.it

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