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Qualcosa che non mi torna rispetto a fare il “bene”

image-1Nel praticare il bene verso il prossimo (ciò che oggi semplifichiamo con il termine “volontariato”) alcuni si pongono in una posizione alquanto ambigua se non, in alcuni casi, pericolosa. Da un lato si beano in continuazione del fatto che loro, nel portare avanti la propria opera, non hanno bisogno di nessun’altra risorsa che non sia quella esclusiva dei volontari, dall’altro tendono a occupare tutti gli spazi possibili con atteggiamento egemonico. Il pericolo sta nel porsi e nel porre agli altri la propria azione come l’unica possibile, sottintendendo così come ogni altro tentativo abbia un valore infinitamente più piccolo rispetto al proprio.

Carità però è qualcosa di diverso dalla volontàLa carità origina da una gratitudine vissuta e sperimentata, la volontà invece dipende sempre e comunque dal sentire dell’uomo e dunque è soggetta agli umori di quest’ultimo. La carità non egemonizza, la carità condivide… non solo il “bene”, condivide anche e soprattutto i “beni”.

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Una riforma profetica

di Stefano Zamagni

La Giornata internazionale del Vo­lontariato che si è celebrata ieri è l’occasione per riavviare una riflessione sul senso dell’agire vo­lontario (dove sta andando il vo­lontariato?) oltre che sulla sua identità (qual è il genoma del volontariato?). Nel recente dibattito pubblico una certa confusione di pensiero ha generato e continua a generare non pochi problemi.

Da un lato vi è chi ve­de nel volontariato un surrogato dell’azio­ne degli enti pubblici, non più in grado di fornire servizi sociali alle fasce deboli della popolazione per le note ragioni di bilancio. Dall’altro chi pensa che il volontariato sia una forma di agire superata, ritenendo realtà come l’impresa sociale, la cooperativa so­ciale, o enti come le fondazioni capaci di fa­re di più e meglio ciò che le organizzazioni di volontariato hanno fatto finora. Entrambe le posizioni sono errate, oltre che pericolose.

La prima in quanto le forme di surrogazione ad opera dell’ente pubblico ri­schiano di produrre una sorta di spiazza­mento nel momento in cui il Comune deci­de di affidare un servizio al mondo del vo­lontariato in virtù del fatto che la sua atti­vità è gratuita per definizione. Così facen­do si sottrae l’incarico a un altro soggetto non profit, qual è una cooperativa socia­le, determinando una qualche forma di ‘guerra tra poveri’, col risultato peraltro di snaturare il ruolo del volontariato. La seconda posizione pure è pericolosa, in quanto figlia di un nuovo funzionalismo che pone l’attenzione solo sulle conseguenze delle azioni, e non anche sulla loro motiva­zione.
È vero infatti che un’impresa sociale è, in linea generale, più efficiente di una or­ganizzazione di volontariato; ma ridursi a questa prospettiva significa accettare supi­namente il mito dell’efficienza erigendolo a vitello d’oro dei nostri tempi. La vocazione propria del volontariato, infatti, lo conduce a svolgere più un’azione profetica nel senso preciso del termine. Profeta, cioè, non è co­lui che anticipa il futuro – questo scopo com­pete come è noto ai maghi e agli economi­sti! –, ma chi con coraggio e passione de­nuncia il presente. Ora, questa vocazione profetica del volontariato non può venire mai meno. La seconda funzione del volontariato è di anticipare le modalità di soluzione dei pro­blemi emergenti nella società. Il volontaria­to è il soggetto che più di ogni altro mette in pratica il principio di reciprocità, che corri­sponde a un ‘dare senza prendere’ e a un ‘prendere senza togliere’. Quando viene meno questa componente fondamentale a­limentata dall’agire volontario, una società può dirsi prossima al declino, al collasso.

Ecco perché, anche alla luce delle ragioni a tutti note della crisi – finanza pubblica, emergenza di forme di ibridazione tra impresa profit e non profit, una certa stanchezza nella difesa dei valori fondativi della società umana – in definitiva diventa urgente riavviare il discorso istituzionale sul volontariato. Tasto dolente: la prima e unica legge sul volontariato risale al 1991, e da allora la classe politica non ha ancora ritenuto di intervenire su una norma che era sì buona, ma oggi è obsoleta.

Le pressioni emerse nell’ultimo ventennio sono così dirompenti che le norme non interpretano più le esigenze della società e delle organizzazioni. Un esempio: come mai da 10 anni l’adesione dei giovani al volontariato è in calo continuo? Non è solo una ragione demografica. E non è affatto vero che i giovani sono opportunisti o auto-interessati. Anzi: sono molto più generosi delle generazioni precedenti. Il problema è che vogliono fare vero volontariato, non un volontariato che nasce con altri fini, pur legittimi, non compatibili con la vera natura dell’agire volontario.
Per questo alle forze politiche, a maggior ragione in un momento in cui in Parlamento è significativamente ampio il numero di persone che provengono proprio dal mondo del volontariato, va indirizzato un grido affinché ci si affretti a produrre una riforma della legge del ’91 oltre che del Libro I Titolo II del Codice civile. Mentre altri Paesi procedono in questa direzione, si veda la Francia, noi non riusciamo a trovare il tempo per una riforma che comunque non comporterebbe alcun esborso per il bilancio pubblico. Mentre è importante riprendere in mano un processo che in 20 anni si è altamente cloroformizzato, non sottovalutando ciò che nell’opinione generale è chiaro: che meno volontariato conduce la società verso una china pericolosa.​

Volontari, gratuità che regge il Paese

Ieri la Giornata internazionale. Napolitano: «Solidarietà e coesione sociale». Il presidente del Condiglio Letta assicura: «Nella Legge di stabilità le risorse per il 5 per mille». In Italia sono 4,7 milioni i volontari, ma il 65% dei 18-29enni non si impegna

di Paolo Ferrario

«Vicinanza costante, professionale ed umana a comunità e persone in gravi difficoltà, per rispondere alle necessità degli altri e migliorare una società che oggi ha più che mai bisogno di solidarietà e coesione sociale». È questa la definizione di volontariato, secondo il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, contenuta in un messaggio per la Giornata internazionale celebrata ieri in tutto il mondo. In Italia, secondo il censimento 2011 dell’Istat, le organizzazioni del volontariato sono 301.191 e contano 4.758.622 persone attivamente impegnate, per un “valore economico” pari a quasi 8 miliardi di euro. Nonostante la crisi, il settore ha tenuto e, in alcuni casi, ha addirittura moltiplicato i “numeri”. A Milano i cittadini che si dedicano al volontariato sono 142.539, il 211,7% in più rispetto a dieci anni fa. Latitano, invece, i giovani. Secondo il Rapporto della Fondazione Toniolo, realizzato in collaborazione con Ipsos, il 64,7% degli italiani tra i 18 e i 29 anni non ha mai partecipato a un’esperienza di volontariato. Che, invece, come ha ricordato la presidente della Camera, Laura Boldrini, è «una risorsa preziosa per il Paese». Una risorsa che, però, va sostenuta. In questo senso va l’impegno del Governo che, ha assicurato il presidente del Consiglio, Enrico Letta, «ha messo nella Legge di stabilità le risorse del 5 per mille».

Storie di quotidiano volontariato

MISERICORDIA DEL PARTENIO
Accanto a disabili e anziani
La mattina presto accompagnano a scuola i bambini disabili e quelli segnalati dai Servizi sociali del Comune, poi sono a disposizione di anziani e malati per il trasporto in centri di cura e nel pomeriggio aprono il guardaroba e il magazzino viveri per i poveri. È la giornata tipo dei 280 volontari della Misericordia del Partenio di Mercogliano (Avellino), diventato in quindici anni motore di solidarietà per la popolazione di questo piccolo centro dell’Appennino Irpino. «Ogni giorno – spiega il presidente Luca De Angelis, 34 anni – le varie attività impegnano in media una cinquantina di volontari. In collaborazione con il Banco alimentare di Fisciano, una volta al mese portiamo un pacco di viveri a 110 famiglie povere, mentre gli anziani che seguiamo sono una settantina». Cuore pulsante dell’associazione è “L’abbraccio di Virgilio”, una palazzina, messa a disposizione dal Comune, che ospita l’ambulatorio medico per le visite specialistiche gratuite agli indigenti, il guardaroba e il magazzino viveri. La struttura è intitolata a Virgilio Barbieri, fondatore della Misericordia del Partenio nel 1998. «L’opera – racconta De Angelis – nata per offrire un centro di ritrovo ai giovani del paese, in pochi anni è diventata punto di riferimento per i ragazzi, che partecipano con entusiasmo alle iniziative di solidarietà».

BANCO DELLA BRIANZA
Nel bisogno, la vita condivisa
Condividere il bisogno per condividere il senso della vita. È con questa motivazione che, da quasi diciotto anni, i volontari del Banco della Brianza portano i pacchi viveri alle famiglie disagiate di Giussano, Lissone, Mariano Comense e Inverigo. I nuclei serviti sono circa 200, visitati periodicamente dai 400 volontari. Ogni anno il cibo distribuito ammonta a oltre 50 tonnellate e, tra i principali fornitori, ci sono la Fondazione Banco alimentare, le 120 famiglie solidali che, una volta al mese, fanno la spesa per rifornire il magazzino di Giussano e le 60 scuole della zona, che in Quaresima partecipano all’iniziativa “Donacibo”. «Ho cominciato seguendo un amico e, in poco tempo, mi sono reso conto che il Banco è una grande palestra di carità cristiana – racconta il presidente Martino Borgonovo –. È proprio vero che quando si dona gratuitamente si riceve in cambio il centuplo». Per Martino, 33 anni, sposato e padre di tre figli, la “ricompensa” è il bel rapporto di amicizia stretto con una famiglia di immigrati, a cui porta regolarmente il pacco viveri. Ma il bisogno alimentare non è l’unico e, forse, nemmeno il più grave. Così, dal donare semplicemente un pacco, Martino passa a condividere il dramma della mancanza di lavoro e di una stabilità familiare. Scoprendo, però, che la forza della fede riesce a superare anche ostacoli apparentemente impossibili. «Da quella famiglia abbiamo ricevuto una bella testimonianza cristiana, che è molto di più di ciò che siamo riusciti a fare per loro», conclude Martino.

DOPOSCUOLA A PALERMO
Solidarietà cresce a Ballarò
Tra un’udienza e l’altra, l’avvocato Sergio Lapis, palermitano di 42 anni, ripassa gli appunti di storia, matematica, geografia, scienze sociali, lingue e italiano. Non sa, infatti, a quale materia dovrà dedicarsi, nell’ora e mezza che, tutti i giorni, trascorre all’Opera salesiana “Don Bosco” del quartiere popolare di Ballarò, dove, da quindici anni, è impegnato come volontario del doposcuola. Aperto a metà degli anni ’70 come scuola serale per adulti, oggi il centro dei salesiani è frequentato da un centinaio di ragazzini delle elementari e medie, aiutati nei compiti e nel recupero scolastico da una quarantina di volontari. Tra questi c’è anche l’avvocato Lapis che si dedica agli studenti delle medie che, in maggioranza, sono figli di immigrati: africani, ma anche un cinese, un bengalese e uno delle Mauritius. «Il mio compito è aiutarli nei compiti – racconta il legale – ma, dopo tanti anni, mi sento un educatore a tutti gli effetti e cerco di applicare il metodo preventivo insegnato da don Bosco». Tanti ragazzini hanno alle spalle famiglie povere o disgregate e spesso sono “parcheggiati” a scuola in attesa di trovare un impiego. Lapis allora lavora sulle motivazioni per far loro capire che «cambiare la propria condizione di vita è possibile». Tra chi è passato per il centro dei salesiani, alcuni ritornano poi come volontari. È il caso di cinque studenti delle superiori che oggi seguono i piccoli delle elementari. Giovani semi di solidarietà a Ballarò.

I NUMERI DEL VOLONTARIATO
301.191: Organizzazioni non profit attive nel nostro Paese (Censimento 2011)
8 miliardi: Valore economico delle attività
+211,7%: Incremento dei volontari a Milano in 10 anni
6%: Ragazzi che si dedicano abitualmente ad esperienze di volontariato

© Avvenire, 5 dicembre 2013

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